06/02/2019

Ernia, qui “riparano” la pancia in modo soft

Maura Prianti
A cura di Maura Prianti
Pubblicato il Aggiornato il 07/02/2019

All'ospedale San Carlo di Milano hanno messo a punto una tecnica che cura ernia, laparocele e diastasi senza tagli e con ricoveri più brevi

Pregnant Woman at an early pregnancy holding hands on belly sitting on sofa at home
È una tecnica minivasiva in grado di riparare i difetti della parete addominale, in parole più semplici è utile per curare il laparocele (cioè protuberanze che si formano sulle ferite interne dopo un intervento chirurgico), ed ernie post partum o di altra natura. È stata messa a punto dall’ospedale San Carlo di Milano e utilizza l’endoscopia Tesar, sigla che sta per Totally endoscopic sublay anterior repair.

 

Si opera senza tagliare

La nuova metodica è in grado di correggere i grossi difetti delle pareti interne dell’addome, che si sono formati a causa di interventi chirurgici o dopo il parto. La novità è che non è più necessario “tagliare” la pancia del paziente, ma si opera per via endoscopica, cioè si introducono gli strumenti chirurgici attraverso un piccolo foro e li si guida con una minitelecamera, inserita anch’essa tramite un forellino nella cute.

Si viene dimessi prima

La tecnica soft è stata messa a punto da Marco Stella, direttore del dipartimento area chirurgica dell’azienda socio sanitaria territoriale e da Federico Fiori, chirurgo al San Carlo di Milano. “I risultati sono ottimi – spiega il dottor Stella – Abbiamo riscontrato l’immediata riduzione dei sintomi correlati e, in molti casi, anche la scomparsa”. Di solito, per questo tipo di operazione servono almeno 5 giorni di ricovero, ma con la nuova tecnica dopo 24-48 ore si viene già dimessi.

È utile anche dopo il parto

L’endoscopia Tesar si può impiegare anche per curare la diastasi, ossia la separazione dei muscoli retti addominali che interessa il 33% delle donne dopo il parto, ma che può colpire pure molti uomini. Anche in questo caso la nuova metodica evita le ferite classiche degli interventi standard e le infezioni che, a volte, possono allungare i tempi di guarigione.

Un succeso made in Italy

La tecnica tutta italiana ha meritato la pubblicazione sulla rivista scientifica “Journal of Laparoendoscopic and Advanced Surgical Techniques” e già molti ospedali italiani e stranieri, tra cui molti russi, hanno chiesto agli inventori di condividere la loro esperienza.