10/01/2021

Felicità: per trovarla serve un po’ di allenamento

Veronica Colella Pubblicato il 10/01/2021 Aggiornato il 10/01/2021

Si può diventare felici a comando? Uno studio giapponese mette a confronto 20 anni di esperimenti sul benessere, suggerendo le migliori strategie per arrivare a questo traguardo

felicità

A essere felici volendo si impara, ma alcune strategie funzionano meglio di altre. Lo racconta uno studio pubblicato su Frontiers of Psychology, a cura di un gruppo di ricercatori giapponesi che hanno messo a confronto 39 studi condotti tra il 1997 e il 2017 sul benessere di impiegati di diversi settori, dagli uffici al lavoro di cura.

La scoperta è che la felicità non è del tutto accidentale, ma uno stato mentale che può essere incoraggiato e coltivato con l’auto delle giuste tecniche.

Il primato della mindfulness

Se nei mesi scorsi abbiamo sentito parlare così spesso di resilienza e dell’importanza del vivere “nel qui e ora” non è un caso: l’efficacia delle tecniche di mindfulness, delle sessioni di meditazione guidata e della terapia cognitivo-comportamentale è confermata anche dai ricercatori giapponesi. In particolare, la mindfulness invita a diventare più aperti e curiosi e a mettere un freno alla tendenza a criticare e giudicare. E soprattutto a fare caso alle piccole gioie del presente, quelle che rischiano di passare inosservate. Lo stesso consiglio offerto dallo scrittore Kurt Vonnegut nel suo celebre discorso ai laureati del 1996 della Butler University di Indianapolis, pubblicato da Minimum Fax nella raccolta Quando siete felici fateci caso. Una perla di saggezza tramandatagli da suo zio, convinto che il segreto della felicità fossero le gioie semplici, non i grandi trionfi… come bere un bicchiere di limonata all’ombra di un albero, godersi l’attimo dopo un bacio, o sentire il profumo di pane appena sfornato.

Muoversi, stiracchiarsi, camminare

Chi ha una natura più pratica può sempre contare sul potere dell’attività fisica, che però richiede pazienza e costanza. Fortunatamente per i più pigri, per migliorare l’umore non sembra necessario trasformare i patiti del divano in maniaci del fitness. I risultati più promettenti, stando agli studi messi a confronto dai ricercatori, sono stati offerti da attività dolci come il dru yoga, le camminate e gli allenamenti leggeri di resistenza aerobica. Buone abitudini che migliorano il tono muscolare e la qualità della vita, facendo sparire stanchezza e indolenzimento e permettendo a chi le pratica di sentirsi più vitale ed energico. Partendo dallo stesso presupposto, altri studi hanno tentato un approccio più “ergonomico” al benessere dei dipendenti, proponendo esercizi di ginnastica posturale di gruppo o dotando l’ufficio di poltrone più comode. Interventi non sempre efficaci nell’aumentare la soddisfazione generale, forse perché non basta intervenire sul design o ridurre il torcicollo per tornare ad apprezzare il proprio lavoro.

Ridurre il rischio di burnout

Gli interventi che puntano a migliorare le dinamiche della vita lavorativa, facilitando la comunicazione tra colleghi o puntando a formare manager più attenti al benessere dei propri sottoposti, offrono un contributo più determinante al benessere individuale. Difficile, infatti, sentirsi motivati e soddisfatti se si è costretti a passare gran parte della giornata in preda alla frustrazione perché ci si sente ignorati, sovraccarichi o sottovalutati. Possiamo prendere spunto da questi studi per diventare più assertivi o per ricordarci di tirare il freno quando serve, mantenendo un equilibrio sano tra lavoro e vita privata anche quando si lavora da casa. A rischio di esaurimento, confermano i ricercatori, sono soprattutto i cosiddetti caregiver, ovvero chi si occupa di anziani non autosufficienti o persone con disabilità gravi. La felicità di chi si prende cura degli altri non è una questione secondaria: lo confermano anche i ricercatori, che riportano i risultati positivi della musicoterapia contro il burnout in uno studio condotto sul personale sanitario.