13/05/2019

Sensibilità: non è una debolezza. E puoi trasformarla in una risorsa

Veronica Colella Pubblicato il Aggiornato il 13/05/2019

Sono tante le persone emotive, sia uomini che donne, che vivono questo tratto del loro carattere con disagio. In realtà non hanno nulla di cui vergognarsi. E anzi, possono utilizzarlo a loro vantaggio

sensibilità

Le persone sensibili vivono la loro emotività come un ostacolo, soprattutto quando si mette in mezzo la timidezza a complicare ulteriormente il loro rapporto con il mondo. Tuttavia, questo aspetto del carattere non è un difetto da eliminare: con il giusto atteggiamento può diventare una risorsa. Non è un mistero che le persone sensibili tendano a essere ipercritiche verso se stesse.

Non c’è niente di sbagliato

I momenti di “cortocircuito” – non riuscire a parlare in pubblico, arrossire spesso, non riuscire a controllare la voce o diventare improvvisamente scoordinati nei movimenti – sono il loro incubo. Il messaggio che molte di loro interiorizzano, crescendo in culture dove la sensibilità equivale a fragilità, è di essere sbagliate o inadeguate. Sono abituate ad essere rimproverate o prese in giro per le loro reazioni eccessive e ad associare la loro forte percettività agli stimoli fisici ed emotivi come una forma di debolezza.

Lo sforzo di adattarsi alle richieste esterne e di nascondere le proprie reazioni autentiche può diventare fonte di ansia e spingere ad evitare tutte le situazioni a rischio. Ma se invece la soluzione fosse andare incontro alla propria natura?

In realtà è molto comune

La psicologa americana Elaine N. Aron ha dedicato la sua carriera allo studio della sensibilità, ribaltando la percezione comune riguardo a quella che lei definisce Sensory-Processing Sensibility (SPS). Ha scoperto che il tratto dell’ipersensibilità è più comune di quanto si pensi – il 15-20% della popolazione potrebbe essere classificato come PAS (Persona Altamente Sensibile) – non è sinonimo di introversione (il 30% è a tutti gli effetti estroverso) e non è una caratteristica squisitamente femminile, ma è equamente distribuito nella popolazione.

5 vantaggi che non ti aspetti

Accogliere questo modo di essere, anziché cercare di combatterlo, ne mette in luce i vantaggi. Lo psicoterapeuta Rolf Seilin, in Le persone sensibili hanno una marcia in più (Feltrinelli), ne nomina alcuni.

  1. Maggiore empatia: la maggior parte degli ipersensibili prova un profondo desiderio di rendere il mondo più umano ed è pronta ad agire in prima persona. Messa al servizio degli altri, questa spinta al continuo miglioramento può portare vantaggi all’intera comunità.
  2. Maggiore consapevolezza: le persone sensibili sono allenate a un maggiore sforzo mentale, per chiarirsi le idee, sbrogliare conflitti interiori e soddisfare le richieste interiori ed esteriori. Una palestra per la ricchezza interiore, che può essere condivisa con gli altri.
  3. Maggiore ricettività agli stimoli: questo aspetto può facilmente portare a uno spiacevole sentimento di sopraffazione, ma imparare a controllarlo può rendere l’esistenza di un ipersensibile molto intensa.
  4. Intuizione allenata: il costante scrutinio di sé e degli altri e la tendenza ad analizzare ogni dettaglio può rendere distratti e inefficienti sul lavoro. Diventa invece un vantaggio se viene utilizzato per anticipare le richieste e soddisfarle con precisione.
  5. Tendenza a smorzare i conflitti: l’emotività può portare a evitare situazioni di conflitto, anche quando sarebbe necessario affrontarle. Tuttavia, la tendenza a trovare soluzioni alternative allo scontro diretto rende ottimi team player, oltre a contribuire in modo silenzioso e discreto a un buon ambiente.