17/07/2026

Yoga per mobilizzare le articolazioni

Emanuela Bruno
A cura di Emanuela Bruno
Pubblicato il 17/07/2026 Aggiornato il 17/07/2026

La pratica abitua il corpo a lavorare “bene”, con gesti più ampi e fluidi, privi di rigidità e meno faticosi: è uno dei benefici della disciplina indiana sulla vita di tutti i giorni

credit GIULIA ALBIERO BY MARGHERITA CENNI

In tutti i gesti della vita quotidiana avere una buona mobilità articolare è di grande aiuto: articolazioni sciolte e libere rendono infatti i movimenti più ampi, completi, agevoli, puliti e privi di sforzo. Lo yoga, come spiega l’insegnante Francesca Cassia, è un allenamento ottimo per mobilizzare tutte le articolazioni e renderle meno rigide, aumentando contemporaneamente la flessibilità e l’elasticità muscolare: il suo punto di forza è il fatto che molti asana sono esercizi di “mobilità funzionale”, in cui il corpo, per così dire, “lavora bene e nel modo giusto”, quindi efficacemente.

«Un corpo davvero mobile non è quello che si allunga o si flette di più. È quello in cui ogni articolazione fa il suo lavoro senza compensazioni» afferma l’esperta.

Movimenti ben fatti

Il concetto di “compensazione” è la linea di demarcazione fra un movimento articolare ben fatto e uno eseguito in modo meno preciso ed efficace. Quando la mobilità è funzionale, ogni articolazione fa il suo lavoro, nessuna “ruba movimento” a un’altra e il gesto si distribuisce in modo pulito. Qualche esempio? L’anca si muove senza far lavorare la parte lombare della schiena, la spalla si muove senza scaricare sul collo oppure la caviglia si muove senza stressare il ginocchio. Al contrario, se una zona non ha sufficiente mobilità, è probabile che quella adiacente si sovraccarichi, il movimento si “sporca” e possono nascere rigidità o infiammazioni.

Le sequenze yoga, con il loro fluire di movimenti l’uno nell’altro, abituano la macchina-corpo a lavorare con una sinergia che si traduce in una distribuzione intelligente del lavoro: le articolazioni arrivano a essere libere nel loro range, i muscoli stabilizzano le tenute senza bloccare, il sistema nervoso impara a coordinare il tutto senza stress.

Mobilità libera

L’esercizio mostrato da Giulia Albiero nella foto sopra è un esempio di mobilità libera e priva di compensazioni. «Non è un asana ma un momento di transizione, in un flow, fra la posizione prona e quella seduta» spiega Cassia. Ciò che a prima vista potrebbe sembrare un’acrobazia irripetibile per chi non è allenata, in verità è più semplice di quanto si creda e comunque ci si può mettere alla prova. «Si parte pancia a terra, si solleva una gamba dal suolo, la si flette e la si porta all’indietro al di là di quella che rimane sul tappetino, con un movimento di rotazione che interessa tutto il corpo. Contemporaneamente il busto si solleva, con l’aiuto dell’appoggio sulle mani. Nel passaggio successivo ci si gira e ci si trova sedute» descrive l’insegnante. Grazie a questo tipo di esercizi ci si abitua al movimento yogico, che è ben organizzato, fluido e armonioso: «Quando ogni articolazione impara a fare il suo lavoro correttamente, il corpo smette di resistere e inizia a collaborare, cioè permette di eseguire anche flow, tenute e asana che all’inizio possono sembrare difficili» conclude l’insegnante.