24/03/2023

Kintsugi per riparare anche le ferite dell’anima

Emanuela Bruno
A cura di Emanuela Bruno
Pubblicato il 24/03/2023 Aggiornato il 24/03/2023

Come insegna l'antica arte giapponese gli ostacoli, i dolori e le difficoltà sono un’occasione per abbandonare le convinzioni e le abitudini ormai superate, evolvendosi verso nuove strade che portano ad essere felici (più di prima)

Kintsugi

Sapete cos’è il Kintsugi? Nella tradizione giapponese è un’antichissima pratica che consiste nel riparare con l’oro gli oggetti rotti. Nel suo libro “Kintsugi. Ripara le ferite dell’anima e rendi prezioso ogni istante della tua vita” (ed. Mondadori Piemme) la psicologa e life coach Selene Calloni Williams si ispira a questa arte per dare consigli, strumenti e descrivere pratiche meditative e sciamaniche utili a riparare anche, in senso lato, le ferite dell’anima.

“Nella vita qualsiasi dolore, fisico o psicologico, ha lo scopo di scuotere l’anima dal suo torpore e di chiamarci a un viaggio iniziatico”, afferma l’autrice.

Rimettere insieme i cocci

Capita a tutti di dover affrontare la perdita di un lavoro, un fallimento, un matrimonio sbagliato o una malattia: proprio attraverso queste esperienze si riesce a trovare in sé la forza e la resilienza per rimettere insieme i cocci e riprendere la vita con serenità e libertà. Lamentarsi non serve: il dolore è uno sprone verso un’evoluzione, una crescita, e occorre ascoltarlo per intraprendere la strada giusta.

L’esperta individua varie “leggi” (le definisce proprio così) per imparare, metaforicamente, ad “auto-ripararsi con l’oro”.

Le Leggi

Ad esempio è importante non avere paura del dolore e ascoltarlo in silenzio, senza giudizio né definizioni, perché questa strada porta alla consapevolezza. Assimilando e facendo proprio anche il dolore è possibile fortificarsi e trovare l’energia necessaria per reagire, superando la fase difficile. È sbagliato, invece, l’atteggiamento consolatorio o quello di chi cerca di trarre una lezione dall’accaduto, perché il senso di ciò che accade, spesso, si comprende solo a distanza di anni. La perdita o la sofferenza vanno viste come momenti bui, che permettono però di risvegliare in noi delle potenzialità ancora ignote.

La cultura giapponese è permeata di insegnamenti saggi, come l’invito a liberarsi dalle conoscenze, dalle teorie e dai pregiudizi del passato. Ciò che conta è vivere nel presente: quando il cammino viene interrotto da un ostacolo inaspettato, è utile abbandonare le regole e le certezze che ci si è costruiti in precedenza, che generano solo attaccamenti e paure. Per riparare la ferita, bisogna invece puntare all’obiettivo ed è questo il segreto per trovare forze sempre nuove e vitali.

Nel percorso quotidiano è anche importante amarsi. L’imperfezione, la fragilità e i difetti (veri o presunti) non sono mai un ostacolo, vanno letti in chiave positiva: siamo stati progettati per romperci, per cadere, per deformarci, ma sono queste rotture e cadute che ci danno la spinta a evolvere, a trovare soluzioni, a pensare in modo nuovo e vincente. Imparare a risolvere i problemi, man mano che si presentano sul cammino, è un modo per costruire la felicità.

Anziché cercare di controllare sempre tutto, bisogna imparare a lasciarsi guidare anche dall’istinto, che ha una naturale propensione verso la bellezza. Saper godere delle piccole cose (un abbraccio, un tramonto) e guardare con entusiasmo alle opportunità future, anche quelle che seguiranno un momento difficile, sono atteggiamenti utili a riparare le ferite dell’anima. Chi sa apprezzare la solitudine, poi, ha uno strumento in più per guarire il corpo e la mente.