31/10/2019

La paura può essere anche divertente. Proposte last minute per Halloween

Veronica Colella Pubblicato il Aggiornato il 31/10/2019

Spaventarsi guardando un film horror o destreggiandosi in una escape room regala una bella scarica di adrenalina e allena ad affrontare le situazioni di emergenza (in sicurezza)

paura divertente

Farsi paura può essere un gioco, almeno finché sappiamo che il brivido cercato nel buio del cinema o precipitando dalle montagne russe è senza rischi. Questo perché, mentre ci godiamo la scarica di adrenalina, una parte di noi rimane perfettamente consapevole di essere al sicuro e ci permette di trasformare l’urlo di terrore in risata liberatoria.

Qualche esperto ritiene anche che le storie dell’orrore abbiano una funzione evolutivamente preziosa, stimolando l’immaginazione e aiutandoci a formulare nuove strategie per affrontare i pericoli reali.

Che bello spavento!

Secondo la sociologa americana Margee Kerr, che ha dedicato la sua carriera allo studio della paura come forma di divertimento, il motivo per cui amiamo tanto spaventarci è perché la sensazione che ne otteniamo è particolarmente simile all’esaltazione data dalla felicità o dal piacere sessuale. La risposta fisiologica a una minaccia – ovvero la reazione di attacco o fuga – scatena una vera e propria cascata di ormoni che hanno un effetto istantaneo sul nostro corpo. Il metabolismo è temporaneamente accelerato, ci sentiamo pieni di energia e pronti all’azione, mentre la nostra percezione del dolore e della stanchezza viene inibita insieme alle facoltà meno utili a una risposta immediata, come il pensiero critico. In più, essere arrivati sani e salvi alla fine del film o della giostra fa salire la nostra autostima, come se avessimo sfidato la morte e avessimo vinto. Non tutti però amano andare a caccia di brividi: il confine tra uno spavento piacevole e un’esperienza genuinamente terrificante varia a seconda della propria sensibilità e del proprio vissuto e non dipende da quanto siamo coraggiosi.

Imparare dalla paura

La paura non è soltanto una fonte di euforia. Metterci in pericolo per finta può effettivamente fornire un utile allenamento per affinare le nostre risposte alle situazioni di emergenza, perché ogni scenario immaginato contiene elementi che potremmo incontrare nella vita reale. Lo psicologo Frank McAndrew ha ipotizzato che il fascino delle case stregate e dei film horror sia strettamente imparentato con quello del pettegolezzo. Entrambi potrebbero rivelarsi evolutivamente vantaggiosi, perché avere a disposizione più informazioni aumenta le possibilità di sopravvivenza. Se il pettegolezzo aiuta a capire come muoversi nel proprio ambiente sociale – ad esempio scoprendo con chi conviene stringere alleanze e con chi è meglio non scontrarsi – le storie di paura possono insegnarci a ripassare mentalmente le strategie più utili e quelle più fallimentari per proteggerci dai pericoli, che siano realistici o paranormali, oltre a mettere in evidenza le nostre vulnerabilità.

Qualche alternativa per chi al cinema sbadiglia

Per chi proprio non riesce a prendere sul serio le apocalissi zombie o le bambole assassine, ci sono altri modi per prendersi un sano spavento. Negli ultimi anni si sono moltiplicate le escape room a tema horror, dove oltre ai consueti enigmi si può alzare il livello di adrenalina giocando al buio e tormentati da comparse, ma per non rischiare di farsi male davvero prima di iscriversi è sempre meglio indagare sulle condizioni di sicurezza degli ambienti, non sempre a norma.
Anche i parchi divertimenti italiani includono spesso case degli orrori (con animatronic e attori in carne ed ossa) o eventi a tema per Halloween. Tra i più originali di quest’anno, Mirabilandia (Ravenna) propone una versione “estrema” dedicata ai visitatori dai 16 anni in su, con tanto di DJ set notturno per smaltire l’adrenalina, mentre Rainbow Magicland (Roma) ha organizzato 7 tunnel del terrore, una horror zone con oltre 150 zombie e un concerto industrial metal per chiudere in bellezza la serata.