19/12/2020

Sai chiedere aiuto? Impara in 4 mosse

Veronica Colella Pubblicato il 19/12/2020 Aggiornato il 19/12/2020

Saper chiedere aiuto senza vergogna è un’arte che possono imparare tutti. Basta essere precisi nelle richieste e accettare i ‘no’ con grazia

chiedere aiuto

Chiedere aiuto mette in imbarazzo anche le persone più estroverse. La rockstar Amanda Palmer è la dimostrazione vivente che si può essere abbastanza spregiudicate da salire su un palco in reggiseno e calze a rete e avere comunque un attacco di panico al pensiero di ammettere di non farcela da sole. Nella sua autobiografia, The Art of Asking, ripercorre tutti i passi che l’hanno portata a essere così a proprio agio con l’idea di chiedere l’aiuto degli altri da essere tra le prime artiste a mantenersi esclusivamente con il crowdfunding. Prima di raggiungere questo obiettivo ha dovuto fare i conti con tutta una serie di paure paralizzanti, da quella del rifiuto a quella del giudizio degli altri.

L’atto di chiedere comporta una certa quantità di coraggio, ma non è umiliante come pensiamo.

C’è una bella differenza, infatti, tra chiedere e implorare: chi chiede è disponibile ad accettare un no con grazia, chi implora invece avanza pretese che mettono gli altri in difficoltà. Chiedere implica fiducia e intimità, tipiche di un rapporto alla pari. Vergogna e condiscendenza ne fanno un gioco di potere, mentre la gratitudine apre alla collaborazione e rende tutti più forti.

Come aiutare gli altri ad aiutarci

A volte può capitare di chiedere aiuto e di avere comunque l’impressione che le promesse degli altri cadano nel vuoto. Chi si è offerto di aiutarci nel momento del bisogno e poi non si è più fatto sentire è un ipocrita? Probabilmente no, riflette l’autrice di manuali di auto-aiuto Toni Bernhard. La responsabilità di avanzare richieste è nostra, perché nessuno può leggerci nel pensiero. Non solo, tra adulti essere troppo solleciti può risultare paternalistico e fastidioso. Ecco perché secondo l’esperta imparare a chiedere aiuto significa soprattutto iniziare a dare istruzioni specifiche, anziché appellarsi semplicemente alla disponibilità degli altri. Come? Abbandonando la timidezza e prendendo l’iniziativa.

  1. Stilare una lista delle necessità. A volte nemmeno noi sappiamo con certezza cosa ci serve. Scriverlo aiuta a trasformare il bisogno di aiuto in qualcosa di concreto, che si tratti di un aiuto con le incombenze domestiche, di un passaggio dal veterinario perché ci preoccupa la tosse del cane o anche solo di una spalla sui cui piangere tutte le nostre lacrime.
  2. Annotare i nomi di tutti i candidati. In questo elenco rientrano amici, parenti e conoscenti che hanno già manifestato l’intenzione di darci una mano con il classico “per qualsiasi cosa chiamami”.
    A volte è solo una frase di circostanza, ma spesso e volentieri è una mano tesa.
  3. Associare a ogni persona i compiti a lei più congeniali. Per essere ricevibili le richieste devono essere fatte con un pizzico di buon senso, ragionando su interessi, competenze e risorse a disposizione di ognuno dei potenziali “aiutanti”. Così nessuno si sentirà in imbarazzo o con le spalle al muro e la probabilità di ricevere uno “no” calerà drasticamente.
  4. Scegliere una necessità e comunicarla in modo diretto. È il momento di essere sinceri, raccogliendo il coraggio necessario per evitare di annacquare la richiesta in troppi giri di parole. A ogni “aiutante” non andrebbe assegnato più di un compito alla volta, decidendo cosa chiedere in base alle proprie priorità.