16/05/2026

Psicotrappole fai-da-te: come evitarle per evolversi

Emanuela Bruno
A cura di Emanuela Bruno
Pubblicato il 16/05/2026 Aggiornato il 16/05/2026

Un nuovo libro analizza il motivo per cui tanti non trovano la strada giusta per superare le difficoltà della vita: il segreto è abbandonare le strategie del passato che oggi non funzionano più

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Vi è mai capitato di sentirvi dotate di risorse, intuizioni e capacità, ma di essere come bloccate in un copione ripetitivo che non vi permette di esprimerle in modo vincente? Oppure di essere vittime dei problemi e di un’incapacità totale di superarli? Sono due facce di un’unica situazione psicoemotiva molto comune, che costituisce il filo conduttore del libro “Cambiare se stessi. Manuale di coaching strategico” (ROI edizioni) dello psicologo e psicoterapeuta Giorgio Nardone. «Molte persone pensano di essere bloccate dalla mancanza di talento, di coraggio o di opportunità. Nella mia esperienza, spesso non è così: sono ferme perché continuano ad affrontare il presente con strategie nate per il passato. Cambiare sé stessi significa avere il coraggio di lasciare ciò che non funziona più e costruire modalità nuove, più adatte alla persona che siamo oggi e alla vita che vogliamo creare» spiega l’autore.

Spesso non siamo vittime dei problemi, ma delle soluzioni sbagliate che continuiamo a usare per affrontarli. E che ci bloccano.

Incapaci di cambiare

Nardone usa una definizione precisa per indicare questo meccanismo: parla di “psicotrappole”, descrivendole come comportamenti, strategie mentali e reazioni che magari in passato ci hanno aiutato, ma che nel presente ci impediscono di evolvere. Sono tipiche, ad esempio, del perfezionista che controlla tutto e perde spontaneità, della persona insicura che cerca continue rassicurazioni e diventa sempre più fragile, di quella che rimanda decisioni importanti aspettando il momento perfetto che non arriva mai, del professionista brillante che trasforma la determinazione in rigidità o chi cerca di dominare l’ansia e finisce per alimentarla. Il segreto per rompere il circolo vizioso e darsi la possibilità di evolvere e di crescere è capire che il problema non è sempre il limite che abbiamo davanti, ma il modo automatico con cui continuiamo a reagire ad esso.

Storie in cui identificarsi

Il volume esemplifica queste dinamiche raccontando numerosi casi concreti, in cui trovano spazio ora l’ansia da prestazione, ora la tendenza a procrastinare sempre, ora l’insicurezza. C’è la storia di un top manager che, dopo grandi successi professionali, resta imprigionato dalla propria tenacia: incapace di modificare un progetto “perfetto”, finisce per bloccarne la realizzazione. Scoprirà che quella forza apparente era diventata rigidità. C’è il pianista di fama internazionale che, poco prima di salire sul palco, si ritrova con le mani gelate. Non manca il talento: è l’ansia da performance ad aver trasformato il corpo in un avversario. C’è la persona che rimanda tutto, convinta di dover aspettare il momento giusto per agire, senza accorgersi che il rimandare è diventato la sua vera prigione. E c’è anche la campionessa sportiva che inciampa sempre nello stesso passaggio tecnico: più si allena su quell’errore, più lo rinforza. Finché non impara che insistere nel modo sbagliato significa allenare il problema. Sono situazioni pratiche che, esposte e analizzate, parlano a tutti: aiutano a comprendere che, a volte, dobbiamo adattare alle mutate condizioni della vita l’approccio o la modalità di azione o l’atteggiamento che ci hanno fatto vincere in passato.

Serve flessibilità

La pressione costante in cui viviamo, in una società che ci vuole sempre perfetti e performanti in tutti gli ambiti, genera un cortocircuito frequente: più ci imponiamo di essere e apparire centrati, vincenti, produttivi e sereni, cioè di controllarci, più richiamo di perdere il controllo. La flessibilità è la chiave di volta per superare l’impasse: interrompere i propri automatismi, leggere meglio ciò che accade e sostituire strategie inefficaci con altre più funzionali.