25/06/2021

Piangere al cinema, che sollievo!

Veronica Colella Pubblicato il 25/06/2021 Aggiornato il 25/06/2021

A volte farsi un bel pianto nel buio della sala tempra lo spirito. E godersi una commedia romantica dal lieto fine assicurato aiuta a sentirsi più sereni nelle giornate no

Beautiful, sad woman watching the movie at the cinema and crying

Non tutta la tristezza vien per nuocere. I film dotati di una particolare intensità emotiva piacciono perché fanno sentire più preparati a rispondere alle sfide e agli incidenti di percorso e perché spronano a diventare persone migliori. A raccontarlo è uno studio dell’Ohio State University che mette in evidenza come anche a distanza di tempo alcune storie abbiano un impatto significativo su chi le ricorda. Un gruppo di ricercatori del Max Planck Institute ha invece riscattato l’onore delle commedie romantiche e dei film pieni di buoni sentimenti, spesso liquidati dalla critica come leziosi e privi di qualsiasi caratura intellettuale, sottolineandone la funzione positiva sull’umore.

Perché amiamo commuoverci

Film come Le ali della libertà (1994) o The Millionaire (2008) colpiscono l’immaginazione in modo diverso da film altrettanto famosi, come Il grande Lebowski (1998) o Prova a prendermi (2002). Questo perché comunicano l’idea che anche i momenti difficili abbiano un senso, rendendo più facile affrontarli con grazia e con coraggio.

In più, sono una preziosa fonte di ispirazione per scelte e comportamenti che mettiamo in atto nella vita quotidiana. Incoraggiano a diventare più altruisti e a rivedere le nostre priorità in momenti di particolare insoddisfazione.

I temi affrontati sono spesso difficili, anche quando si tratta di film d’animazione. Nei primi quattro minuti di Up (2009) il magone è assicurato: vediamo Carl e Ellie costruire una vita insieme, amarsi per tutta la vita e affrontare le delusioni per i sogni destinati a non realizzarsi mai. E alla fine, Ellie si ammala e Carl rimane da solo. A rendere questa introduzione alla storia più famosa della storia stessa, molto più allegra e alla portata dei bambini, è proprio la sua capacità di rispecchiare la complessità della vita reale, spesso dolceamara.

Solo vibrazioni positive

Altri film sono l’equivalente spirituale di una vaschetta di gelato. Quelle in cui affondare il cucchiaio nei momenti bui sentendosi come Bridget Jones, molto più propensa a ridere delle sue disgrazie che a piangersi addosso. Dite quello che volete dei vari Pretty woman (1990), Love Actually (2003), Il favoloso mondo di Amélie (2001) o Quasi amici (2011), ma chi li ama non si stancherebbe mai di rivederli. I perfetti “feel-good film” sono fiabe moderne che contengono anche una buona dose di dramma, senza mai scadere nel kitsch o peccare di eccessivo realismo. Sentimentali sì, ma tecnicamente ben realizzati. Hanno tutto quello che serve per farci sentire meglio: l’umorismo, il lieto fine, la ricerca del vero amore o del proprio posto nel mondo. Non insegneranno le stesse lezioni dei film emotivamente più complessi, ma regalano due ore di serenità altrettanto preziose.