24/03/2020

Covid-19: perché i bambini sono più protetti

Maura Prianti
A cura di Maura Prianti
Pubblicato il 24/03/2020 Aggiornato il 24/03/2020

Finora ci sono stati pochissimi casi di Covid-19 tra i bambini. Il dottor Piercarlo Salari, pediatra a Milano, ci spiega come mai i piccoli sono meno colpiti

Cornavirus speciale

I bambini sotto i 10 anni avrebbero la stessa probabilità degli adulti di contrarre il Coronavirus, ma è molto meno probabile che sviluppino sintomi preoccupanti o che si ammalino per l’infezione da Covid-19.

Perché pochi bambini si ammalano di Covid-19?

Il meccanismo per cui i bambini si stanno rivelando più resistenti è ancora sconosciuto. Un fenomeno che, in sé, non è però insolito. «Alcuni virus, infatti, pur potendo colpire chiunque sono più comuni in età evolutiva: quello della varicella, per esempio, interessa soprattutto i bambini» spiega il dottor Piercarlo Salari, pediatra a Milano. «Anche se poi, nel caso lo stesso virus colpisca una persona adulta, può risultare più aggressivo.

  • In altre parole, i bambini da un lato sono meno soggetti alle conseguenze patologiche, dall’altro sono un ottimo veicolo per il Coronavirus. Il problema è che siamo alle prese con un virus nuovo, quindi difficile da gestire; non sappiamo nemmeno se darà una immunità permanente». Tuttavia, gli specialisti avanzano alcune ipotesi.

 

I piccoli hanno più difese?

Molti sono convinti che i bambini, almeno dai 4-5 anni fino all’adolescenza, possano contare su un sistema immunitario più forte e, quindi, più attrezzato ad affrontare con successo i virus, compreso il Covid-19.

  • «Non è così, anzi» commenta il dottor Salari. «Il sistema immunitario dei bambini attraversa una lunga fase di addestramento e giunge a completa maturazione solo intorno ai dieci anni.
  • Ciò potrebbe consentire a un virus di trovare un ambiente ottimale, dove insediarsi temporaneamente e riprodursi, portando a termine la sua “missione biologica”, che è la sopravvivenza senza causare danni rilevanti».

I bimbi sono come delle rocce…

«Immaginiamo il virus come un seme: se trova un terreno fertile, cioè un individuo recettivo, germoglia; se invece trova un habitat meno favorevole, come un’area rocciosa, non riesce a generare la pianta» spiega con un esempio il dottor Salari. In compenso, i bimbi diventano portatori sani.

… e non hanno altre malattie

La maggior parte dei bimbi non ha malattie croniche preesistenti (come diabete, disturbi cardiovascolari, tumori, epatiti, insufficienza renale), che rendono più vulnerabili. La probabilità di una polmonite, la conseguenza più temuta del Coronavirus, è infatti più elevata in chi ha le difese immunitarie basse proprio per problemi di salute o in seguito ad alcune cure.

Servizio di Valeria Fernbach.

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