01/11/2017

Parolacce: perché ne diciamo così tante?

Imprecazioni, oscenità, turpiloquio coloriscono i discorsi facendoci apparire più convincenti. Lo dice la scienza. Ma non è una scusa per lasciarsi andare…
parolacce

Il turpiloquio è sempre più radicato nel linguaggio quotidiano: ci si fa sempre meno caso, infastidisce meno rispetto al passato. Le imprecazioni non riguardano più momenti particolari, come un’esplosione di rabbia, il dolore fisico o la manifestazione di un’emozione forte, ma sono entrate a far parte dei discorsi di tutti i giorni, come espressioni “fatte”. Tanto che alcuni lemmi sono addirittura entrati a far parte dei dizionari, mentre altri si sono trasformati, sui display dei telefonini, in simpatiche faccine.

Un modo per distinguersi?

Molti studi hanno indagato sul perché di questa abitudine dilagante. Un tempo segno di maleducazione, oggi le parolacce, secondo una teoria, sono diventate un segno di personalità, di distinzione. Rifiutarsi di dirle fa sembrare “vecchi”, obsoleti, troppo conformisti.

Secondo uno studio delle università di Stanford, Cambridge, Maastricht e Hong Kong, chi fa uso di invettive e accidenti verbali ha la capacità di manifestare le proprie emozioni senza filtri e con sincerità.

Con effetto calmante

Le brutte parole che sgorgano dalla bocca quando ci si fa male o si è arrabbiati, invece, hanno un vero e proprio effetto calmante: allentano la tensione emotiva e alleviano il dolore. E di fronte a una gaffe o una circostanza imbarazzante, servono a buttarla sul ridere, sdrammatizzando la situazione.

Servono anche a persuadere

Anche molti personaggi famosi della politica, della tv, della cultura e dello spettacolo, da Beppe Grillo a Donald Trump, da Vittorio Sgarbi a Luciana Littizzetto, ne fanno largo uso, con nonchalance e leggerezza, e il motivo è stato spiegato scientificamente. Uno studio condotto alla Northern Illinois University sostiene che volgarità e parole scurrili riescono, in determinate situazioni, ad aumentare la capacità di persuasione di chi le pronuncia.
Per questo abbondano dentro monologhi e discorsi pubblici. Basta buttarne una qual e là: restano impresse nella mente e fanno leva sullo stato emotivo degli ascoltatori.

Chi ne dice di più

Che escano dalla bocca dei “grandi” non è una stranezza: sono i narcisi, quelli che amano più se stessi degli altri, coloro che credono di valere più degli altri e di potersi permettere di stare “sopra” le regole. Un’altra categoria dalla parolaccia facile sono gli aggressivi.

Senza farsi prendere troppo la mano

Anche se qualche scivolone è perdonabile, è bene non farsi prendere troppo la mano. L’autocontrollo denota la capacità di non violare le norme su cui si fonda ogni comunità: rispetto, di se stessi e dell’altro, equilibrio sociale e convivenza civile. Se volete andare d’accordo con tutti, insomma, dovete imparare a trattenervi.