Infezioni sessuali: esperti solo a parole?
Una recente ricerca mostra che una percentuale altissima di italiani ha una conoscenza troppo superficiale del sesso e dei gesti di prevenzione da mettere sempre in atto
Ne parlano molto fra loro, ma tutto questo dibattere di sesso e scambiarsi opinioni con grande libertà non coincide sempre con un corretto comportamento, specie in fatto di infezioni sessualmente trasmissibili e prevenzione. Un’indagine condotta recentemente dalla piattaforma Doctolib su un campione di 1.500 uomini e donne italiani dai 18 anni in su rivela molte contraddizioni fra il dire e il fare.
L’85% discute serenamente di sesso con il partner, il 73% con il medico e il 65% con gli amici, ma quasi la metà non usa mai il preservativo e non ha mai fatto un test HIV.
Tra il dire e il fare…
«Parlare è sicuramente importante, ma non significa in automatico conoscere e avere piena consapevolezza. La superficialità delle conoscenze si traduce in scarsa prevenzione e nella mancata comprensione di come vivere il sesso in modo davvero sicuro» ammonisce il dottor Davide Barletta, urologo e andrologo su Doctolib. E il rapporto degli italiani con il sesso sicuro appare ancora insoddisfacente, se si scorrono i dati della ricerca.
Ecco i temi che mostrano ancora idee confuse e atteggiamenti contraddittori.
1) Vaccino HPV. Il 67% degli italiani non ha ricevuto il vaccino HPV (Papillomavirus umano), responsabile anche della possibile insorgenza di tumori, primo fra tutti quello del collo dell’utero nelle donne ma anche quello di altre aree genitali e dell’orofaringe. «È da anni che si parla di HPV e di rapporti protetti, ma la comunicazione non arriva davvero a tutte le fasce d’età, soprattutto agli adolescenti» osserva Barletta.
2) Test HIV. Il 77% del campione ritiene fondamentali i test per HIV e altre malattie sessualmente trasmissibili, eppure solo il 16% li ha effettuati nell’ultimo anno. «C’è ancora molto pudore e soprattutto molta paura del risultato» commenta Barletta e gli uomini sono più restii delle donne.
3) Informarsi, come? Solo il 28% degli italiani si informa spesso sulle malattie sessualmente trasmissibili, mentre il 46% lo fa soltanto occasionalmente. Molti non sanno dove cercare le informazioni e non conoscono gli strumenti a disposizione: il 65% non conosce alcuna campagna di prevenzione dedicata e il 69% non ha mai sentito parlare del Telefono Verde AIDS e IST dell’Istituto Superiore di Sanità, un servizio pubblico attivo da oltre trent’anni che fornisce informazioni e supporto su HIV e infezioni sessualmente trasmesse. Per Barletta, questo è uno snodo cruciale: «Se non esistono luoghi, fisici o digitali, dove fare domande senza paura di essere giudicati, le persone restano in silenzio. I ragazzi, soprattutto, hanno bisogno di punti di riferimento chiari, affidabili e accessibili».
4) Miti pericolosi. La PrEP, cioè la profilassi pre-esposizione, è un farmaco preventivo che riduce i rischi di contrarre l’HIV, ma non protegge da altre malattie come clamidia, gonorrea, herpes o HPV. Eppure troppi sono convinti che possa sostituire il preservativo nella prevenzione. Si crede anche che la pillola anticoncezionale renda i rapporti sicuri: falso, perché evita una gravidanza, non un’infezione, e fare sesso sicuro non significa solo “non restare incinta”. Un’altra falsa certezza è che una relazione monogama sia a rischio zero: invece esistono infezioni che possono essere trasmesse anche fra due partner abituali e “fedeli” durante pratiche non protette come ad esempio quelle anali.
Fin da giovanissimi
I consigli che il dottor Barletta dà sono chiari: bisogna parlare della salute sessuale fin dalla più giovane età e farlo bene, in famiglia, tra amici, con figure di riferimento competenti. Capire quali sono le malattie sessualmente trasmissibili e in che modo ci si contagia aiuta a scegliere comportamenti consapevoli, senza falsi pudori né moralismi. E poi bisogna rivolgersi senza timore al proprio medico, oltre che accedere alle visite degli specialisti (ginecologi e andrologi) già nella prima adolescenza. Il benessere e la salute passano attraverso gesti concreti e facili, da compiere senza imbarazzo.
Il preservativo, questo sconosciuto
Il quadro offerto dalla ricerca Doctolib si sposa con la fotografia più specifica sull’uso del preservativo come strumento di prevenzione, che emerge da un’altra ricerca condotta in 6 Paesi fra Europa e Nordamerica da Censuswide, per conto dell’azienda di prodotti per la vita intima Lelo. In Italia l’86% degli intervistati associa il condom alla protezione da infezioni sessualmente trasmesse e il 92% sostiene di avere una buona preparazione su questo tema. Peraltro, 2 italiani su 10 ammettono di non usare mai il preservativo. La dottoressa Valentina Cosmi, psicoterapeuta, sessuologa SISP e consulente LELO, commenta così le evidenze: «La questione centrale è la gestione emotiva del suo utilizzo, vale a dire che cosa accade, soprattutto in un adolescente/giovane adulto, nel momento in cui deve proporre di utilizzare il preservativo in un rapporto sessuale. Ansia, agitazione, eccitazione, desiderio di “fare bella figura”, di non apparire impacciati, possono giocare brutti scherzi e verbalizzare l’idea di utilizzare una precauzione può diventare molto difficile. Per entrambi i generi, poi, ci può essere l’idea di perdere sensibilità e contatto con l’altro o, peggio ancora, di temere la reazione dell’altro, perché il proporre il preservativo può anche essere interpretato, erroneamente, come indice di una mancanza di fiducia e di stima verso l’altro». Per uscire dal vicolo cieco, anche per la dottoressa lo strumento principe è l’educazione sessuale, per sviluppare fiducia in sé e le competenze emotive necessarie a gestire correttamente anche i momenti di stress e imbarazzo.
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