SUBUTEX 7CPR SUBLING 8MG

EUR 30,04

Prezzo indicativo

Principio attivo: BUPRENORFINA CLORIDRATO
  • ATC: N07BC01
  • Descrizione tipo ricetta: OSP - USO OSPEDALIERO
  • Presenza Glutine: No Il farmaco non contiene glutine
  • Presenza Lattosio: Il farmaco contiene lattosio

Data ultimo aggiornamento: 01/10/2006

Terapia sostitutiva nella dipendenza da oppiacei, all’interno di un trattamento medico, sociale e psicologico.
SUBUTEX 0,4 mg compresse sublinguali Una compressa sublinguale contiene: principio attivo: buprenorfina cloridrato 0,432 mg equivalente a buprenorfina base 0,4 mg. Eccipienti con effetti noti: lattosio monoidrato 29,626 mg. SUBUTEX 2 mg compresse sublinguali Una compressa sublinguale contiene: principio attivo: buprenorfina cloridrato 2,16 mg equivalente a buprenorfina base 2 mg. Eccipienti con effetti noti: lattosio monoidrato 47,94 mg. SUBUTEX 8 mg compresse sublinguali Una compressa sublinguale contiene: principio attivo: buprenorfina cloridrato 8,64 mg equivalente a buprenorfina base 8 mg. Eccipienti con effetti noti: lattosio monoidrato 191,76 mg. Per l’elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1.

Controindicazioni

Ipersensibilità al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti elencati al paragrafo 6.1; grave insufficienza respiratoria, grave insufficienza epatica (vedere paragrafi 4.2, 4.4 e 5.2), alcolismo acuto o delirium tremens (vedere paragrafi 4.2 e 4.4); trattamento contemporaneo con anti MAO (vedere paragrafo 4.5); soggetti di età inferiore ai 15 anni (vedere paragrafi 4.2 e 4.4); allattamento (vedere paragrafo 4.6).

Posologia

SUBUTEX compresse sublinguali deve essere utilizzato in adulti e ragazzi di età superiore ai 15 anni che abbiano espresso il consenso al trattamento della loro situazione di tossicodipendenza.
Posologia Precauzioni da prendere prima della somministrazione Prima di iniziare la terapia con SUBUTEX, il medico deve essere consapevole del profilo di agonista parziale della molecola di buprenorfina.
La buprenorfina si lega ai recettori oppioidi µ e κ e può precipitare i sintomi da astinenza nei pazienti dipendenti da oppiacei.
Devono essere presi in considerazione il tipo di dipendenza da oppiacei (ovvero oppiacei a breve o a lunga durata d’azione), il lasso di tempo trascorso dall’ultima assunzione di oppiacei e il grado di dipendenza dagli oppiacei.
Al fine di evitare la precipitazione dei sintomi da astinenza, deve essere intrapresa l’induzione con buprenorfina in presenza di sintomi oggettivi e chiari di astinenza, dimostrati per esempio da un punteggio che indica un’astinenza da lieve a moderata secondo la validata Scala Clinica per l’astinenza da oppiacei (COWS– Clinical Opioid Withdrawal Scale) (vedere paragrafo 4.4).
Prima di iniziare la terapia si raccomanda l’esecuzione di test di funzionalità epatica al basale e l’accertamento della presenza di epatite virale.
Si raccomanda un regolare monitoraggio della funzionalità epatica (vedere paragrafo 4.4).
Fase di induzione Deve essere graduale, fino al raggiungimento della dose sostitutiva ottimale e i diversi dosaggi disponibili (compresse da 0,4 mg a 8 mg), consentono questa gradualità.
Soggetti che si autosomministrano quotidianamente eroina: la buprenorfina è un agonista/antagonista che si comporta da antagonista se somministrato sotto l’effetto di un agonista puro, per cui deve essere somministrata quando compaiono i primi sintomi vegetativi di astinenza; diversamente la buprenorfina può di per sé indurre una sindrome di astinenza proporzionata allo stato di tolleranza del soggetto e quindi, all’ultima dose di eroina assunta.
Soggetti in trattamento con metadone: 8 mg di buprenorfina hanno un’efficacia sostitutiva simile a quella di 30 mg di metadone.
Prima di sostituire il metadone con la buprenorfina si consiglia di ridurre il dosaggio di metadone al di sotto dei 30 mg/die.
Anche in questo caso, la prima somministrazione di buprenorfina deve avvenire in presenza dei primi sintomi vegetativi di astinenza da metadone.
Diversamente la buprenorfina può di per sé indurre una sindrome di astinenza proporzionata allo stato di tolleranza del soggetto e quindi, all’ultima dose di metadone assunta.
Aggiustamento della posologia e mantenimento: la dose di SUBUTEX deve essere incrementata progressivamente in base alla risposta clinica del singolo paziente e non deve eccedere la dose massima singola giornaliera di 32 mg.
La dose viene modificata in base alla rivalutazione dello status clinico e psicologico del paziente.
Riduzione della dose e termine del trattamento: dopo il raggiungimento di un soddisfacente periodo di stabilizzazione, la dose può essere ridotta gradualmente ad una dose di mantenimento inferiore; qualora giudicato appropriato, in alcuni pazienti il trattamento può essere interrotto.
La disponibilità in compresse sublinguali da 0,4, 2 e 8 mg permette un decremento della dose.
I pazienti devono essere monitorati dopo il termine del trattamento con la buprenorfina a causa della possibilità di ricadute.
Popolazioni speciali Pazienti anziani: la sicurezza e l’efficacia di buprenorfina nei pazienti anziani di età superiore ai 65 anni non sono state stabilite.
Compromissione epatica: Prima di iniziare la terapia si raccomanda l’esecuzione di test di funzionalità epatica al basale e la verifica della presenza di epatite virale.
(vedere paragrafo 4.4).
Sono stati trovati livelli plasmatici elevati di buprenorfina nei pazienti con compromissione epatica moderata e grave.
I pazienti devono essere pertanto monitorati per segni e sintomi di tossicità o sovradosaggio causato da un aumento dei livelli di buprenorfina.
SUBUTEX compresse sublinguali deve essere usato con cautela nei pazienti con compromissione epatica moderata (vedere paragrafi 4.4 e 5.2).
Nei pazienti con grave insufficienza epatica l’uso di buprenorfina è controindicato (vedere paragrafo 4.3).
Compromissione renale: generalmente non è necessario modificare la dose di buprenorfina per pazienti con compromissione renale.
Si raccomanda cautela nella somministrazione a pazienti con alterazioni della funzionalità renale in quanto può essere richiesto un aggiustamento della dose (vedere paragrafi 4.4 e 5.2).
Popolazione pediatrica: la sicurezza e l’efficacia di buprenorfina nei bambini di età inferiore ai 15 anni non sono state stabilite.
SUBUTEX è controindicato nei bambini di età inferiore ai 15 anni (vedere paragrafi 4.3 e 4.4).
Dal momento che non ci sono dati disponibili negli adolescenti (età compresa tra 15–18) i pazienti appartenenti a questo gruppo di età devono essere monitorati più attentamente durante il trattamento.
Modo di somministrazione La somministrazione è sublinguale.
I medici devono avvisare i pazienti che la via sublinguale è la sola via efficace e sicura per la somministrazione di questo farmaco.
La compressa deve essere tenuta sotto la lingua finché non si dissolve completamente, cosa che in genere si verifica in 5–10 minuti.
I pazienti non devono deglutire o consumare cibo o bevande finché la compressa non è completamente dissolta.
La dose è costituita da compresse di SUBUTEX 0,4 mg, SUBUTEX 2 mg e SUBUTEX 8 mg, che possono essere posizionate sotto la lingua contemporaneamente o in due porzioni separate; la seconda porzione deve essere posizionata sotto la lingua immediatamente dopo la dissoluzione della prima.

Avvertenze e precauzioni

SUBUTEX compresse sublinguali è raccomandato solo per il trattamento della dipendenza da oppiacei.
Il medico deve prestare attenzione al rischio di abuso e uso improprio (ad esempio la somministrazione endovenosa) soprattutto all’inizio del trattamento.
Uso improprio, abuso e diversione: così come accade per altri oppioidi, legali o illeciti, SUBUTEX può essere oggetto di uso improprio o di abuso.
Alcuni dei rischi di uso improprio e abuso includono sovradosaggio, diffusione di infezioni virali di origine ematogena o infezioni localizzate e sistemiche, depressione respiratoria e danni epatici (vedere paragrafo 4.8).
L’uso improprio di SUBUTEX da parte di qualcuno che non sia il paziente predestinato espone nuovi soggetti con dipendenza da droghe ad assumere la buprenorfina come droga d’abuso principale e ciò costituisce quindi un ulteriore rischio; ciò potrebbe verificarsi se il medicinale viene distribuito per uso illecito direttamente dal paziente predestinato oppure se il medicinale non viene salvaguardato dal furto.
Il trattamento subottimale con SUBUTEX può provocare l’uso errato da parte del paziente, portando al sovradosaggio o all’abbandono del trattamento.
Un paziente sottoposto a sottodosaggio con SUBUTEX può continuare a rispondere ai sintomi di astinenza non controllati ricorrendo all’automedicazione con oppioidi, alcol o altri sedativi ipnotici come le benzodiazepine.
Per ridurre al minimo il rischio di uso improprio, abuso e diversione, i medici devono adottare le precauzioni appropriate nel prescrivere e dispensare SUBUTEX, ad esempio evitare di prescrivere più rinnovi in una fase precoce del trattamento, e svolgere visite di follow–up del paziente con un monitoraggio clinico adeguato alle esigenze del paziente.
Depressione respiratoria: sono stati segnalati alcuni casi di decesso in seguito a depressione respiratoria quando la buprenorfina è stata usata in associazione con le benzodiazepine (vedere paragrafo 4.5) o quando la buprenorfina non è stata utilizzata in accordo con quanto riportato nel riassunto delle caratteristiche di prodotto.
Sono stati segnalati decessi anche in associazione alla somministrazione concomitante di buprenorfina e altri farmaci depressori del sistema nervoso centrale quali alcool e altri oppioidi (vedere paragrafo 4.5).
Se la buprenorfina viene somministrata ad alcuni individui non dipendenti da oppioidi, che non tollerano gli effetti degli oppioidi, si può verificare depressione respiratoria potenzialmente fatale.
La buprenorfina può causare depressione respiratoria grave, potenzialmente fatale in bambini che la ingeriscono accidentalmente.
Proteggere i bambini dall’esposizione accidentale.Questo prodotto deve essere utilizzato con cautela in pazienti affetti da asma o insufficienza respiratoria (per es., malattia polmonare ostruttiva cronica, cuore polmonare, riserva respiratoria ridotta, ipossia, ipercapnia, depressione respiratoria preesistente o cifoscoliosi, deviazione della colonna vertebrale che può portare a dispnea).
I pazienti che presentano i fattori di rischio fisici e/o farmacologici sopra descritti devono essere monitorati e può essere presa in considerazione una riduzione della dose.
Depressione del sistema nervoso centrale: la buprenorfina può causare sonnolenza, in particolare con l’assunzione concomitante di alcol o altri depressori del sistema nervoso centrale (come benzodiazepine, tranquillanti, sedativi o ipnotici) (vedere paragrafi 4.5 e 4.7).
Dipendenza: la buprenorfina è un agonista parziale che si lega ai recettori µ (mu)–oppioidi e la somministrazione cronica produce dipendenza del tipo oppioide.
Studi sugli animali, nonché l’esperienza clinica, hanno dimostrato che la buprenorfina può produrre dipendenza, ma ad un livello inferiore rispetto a un agonista completo (ad es.
la morfina).
In genere la sindrome di astinenza è più lieve rispetto a quella di un agonista completo, e può avere un’insorgenza ritardata.
Si sconsiglia una brusca interruzione del trattamento, dal momento che può causare una sindrome da astinenza la cui insorgenza può essere ritardata.
Epatite, eventi epatici: sono stati riportati casi di danni epatici acuti in soggetti dipendenti da oppioidi, tanto nelle sperimentazioni cliniche quanto nelle segnalazioni post–marketing relative alle reazioni avverse (vedere paragrafo 4.8).
Lo spettro delle anomalie varia dall’aumento transitorio asintomatico delle transaminasi epatiche a segnalazioni di casi di epatite citolitica, insufficienza epatica, necrosi epatica, sindrome epatorenale, encefalopatia epatica e decesso.
In molti casi la presenza di preesistente danno mitocondriale (malattia genetica, anomalie degli enzimi epatici, infezioni da virus dell’epatite B o epatite C, abuso di alcol, anoressia, uso concomitante di altri farmaci potenzialmente epatotossici) e l’uso di sostanze d’abuso per via iniettiva possono avere un ruolo causale o aggiuntivo.
È opportuno tener conto di questi importanti fattori prima di prescrivere SUBUTEX e durante il trattamento.
Quando si sospetta un evento epatico, devono essere effettuate ulteriori valutazioni biologiche ed eziologiche.
In base ai risultati, il medicinale può essere sospeso in via cautelativa per prevenire sintomi di astinenza e il ritorno all’uso illecito di droghe.
Se si continua il trattamento, si deve monitorare attentamente la funzionalità epatica.
Pazienti positivi all’epatite virale, che ricevono terapie concomitanti (vedere paragrafo 4.5) e/o che hanno disfunzioni epatiche preesistenti sono esposti a un rischio maggiore di danno epatico e tali fattori sottostanti devono essere tenuti in considerazione prima della prescrizione di SUBUTEX e durante il trattamento (vedere paragrafo 4.2).
Precipitazione della sindrome da astinenza da oppioidi: nell’iniziare il trattamento con SUBUTEX, è importante essere consapevoli del profilo di parziale agonista della buprenorfina.
La buprenorfina somministrata per via sublinguale può precipitare i sintomi di astinenza nei pazienti dipendenti da oppioidi se la somministrazione avviene prima che gli effetti dell’agonista derivanti dall’uso recente di oppioidi o di abuso siano diminuiti, in modo particolare nel caso in cui la somministrazione avvenga a meno di 6 ore dall’assunzione dell’ultima dose di eroina o di altro oppioide a breve durata d’azione, oppure nel caso in cui la somministrazione avvenga a meno di 24 ore dall’assunzione dell’ultima dose di metadone.
Al fine di evitare la precipitazione dei sintomi di astinenza, al momento dell’induzione dagli oppioidi a breve o a lunga durata di azione, il paziente deve mostrare segni oggettivi e sintomi di astinenza prima della dose di induzione (vedere paragrafo 4.2).
In caso di sospensione brusca del trattamento farmacologico di mantenimento, segni di astinenza possono comparire tre giorni dopo la sospensione stessa, raggiungendo un massimo dal terzo al quinto giorno per poi diminuire progressivamente nell’arco di 8–10 giorni.
I sintomi di astinenza possono essere anche associati a dosaggio subottimale.
Compromissione epatica: Sono stati riscontrati livelli plasmatici elevati di buprenorfina nei pazienti con compromissione epatica moderata e grave (vedere paragrafo 5.2).
I pazienti devono essere monitorati per la eventuale comparsa di segni e sintomi di tossicità o sovradosaggio causato da un aumento dei livelli di buprenorfina (vedere paragrafo 4.2).
SUBUTEX compresse sublinguali deve essere usato con cautela nei pazienti con compromissione epatica moderata.
Nei pazienti con grave insufficienza epatica l’uso di buprenorfina è controindicato (vedere paragrafo 4.3).
Compromissione renale: l’eliminazione per via renale può essere prolungata dal momento che il 30% della dose somministrata viene eliminato per via renale.
I metaboliti della buprenorfina si accumulano nei pazienti con insufficienza renale.
Si raccomanda cautela nel dosaggio in pazienti con alterazione della funzionalità renale (vedere paragrafo 4.2).
Reazioni allergiche: casi di ipersensibilità acuta e cronica alla buprenorfina sono stati riportati sia durante gli studi clinici che nell’esperienza post–commercializzazione.
I segni e i sintomi più comuni includono eruzioni cutanee, orticaria e prurito.
Sono stati riportati casi di broncospasmo, angioedema e shock anafilattico.
Una anamnesi positiva di ipersensibilità alla buprenorfina rappresenta una controindicazione all’uso della stessa.
Nonostante la depressione respiratoria possa diventare evidente a dosi superiori all’intervallo terapeutico raccomandato, dosi all’interno dell’intervallo terapeutico raccomandato possono causare depressione respiratoria clinicamente significativa in alcune circostanze.
Avvertenze generali riguardanti la somministrazione di oppioidi: • Gli oppioidi possono causare ipotensione ortostatica (vedere paragrafo 4.8).
• Gli oppioidi possono aumentare la pressione del liquido cerebrospinale provocando crisi convulsive, pertanto devono essere usati con cautela in pazienti con trauma cranico, lesioni intracraniche o in altre condizioni in cui la pressione cerebrospinale può essere aumentata o in caso di anamnesi di crisi convulsive.
• La miosi indotta da oppioidi, i cambiamenti del livello di coscienza o della percezione del dolore come sintomo della patologia possono interferire con la valutazione del paziente, confondere la diagnosi o nascondere il decorso clinico di patologie concomitanti.
• Gli oppioidi devono essere usati con cautela in pazienti che soffrono di mixedema, ipotiroidismo o insufficienza corticosurrenale (per es., morbo di Addison).
• Gli oppiodi devono essere usati con cautela nei pazienti con psicosi tossica.
• Gli oppioidi devono essere usati con cautela in pazienti che soffrono di ipotensione, ipertrofia prostatica o stenosi uretrale.
• È stato riscontrato che gli oppioidi aumentano la pressione intracoledocale; pertanto devono essere usati con cautela in pazienti che soffrono di disfunzione del tratto biliare.
• Gli oppioidi devono essere somministrati con cautela a pazienti anziani o debilitati.
Uso pediatrico: nessun dato è disponibile nei ragazzi al di sotto dei 15 anni d’età; perciò SUBUTEX non deve essere somministrato a soggetti di età inferiore ai 15 anni (vedere paragrafi 4.2 e 4.3).
Avvertenza doping Per chi svolge attività sportiva: l’uso del farmaco senza necessità terapeutica costituisce doping e può determinare comunque positività ai test antidoping Informazioni importanti su alcuni eccipienti SUBUTEX contiene lattosio.
I pazienti affetti da rari problemi ereditari di intolleranza al galattosio, da deficit di Lapp lattasi, o da malassorbimento di glucosio–galattosio non devono assumere questo medicinale.

Interazioni

SUBUTEX deve essere usato con cautela quando somministrato con: • Alcol: l’alcol incrementa l’effetto sedativo della buprenorfina, SUBUTEX non deve essere assunto con bevande alcoliche e deve essere utilizzato con precauzione con farmaci contenenti alcol (vedere paragrafi 4.4, 4.7 e 4.8).
SUBUTEX deve essere usato con cautela insieme a: • Benzodiazepine: questa associazione può provocare decesso dovuto a depressione respiratoria di origine centrale; pertanto i pazienti devono essere strettamente monitorati quando tale associazione viene prescritta e questa associazione deve essere evitata laddove vi sia il rischio di abuso.
I pazienti devono essere avvisati dell’estremo pericolo legato all’autosomministrazione di benzodiazepine non prescritte durante l’assunzione di questo medicinale e informati del fatto che l’uso di benzodiazepine in concomitanza con questo medicinale deve avvenire unicamente in base a una prescrizione (vedere paragrafi 4.4 e 4.8); • Altri farmaci depressori del sistema nervoso centrale: combinare farmaci depressori del sistema nervoso centrale con la buprenorfina aumenta la depressione del sistema nervoso centrale (vedere paragrafi 4.4 e 4.8).
Il ridotto livello di attenzione può rendere pericoloso la guida dei veicoli e l’uso di macchinari (vedere paragrafo 4.7).
Esempi di depressori del sistema nervoso centrale sono: altri derivati dell’oppio (ad esempio, metadone, analgesici e sedativi della tosse), alcuni antidepressivi, sedativi antagonisti dei recettori H1, barbiturici, ansiolitici, neurolettici, clonidina e sostanze correlate; • Inibitori delle monoaminoossidasi (IMAO): in base a quanto accade con la morfina, è possibile un’accentuazione degli effetti di altri oppiacei.
Evitare la somministrazione contemporanea e nelle due settimane successive all’interruzione del trattamento con IMAO (vedere paragrafo 4.3); • Analgesici oppiacei: le proprietà analgesiche di altri oppiacei quali il metadone e altri analgesici di livello III (idromorfone, ossicodone o fentanil) possono essere ridotte in pazienti trattati con buprenorfina per la dipendenza da oppiacei.
Può essere difficile raggiungere un’adeguata analgesia quando viene somministrato un agonista completo degli oppioidi a pazienti trattati con buprenorfina.
Per contro, deve essere considerata la possibilità di sovradosaggio con dosi di agonisti completi, quali metadone o analgesici di III livello, superiori a quelle usuali, soprattutto quando si tenta di contrastare gli effetti dell’agonista parziale buprenorfina o quando i livelli plasmatici di buprenorfina stanno diminuendo.
Pazienti con necessità di analgesia e sottoposti a trattamento per dipendenza da oppiacei possono essere gestiti al meglio da team multidisciplinari che comprendano sia lo specialista per la terapia del dolore che quello per la dipendenza da oppiacei (vedere paragrafo 4.4, "Precipitazione della sindrome da astinenza da oppioidi"); • Naltrexone: il naltrexone è un antagonista degli oppioidi in grado di bloccare gli effetti farmacologici della buprenorfina.
Per i pazienti dipendenti da oppioidi, in trattamento con buprenorfina, l’antagonista naltrexone può scatenare l’improvvisa comparsa di sintomi intensi e prolungati di astinenza da oppioidi.
Per i pazienti in trattamento con naltrexone, gli effetti terapeutici attesi della somministrazione di buprenorfina possono essere bloccati dall’antagonista naltrexone.
• Inibitori del CYP3A4: uno studio di interazione di buprenorfina con ketoconazolo (un potente inibitore del CYP3A4) ha evidenziato un aumento del Cmax e dell’AUC (area sotto la curva) di buprenorfina (rispettivamente del 50 % e 70% circa) e, in misura inferiore, di norbuprenorfina.
I pazienti in trattamento con buprenorfina devono essere attentamente monitorati.
Può infatti rendersi necessaria una lenta riduzione della dose se farmaci inibitori del CYP3A4 (ad esempio inibitori delle proteasi di HIV, antibiotici macrolidi e azoli antifungini, gestodene, TAO) sono somministrati in concomitanza.
• Induttori del CYP3A4: l’uso concomitante degli induttori del CYP3A4 e della buprenorfina può ridurre le concentrazioni plasmatiche di buprenorfina, provocando potenzialmente un trattamento subottimale della dipendenza da oppiacei con buprenorfina.
Si consiglia di monitorare con attenzione i pazienti in trattamento con SUBUTEX, se vengono somministrati contemporaneamente tali induttori enzimatici (per es.
fenobarbital, carbamazepina, fenitoina, rifampicina).
La dose della buprenorfina o dell’induttore del CYP3A4 può dover essere aggiustata conseguentemente.

Effetti indesiderati

Le reazioni avverse da farmaco più comuni sono quelle correlate ai sintomi di astinenza (cioè insonnia, cefalea, nausea e iperidrosi) e dolore.
Tabella riepilogativa delle reazioni avverse La tabella 1 riassume: • Le reazioni avverse osservate durante i principali studi clinici.
La frequenza degli effetti collaterali elencati di seguito è definita in base alla seguente convenzione: Molto comune (≥1/10); Comune (≥1/100, <1/10); Non comune (≥1/1.000, <1/100); Raro (≥1/10.000, <1/1.000); Molto raro (<1/10.000).
• Le reazioni avverse più comunemente riportate durante la sorveglianza post commercializzazione.
La frequenza degli eventi non riportati nei principali studi clinici non può essere stimata e viene definita come non nota.
Le reazioni avverse del farmaco sono presentate secondo la classificazione per sistemi e organi MedDRA, nell’ordine concordato a livello internazionale in base al "preferred term" (termine preferito) e alla frequenza di segnalazione.
Tabella 1– Effetti indesiderati osservati nei principali studi clinici e/o durante la sorveglianza post–commercializzazione elencati per classe di sistema/organo
CLASSE DI SISTEMA/ORGANO Molto comune (≥1/10) Comune (≥1/100, <1/10) Non comune (≥1/1.000, <1/100); Raro (≥1/10.000, <1/1.000) Frequenza non nota
Infezioni ed infestazioni   Bronchite, Infezione, Influenza, Faringite, Rinite      
Patologie del sistema ematolinfopoietico   Linfoadenopatie      
Disturbi del sistema immunitario       Ipersensibilità  
Disturbi del metabolismo e della nutrizione   Perdita di appetito      
Disturbi psichiatrici Insonnia Irrequietezza, Ansia, Depressione, Ostilità, Nervosismo, Paranoia, Confusione, Pensiero anormale Psicosi, Euforia Depersonalizzazione, Allucinazioni Farmaco–dipendenza
Patologie del sistema nervoso Cefalea Sedazione, Capogiri/Vertigini, Ipertonia, Emicrania, Parestesia, Sonnolenza, Sincope, Tremori Discorsi incoerenti Mancanza di coordinazione muscolare, Svenimento Convulsioni
Patologie dell’occhio   Disturbi della lacrimazione, Midriasi Diplopia, Anomalie visive, Congiuntivite   Miosi
Patologie cardiache   Palpitazioni Cianosi   Tachicardia, Bradicardia
Patologie vascolari   Vasodilatazione   Pallore Ipertensione, Ipotensione
Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche   Depressione respiratoria, Tosse, Sbadigli, Dispnea   Apnea  
Patologie renali ed urinarie     Ritenzione urinaria    
Patologie dell’orecchio e del labirinto     Tinnito    
Patologie gastrointestinali Nausea Dolore addominale, Stipsi, Diarrea, Secchezza delle fauci, Dispepsia, Disturbi gastrointestinali, Flatulenza, Disturbi dentali, Vomito      
Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo Iperidrosi Eruzione cutanea      
Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connetivo   Artralgia, Dolore alla schiena, Dolore alle ossa, Spasmi muscolari, Mialgia, Dolori al collo      
Patologia dell’apparato riproduttivo e della mammella   Dismenorrea      
Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione Sindrome da astinenza, Dolore Astenia, Dolore al petto, Brividi di freddo, Malessere, Edema periferico, Piressia Debolezza, affaticamento   Sindrome da astinenza neonatale
Descrizione di reazioni avverse selezionate Di seguito è riportato un riepilogo di altri eventi avversi post–commercializzazione considerati gravi o altrimenti significativi: In caso di abuso o di uso improprio per via endovenosa del farmaco: reazioni locali, talvolta settiche (ascesso, cellulite), epatite acuta potenzialmente grave, polmonite, endocardite e altre infezioni gravi (vedere paragrafo 4.4).
Si è verificata depressione respiratoria.
Sono stati riportati decessi causati da depressione respiratoria, in particolare quando buprenorfina è stata utilizzata in associazione alle benzodiazepine (vedere paragrafo 4.5) o quando la buprenorfina non è stata utilizzata in accordo al riassunto delle caratteristiche del prodotto.
Sono stati riportati decessi in associazione a somministrazione concomitante di buprenorfina e altri farmaci depressori del sistema nervoso centrale quali alcol o altri oppioidi (vedere paragrafi 4.4 e 4.5).
I segni e i sintomi più comuni di ipersensibilità includono eruzioni cutanee, orticaria, prurito.
Sono stati riportati casi di broncospasmo, depressione respiratoria, angioedema e shock anafilattico.
Si sono verificati casi di aumento delle transaminasi epatiche, epatite, epatite acuta, epatite citolitica, ittero, sindrome epatorenale, encefalopatia epatica e necrosi epatica (vedere paragrafo 4.4).
È stata riportata una sindrome neonatale da astinenza da droga fra i neonati di donne che avevano assunto buprenorfina durante la gravidanza.
La sindrome può essere più lieve e più prolungata di quella determinata da agonisti completi a breve durata d’azione dei recettori µ degli oppioidi.
La natura della sindrome può variare in base al passato da tossicodipendente della madre (vedere paragrafo 4.6).
Sono stati riportati casi di allucinazione, ipotensione ortostatica, ritenzione urinaria e vertigine (vedere paragrafo 4.4.).
Segnalazione delle reazioni avverse sospette La segnalazione delle reazioni avverse sospette che si verificano dopo l’autorizzazione del medicinale è importante, in quanto permette un monitoraggio continuo del rapporto beneficio/rischio del medicinale.
Agli operatori sanitari è richiesto di segnalare qualsiasi reazione avversa sospetta tramite il sistema nazionale di segnalazione all’indirizzo www.agenziafarmaco.gov.it/it/responsabili.

Gravidanza e allattamento

Gravidanza Non ci sono sufficienti dati nell’uomo per valutare la sicurezza di buprenorfina quando somministrata durante la gravidanza.
Buprenorfina deve essere usata durante la gravidanza solo se il possibile beneficio terapeutico giustifica i possibili rischi per il feto.
Verso la fine della gravidanza, dosi elevate di buprenorfina possono indurre depressione respiratoria nel neonato anche dopo un periodo di somministrazione breve.
La somministrazione prolungata di buprenorfina da parte della madre durante gli ultimi tre mesi di gravidanza può provocare sindrome da astinenza nel neonato (ad esempio, ipertonia, tremore neonatale, agitazione neonatale, mioclono o convulsioni).
La sindrome si manifesta in genere da alcune ore a vari giorni dopo la nascita (vedere paragrafo 4.8).
A causa della lunga emivita di buprenorfina, deve essere preso in considerazione il monitoraggio neonatale per parecchi giorni al termine della gravidanza per prevenire il rischio di depressione respiratoria o della sindrome da astinenza nei neonati.
Allattamento Come evidenziato negli studi sui ratti, la buprenorfina può potenzialmente inibire la secrezione o la produzione di latte.
Inoltre, poiché la buprenorfina viene secreta nel latte materno, l’allattamento è controindicato (vedere paragrafo 4.3).
Fertilità Gli studi sugli animali hanno mostrato tossicità a livello della funzione riproduttiva (vedere paragrafo 5.3).
Il potenziale rischio per l’uomo non è noto.

Conservazione

Conservare a temperatura ambiente (fino a 30 gradi), in luogo secco.

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Segnalazione degli effetti indesiderati
Se dovesse manifestarsi un qualsiasi effetto indesiderato, compresi quelli non elencati in questo foglio, è doveroso rivolgersi al proprio medico, ad uno specialista e/o al farmacista. La segnalazione delle reazioni avverse sospette che si verificano dopo l’autorizzazione del medicinale è importante, in quanto permette un monitoraggio continuo del rapporto beneficio/rischio del medicinale. Gli effetti indesiderati possono essere segnalati direttamente tramite il sistema nazionale di segnalazione all'indirizzo www.agenziafarmaco.it/it/responsabili. Segnalando gli effetti indesiderati si può contribuire a fornire maggiori informazioni sulla sicurezza di questo medicinale.


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