29/01/2026

Buoni propositi: non tutti fanno stare bene

Emanuela Bruno
A cura di Emanuela Bruno
Pubblicato il 29/01/2026 Aggiornato il 29/01/2026

La coach spiega quali progetti sono destinati ad essere portati avanti nel tempo con successo e quali, invece, provocano malessere e verranno probabilmente abbandonati

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Nel periodo dell’anno in cui si fanno tanti progetti, è importate imparare a capire quali fanno stare davvero bene e quali, al contrario, sono fonte di pressioni emotive e di stress. È il punto di partenza di una riflessione della coach Alessandra Bitelli, che sposta lo sguardo dai buoni propositi in sé all’impatto che essi hanno su di noi, sulle nostre giornate e sul nostro stato d’animo con il passare del tempo.

Un cambiamento funziona quando non richiede sforzo per attuarlo, ma quando funge da sostegno e incentivo per vivere meglio e più sereni.

Il cambiamento non deve costare troppo

«Siamo cresciuti con l’idea che cambiare significhi stringere i denti e che un proposito valido debba richiedere disciplina costante, controllo e sacrificio. Questo modello però produce cambiamenti fragili. Quando una scelta ha bisogno di essere continuamente sorvegliata, ricordata e difesa, consuma energia invece di generarne. L’effetto duraturo nasce quando il cambiamento diventa una forma di sostegno, non una fonte di ulteriore fatica» chiarisce l’esperta.

Se infatti i buoni propositi comportano “correggersi”, “fare di più” o “fare meglio” sono logoranti. «Quando il cambiamento parte dal giudizio verso se stessi si attiva una tensione continua e i risultati ottenuti faticano a generare soddisfazione, perché l’asticella viene subito spostata più in alto. Questo meccanismo è una forma di insoddisfazione che logora nel tempo» spiega Bitelli.

Stop ai giudizi negativi

Diverse sono invece le scelte di cambiamento che non nascono da un giudizio negativo su se stessi: «Sono quelle che migliorano la vita senza chiederci di diventare una versione ideale di noi stessi. Un cambiamento è duraturo quando si integra nella quotidianità, quando rispetta i nostri tempi, i nostri limiti e le nostre risorse, quando porta una vera gratificazione» suggerisce la coach. In questo modo, anziché suscitare solo un entusiasmo iniziale, la trasformazione si integra con la vita quotidiana in modo stabile e le dà maggiore equilibrio. «Non bisogna confondere il benessere con il controllo. L’effetto duraturo nasce quando una scelta ci fa sentire più centrati, più coerenti, più in pace con noi stessi: una sensazione meno appariscente dei risultati immediati, ma molto più stabile» continua Bitelli.

Come capire se è il progetto giusto

Come capire se il proposito o il progetto è giusto per noi? Ponendosi quattro domande, che l’esperta riassume così.

1) Alla fine della giornata, questo proposito mi toglie energia o me ne restituisce?

Bisogna arrivare alla sera non stanchi o irritati, con l’impressione di aver “tenuto duro” solo per rispettare il proposito, ma con la sensazione non di essere svuotati né prosciugati, piuttosto soddisfatti e incentivati a continuare.

2) Per mantenerlo devo sempre controllarmi oppure con il tempo diventa naturale?

Non va bene avere sempre paura di cedere, né ricordarsi continuamente di dover fare o non fare “qualcosa”: il comportamento deve entrare nella routine senza richiedere vigilanza continua.

3) Sta in piedi anche quando le giornate sono piene o complicate?

Se lo stress fa “saltare” il buon proposito e poi ci si sente in colpa, il progetto non durerà: bisognerebbe invece riuscire sempre ad adattarlo, ridimensionarlo o sospenderlo nelle giornate “no”, senza per questo sentirsi dei falliti.

4) Seguendolo mi sento più allineato a me stesso, o più spesso in difetto?

Chi ha la sensazione di non fare mai abbastanza per raggiungere l’obiettivo, sta perennemente a disagio. Ci si deve sentire invece coerenti con se stessi, anche quando i risultati non sono eclatanti.