28/01/2021

Elasticità mentale: come allenarla

Veronica Colella Pubblicato il 28/01/2021 Aggiornato il 28/01/2021

Pensare in modo flessibile ci consente di vedere più in là del nostro naso, aprendo a intuizioni brillanti e alzando la soglia di tolleranza al cambiamento. Una qualità sempre più preziosa in un secolo frenetico

elasticità mentale

Imparare a pensare in maniera flessibile non significa solo uscire dagli schemi, ma anche superare i blocchi mentali che ci impediscono di acquisire nuove informazioni. O di scoprire nuove strade quando le vecchie sembrano portare a un vicolo cieco. Ne sa qualcosa Leonard Mlodinow, fisico e divulgatore che ha scoperto di avere un talento anche per la sceneggiatura di serie tv. L’elasticità mentale è al centro del suo ultimo saggio, Il pensiero flessibile (Sperling & Kupfer): la chiave per rimanere sani di mente in un mondo in cui tutto cambia così rapidamente da farci girare la testa, è imparare a coltivare quelle qualità che in futuro saranno indispensabili. Come la capacità di accettare l’ambiguità e la contraddizione senza farne un dramma, quella di andare oltre il senso comune e di saper usare l’immaginazione insieme alla logica.

La rigidità che “congela”

Avere delle certezze è molto confortante. Permette di adagiarsi sugli allori, dando per scontato che il proprio punto di vista sia quello giusto. Il difetto di questo tipo di ragionamento è che limita le informazioni a disposizione a quello che già si conosce, o che si crede di conoscere.

E invece non bisogna mai perdere l’abitudine di farsi domande su quello che si legge o si ascolta:  arroccar si sulle proprie convinzioni riduce la probabilità di avere intuizioni brillanti.

La filosofa politica Hannah Arendt, scrive Mlodinow, definiva “pensieri congelati” tutte quelle idee e quei principi che da tempo non vengono più messi in discussione. Chi agisce sulla base di questi pensieri, pur essendo perfettamente in grado di elaborare le informazioni, tende ad accettare ciecamente le idee in linea con il suo modo di pensare e opporsi in maniera automatica a tutte le altre, anche se supportate dall’evidenza.

La mentalità del principiante

Un tranello in cui cadono spesso e volentieri anche le persone intelligenti e preparate? Elaborare le nuove informazioni in modo da convalidare le proprie aspettative o le proprie opinioni, una modalità di pensiero che gli psicologi chiamano “conoscenza dogmatica”. Ai suoi antipodi c’è la “mentalità del principiante” predicata dal buddhismo zen, ottimo esercizio per chi ha bisogno di introdurre nella sua vita un po’ di flessibilità. Consiste nell’avvicinarsi a ogni situazione sospendendo i preconcetti, come se si vedesse il mondo per la prima volta, a prescindere dal bagaglio di esperienze che si porta con sé.

Ascoltare proprio tutti

Se trasformarsi da un giorno all’altro in un monaco zen è un compito impossibile, introdurre un po’ di dissenso nella propria dieta intellettuale è alla portata di tutti. Non importa se a livello razionale continuiamo a essere sospettosi dei punti di vista contrari al nostro, ne saremo comunque influenzati. Uscire dalla nostra bolla non ci farà necessariamente cambiare parere (anche se è possibile), ma ha il potere di “scongelare” il nostro pensiero calandolo in un contesto diverso. Persino i maniaci delle teorie del complotto possono insegnarci qualcosa, anche se seguono idee strampalate. A essere stimolante è la conversazione in sé, la capacità di esporsi a nuove prospettive e a diversi modi di vedere il mondo.

Pensare senza filtro

Uno dei capitoli più interessanti nel saggio di Mlodinow è quello dedicato ai filtri che tengono sotto controllo le associazioni di idee prodotte dal nostro inconscio, scartando quelle più assurde. A pensare senza filtro sono invece i bambini, campioni di pensiero divergente. Crescendo, spontaneità e naturalezza ci risultano molto più difficili. Eppure, imparare a lasciarsi andare ogni tanto mette a disposizione energie creative utili sia agli scienziati che agli artisti. Il momento migliore? Quello in cui si è più stanchi, meno concentrati e quindi meno propensi a pensare in maniera analitica. Per molti è la sera tardi, per altri il mattino presto.