Silenzio: scopri il suo potere rigenerante
La scienza ha dimostrato che uscire, per pochi minuti al giorno, dal bombardamento di rumori e di stimoli a cui siamo sottoposti è un grande strumento di guarigione e di benessere
La nostra vita si dipana in mezzo al rumore, che non deve essere inteso solo come un’esplosione fisica di suoni molteplici, ma anche come un costante bombardamento di stimoli, informazioni e distrazione che “accendono” la mente, la rendono iperattiva, la intasano di pensieri continui, ripetitivi, spesso negativi e carichi di emozioni pesanti, che consumano lentamente la nostra energia. E quando cerchiamo di staccare la spina, spesso ci riesce impossibile rimanere in silenzio, perché l’assenza prolungata di stimoli ci procura una sottile inquietudine. È questo il punto di partenza scelto da Richard Romagnoli, speaker internazionale, coach e formatore, per descrivere tutti i benefici del silenzio nel volume “Il silenzio che guarisce” (ed. Sonda).
La quiete della mente e la tranquillità interiore passano (anche) attraverso il silenzio, che ha potenzialità terapeutiche ormai comprovate anche dagli studi scientifici.
Una condizione emotiva e mentale
L’autore spiega che il vero silenzio non è solo assenza di rumori, ma è una condizione emotiva e mentale in cui entriamo in contato con noi stessi e ritroviamo armonia ed equilibrio. «Quando ci concediamo questo tempo, quando spegniamo volontariamente il flusso incessante di stimoli che ci raggiungono dall’esterno e ci fermiamo, il nostro corpo e la nostra mente ricevono il segnale che possono abbassare le difese. Le tensioni accumulate iniziano a sciogliersi, il ritmo del respiro si distende, il cuore rallenta e si attivano in noi processi di rigenerazione che nessuna corsa frenetica potrebbe mai favorire» afferma Romagnoli.
Un’occasione di rigenerazione
Le ricerche medico-scientifiche hanno dimostrato che nel silenzio cambiano i meccanismi neurologici legati all’attenzione, alla memoria, alla gestione delle emozioni. Che gli ormoni dello stress si riducono, che il sistema nervoso entra in una modalità di recupero e riparazione, che l’amigdala (la zona del cervello che regola le reazioni di paura e di allerta) placa la sua iperattività. Non solo. Stati prolungati di quiete sembrano ridurre addirittura l’attività dei geni pro-infiammatori e aumentare quella dei geni legati alla longevità e alla riparazione. In pratica, nell’assenza dell’abituale valanga di stimoli, il cervello e l’intero organismo si rigenerano.
Il ruolo del nervo vago
Uno dei protagonisti dell’azione di “reset” provocata dal silenzio è il nervo vago, che dal cervello raggiunge l’addome, mettendo in comunicazione cuore, polmoni e intestino. Quando è subissato di stimoli va in sofferenza, comunica meno efficacemente gli input nervosi fra il cervello e la periferia e questo può portare a conseguenze come digestione irregolare, frequenza cardiaca instabile, problemi respiratori, tensioni muscolari persistenti, cali di pressione, ansia e stanchezza cronica, talvolta anche nausea e vertigini. È perciò chiara l’importanza di riportare armonia in tutto il sistema concedendosi quiete e silenzio, in un ambiente privo di rumori e di stimoli eccessivi.
L’esercizio per ritrovare la calma
Ecco uno degli esercizi proposti dall’esperto per riportare la mente (che tende a correre sempre veloce) a uno stato di calma. È un esercizio di ascolto del respiro (non di controllo, ma di semplice ascolto) che risulta semplice e accessibile a chiunque. Eseguitelo per 5 minuti al giorno.
Sedetevi comode, con la schiena eretta ma non rigida, le mani sulle cosce, gli occhi chiusi. Osservate l’aria che entra ed esce, seguite le inspirazioni ed espirazioni, senza modificarle. Ad ogni atto respiratorio completo contate: uno, due eccetera. Lasciate che alla fine di ogni espirazione ci sia uno spazio libero, di pausa. Se la mente “scappa” altrove, ricominciate, senza fretta e senza giudicarvi. Dopo qualche minuto, smettete di contare e seguite solo il flusso dei respiri. Riaprite gli occhi solo quando vi sentite più calme.
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