Un filosofo come mental coach

Emanuela Bruno
A cura di Emanuela Bruno
Pubblicato il Aggiornato il 07/01/2019

Molti insegnamenti di Epicuro, Platone, Seneca o Marco Aurelio si rivelano utili anche per affrontare nel modo giusto gli inciampi quotidiani e rafforzare l'autostima

street philosophy

Fra le materie di studio scolastico, la filosofia è spesso considerata astratta, slegata dalla realtà della vita quotidiana e perciò poco utile. Chi di voi non si è chiesta a che cosa serva studiare, ad esempio, le scuole di pensiero della Grecia e della Roma antiche, tanto lontane da noi? Preparatevi a ricredervi. Marcin Fabjanski, docente di filosofia, ricercatore e counselor, nel suo libro “Street philosophy. Saggezza quotidiana” (ed. Lemma Press), ci dimostra che gli insegnamenti di molti filosofi greci e latini si applicano perfettamente anche agli eventi delle nostre giornate.

Seneca, Epitteto e l’imperatore Marco Aurelio, principali rappresentati dello stoicismo nell’antica Roma, possono diventare veri e propri mental coach della nostra epoca.

Soluzioni concrete

Analizzando 39 situazioni quotidiane comuni, dal licenziamento alla coda più lenta al supermercato, dalla vacanza rovinata dal maltempo alle maldicenze altrui, Fabjanski fornisce soluzioni concrete attraverso le parole di Epicuro, di Platone e soprattutto dei filosofi stoici, il cui pensiero si può schematicamente basare su tre cardini: non bisogna dare alle cose un significato che non hanno, trarre conclusioni affrettate dagli eventi e lasciarsi sedurre dai beni materiali.

La giusta distanza dalle cose del mondo

“Gli uomini sono agitati e turbati non dalle cose, ma dalle opinioni che hanno delle cose” ammonisce Epitteto. I fatti della vita sono di per sé neutri, né positivi né negativi: è l’interpretazione che ne diamo a renderli fonte di sofferenza, preoccupazione, rabbia. Così, di fronte a un insuccesso sul lavoro, a un rifiuto in amore, a un esame andato male, tendiamo a sentirci fallite e destinate a un futuro cupo: Marco Aurelio ci direbbe “Non ti turbi il pensiero di quale potrà essere la tua vita tutta quanta”, perché un singolo episodio sfortunato non significa disgrazia perpetua, ma va visto come un’esperienza isolata, da cui trarre insegnamento.

Per un’autostima un po’ ammaccata

Un insulto o i pettegolezzi su di noi minano la nostra autostima? “Ma non ti è stato detto che ne hai ricevuto danno”, osserverebbe saggiamente l’imperatore-filosofo. L’ascensore rotto, o un raffreddore che ci impedisce di portare a termine un progetto vanno accettati senza vittimismo: “Contro le cose l’uomo non si adiri, nulla sanno mai di quanto avviene”, sostiene Marco Aurelio, e anche gli ostacoli sono solo eventi naturali che si susseguono e passano. Perfino il noioso pranzo dai parenti può essere visto come un’opportunità per rilassarsi e riflettere: “Considera che non ci sia un’altra condizione di vita che sia così adatta al filosofare”.

“È il paragone con gli altri a renderci infelici”, insegna Seneca, e Marco Aurelio osserva che “Alessandro Magno e il suo stalliere morirono e si ridussero alla medesima condizione”. Il segreto della felicità sta quindi nella capacità di accontentarsi di ciò che si ha, senza rincorrere il superfluo e le ricchezze o invidiando i beni materiali altrui. Così se al cinema o a un concerto lo spettatore davanti a noi è un gigante che ci limita la visuale, anziché rovinarci la serata maledicendolo, pensiamo al bicchiere mezzo pieno: “Non intorbidare i beni presenti col desiderio di quelli che ti mancano, ma considera che erano prima tra le cose solo sperate” suggerisce Epicuro.