06/02/2021

Romanzi per evadere o per sfidarsi?

Veronica Colella Pubblicato il 06/02/2021 Aggiornato il 06/02/2021

Alcuni sono in grado di ampliare i nostri orizzonti, altri invece rassicurano e permettono di non annegare nell’incertezza. Per affrontare i periodi difficili serve un mix equilibrato

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A seconda dei libri che scegliamo la lettura può essere molto più che una piacevole distrazione. Un certo tipo di narrativa stimola la mente a pensare fuori dai soliti schemi e migliora la comprensione dei comportamenti e delle motivazioni degli altri, come se leggessimo loro nel pensiero. Si tratta dei romanzi che rientrano nel filone della narrativa “letteraria”, quella che non si concentra esclusivamente sulla trama ma lascia ampio spazio alla vita interiore dei personaggi. Non è però una buona scusa per fare gli snob: la narrativa “popolare” ci permette di condividere qualche certezza e di prendere decisioni in maniera rapida ed efficiente. Lo racconta un articolo pubblicato a maggio su PLOS One, a cura di Emanuele Castano, Alison Jane Martingano e Pietro Perconti.

Narrativa letteraria: i romanzi che ci sfidano

L’ipotesi dei ricercatori è che alcuni libri siano davvero in grado di cambiare il nostro modo di pensare. Quando leggiamo i racconti di Alice Munro o i romanzi di Jonathan Franzen la nostra mente è sempre al lavoro, perché questo genere di letteratura invita il lettore a fare inferenze e supposizioni, a interpretare metafore e ricostruire significati che non sono mai presentati in maniera chiara e univoca ma che lasciano ampio spazio alla sensibilità del lettore. Sono romanzi che giocano di più con linguaggio, utilizzando variazioni stilistiche a livello fonetico e richiedendo uno sforzo in più rispetto a quelli che si lasciano leggere senza tante pretese.

Spesso ci allontanano da tutto quello che è familiare e rassicurante, facendoci considerare punti di vista diversi e persino contraddittori, obbligandoci a venire a patti con l’ambiguità e con la complessità dell’esistenza.

Lo suggeriscono le scienze cognitive, che spiegano come vivere altre vite ci permetta di mettere un freno al “bias dell’egocentrismo”. L’errore più comune quando ci interroghiamo sui sentimenti e sulle intenzioni degli altri è quello di attribuire loro i nostri stessi stati d’animo, o di dare per scontato che tutti condividano i nostri valori e le nostre convinzioni. Leggere questi romanzi migliora la nostra comprensione dei meccanismi mentali degli altri, insegnandoci a guardare oltre alle cause immediate quando cerchiamo di spiegarci il loro comportamento o di prevederne le mosse.

Narrativa popolare: i romanzi che ci rilassano

La narrativa popolare è poco impegnativa per definizione. Quando leggiamo un giallo in spiaggia o in treno quello che cerchiamo è una trama avvincente, ancorata a personaggi rassicuranti nella loro prevedibilità. I personaggi corrispondono a un “tipo”, come il detective burbero ma buono, quasi fossero archetipi. Da questo punto di vista tutto procede secondo le nostre aspettative, riservando qualche sorpresa solo quando cambiano ruolo a un certo punto del romanzo. Non dobbiamo scervellarci per trovare un significato recondito alla storia, perché ci viene servito “prêt-à-porter”. Una lettura che non ci arricchisce quanto l’altra proprio perché non richiede la stessa partecipazione attiva, il che però non rappresenta necessariamente un difetto. Ogni tanto abbiamo bisogno anche di riposarci, rifugiandoci in un mondo in cui esistono solo pareri oggettivi e verità su cui adagiarsi piacevolmente.

Una dieta bilanciata

La dieta di ogni lettore dovrebbe essere bilanciata, chiariscono gli autori. I romanzi che mettono in discussione le nostre certezze ci aiutano a non fossilizzarci, spingendoci a sospendere il giudizio e a vedere gli altri nella loro unicità. D’altro canto, la letteratura popolare ci impedisce di rimanere impantanati nell’indecisione e rafforza gli schemi culturali condivisi che ci legano gli uni agli altri. Nella vita di ogni essere umano servono sia profondità di pensiero che capacità di affidarsi al senso comune, altrimenti la società tenderebbe a disgregarsi.