12/05/2019

La longevità? Dipende dalla qualità delle relazioni

Veronica Colella Pubblicato il Aggiornato il 12/05/2019

Una ricerca della Harvard University durata 75 anni conferma: una vita lunga e in salute non dipende dai geni o dalle abitudini (o almeno non solo). Contano soprattutto i rapporti umani

longevità

La conferma arriva da uno studio dall’Università di Harvard durato ben 75 anni. Ma in molti già lo sospettavamo: il segreto di una lunga vita in salute non va cercato nei geni (o almeno, non solo), ma nella qualità delle nostre relazioni.

Una ricerca davvero unica

La ricerca americana è davvero unica nel suo genere. L’Harvard Study of Adult Development ha seguito con attenzione le vite di 724 uomini, intervistandoli a intervalli regolari a proposito del loro lavoro, della loro vita familiare e della loro salute.

Alcuni dei partecipanti sono stati selezionati da adolescenti nel 1938, nei quartieri più poveri di Boston altri erano studenti che hanno accettato di farsi studiare da compagni e professori. Tutti hanno dato ai ricercatori l’incredibile opportunità di osservare le diverse fasi della loro vita, di confrontarle con quelle degli oltre 2.000 nipotini nati durante l’esperimento, nonché con le vite delle mogli e compagne, reclutate strada facendo quando i ricercatori si sono resi conto che un campione tutto al maschile presentava mancanze significative.

Più importante della salute

Il risultato, come ha raccontato Robert Waldinger (quarto direttore dello studio), è stato che la qualità delle relazioni è l’elemento che più di ogni altro incide sulla qualità della vita.

Lo studio ha contraddetto le previsioni degli stessi ricercatori, dimostrando che i partecipanti più in salute all’età di 80 anni non erano quelli con i geni migliori o quelli che a 50 anni avevano il colesterolo più basso, ma quelli più felici delle loro relazioni.

Le lezioni che possiamo trarre da questa lunga osservazione, secondo i ricercatori sono queste:

  1. La connessione sociale – ovvero il legame con la famiglia, gli amici o la propria comunità – è strettamente collegata alla salute. La solitudine ha il potere di ridurre la nostra aspettativa di vita, un dato particolarmente preoccupante se si consultano le statistiche: secondo l’Istat (2018), 3 milioni di persone in Italia dichiarano di non avere nessuno a cui appoggiarsi.
  2. Non è il numero di persone che abbiamo intorno a fare la differenza, ma la qualità dei nostri rapporti. Vivere in mezzo a un costante conflitto deteriora, mentre l’affetto ci protegge. Anche il cervello viene protetto dalla rete di sostegno – il declino della memoria ha risparmiato chi a 80 anni aveva relazioni basate su stima e fiducia reciproci.
  3. Le relazioni non devono essere perfette per funzionare: i bisticci tra vecchi coniugi, vecchi amici o fratelli e sorelle invecchiati insieme possono essere all’ordine del giorno, ma il rispetto e l’amore non devono mai essere compromessi.
  4. Le relazioni possono essere impegnative, burrascose e faticose, ma è necessario continuare a cercarle. I partecipanti arrivati alla vecchiaia più lucidi sono quelli che hanno sostituito i colleghi di un tempo con nuovi compagni.
  5. La maggior parte dei partecipanti ha iniziato lo studio con le stesse convinzioni dei millennials intervistati nel presente, ovvero pensando che la ricetta per una buona vita fosse un mix di ricchezza e celebrità. I risultati finali ci insegnano che non dovremmo prendere così sottogamba il delicato compito di costruire ponti tra noi e gli altri, riducendo il tempo passato davanti a uno schermo per guardarci negli occhi, passeggiare insieme e parlare.