12/06/2019

Single a 30 anni: perché vince la “sindrome del celibato”

Veronica Colella Pubblicato il 12/06/2019 Aggiornato il 12/06/2019

Single a lungo e con la propensione a rimandare il più possibile la spinosa questione “matrimonio & figli”. Secondo le ricerche la vita affettiva perde importanza nella vita dei giovani. I perché sono tanti...

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Single a vita o quasi…Le nuove generazioni sono affette da “sindrome del celibato”, ovvero un’insolita tendenza a rimandare i legami sessuali e affettivi ben oltre i 30 anni. Le ricerche effettuate negli ultimi anni sui giovani adulti giapponesi evidenziano un trend al negativo in fatto di relazioni: non ci si innamora e non si fa più sesso, almeno tra uomini e donne. La stessa cosa sta succedendo ai Millennials americani, che secondo i dati riportati dall’Atlantic fanno molto meno sesso rispetto ai baby boomers, calo riscontrato anche in alcuni Paesi europei. Questo crescente disinteresse ha a che fare solo a metà con la spinosa questione dei figli, che incide soprattutto sulle donne lavoratrici. E in questo è sempre il Giappone che detta la “tendenza”. Un giorno finiremo per disamorarci anche noi?

Meno interessati al sesso. O forse solo più insicuri, stressati e diffidenti: così l’amore e la vita di coppia perdono appeal

La recessione sessuale vista dagli uomini

Secondo la BBC, il 43% degli uomini giapponesi non sposati tra i 18 e i 34 anni è vergine. Una situazione che i media giapponesi attribuiscono sia al carattere – un blocco psicologico che impedisce agli uomini timidi, detti “erbivori”, di avvicinarsi alle donne – che alla crisi economica, fonte di insicurezza. Una mancanza di stabilità che si accompagna a richieste molto pesanti da parte delle aziende, che spesso non lasciano abbastanza spazio per costruirsi una vita sociale fuori dall’ufficio.

Colpa della tecnologia? Forse no

In tema di mancanza di desiderio la tecnologia finisce spesso sul banco degli imputati ma, se è vero che il Giappone resta uno dei maggiori produttori e consumatori di pornografia, le motivazioni raccontate ai ricercatori dai “rinunciatari” puntano in un’altra direzione. Semplicemente, troppa pressione uccide il desiderio. L’incapacità di far fronte alle responsabilità di una relazione e la difficoltà di interagire con donne reali derivano dalla distanza percepita tra le proprie aspirazioni e il modello di manager rampante e aggressivo a cui sentono ancora di dover fare riferimento.

Soli per scelta

L’attore e modello Yohdi Kondo appartiene alla schiera dei disinteressati con serenità: un giorno potrebbe voler fare figli, ma il sesso e le relazioni non hanno alcuna attrattiva. Amici e famiglia gli danno tutto l’affetto di cui ha bisogno e sentire parlare gli altri dei loro problemi di coppia è stata la conferma di aver fatto la scelta giusta. La parola d’ordine è mendokusai: “chi ne ha voglia? Troppa fatica”. Chi è single per scelta motiva la sua decisione anche esprimendo dei dubbi sulla divisione tradizionale dei ruoli tra i sessi. Per le donne, in particolare, sapere di dover scegliere tra il lavoro e la famiglia dissuade dall’iniziare relazioni.

Il problema del matahara

Le donne hanno un motivo in più per svicolare dai fidanzamenti troppo precoci: il “maternity harassment” (o matahara), ovvero la predisposizione delle donne incinte a subire pressioni da famiglia e colleghi perché si ritirino e si dedichino alla famiglia. Le donne sono incoraggiate a laurearsi e a trovare un impiego, ma ci si aspetta che una volta sistemate assumano il più consono ruolo di casalinghe. Non solo il lavoro domestico è ancora largamente a carico della donna, ma è spesso incompatibile con l’etica del lavoro giapponese, che dopo l’assunzione richiede una totale dedizione all’azienda. Una lavoratrice che non può tenere il passo con lo stile di vita del “salaryman” diventa un peso per i colleghi, che devono compensare la sua limitata disponibilità.

Una risposta consolante

Più che una rinuncia al sesso, sembra che sia in atto una rivolta contro le aspettative sociali. La ricaduta sul sesso è dovuta al fatto che uomini e donne si sentono instradati su due binari paralleli, che non hanno motivo di incontrarsi. Forse meno ore di lavoro e una divisione più equa dei compiti di cura potrebbero riaccendere la voglia di romanticismo, messa da parte per guadagnare più libertà.