10/04/2021

Amiche nemiche: quando la rivalità rovina il rapporto

Veronica Colella Pubblicato il 10/04/2021 Aggiornato il 10/04/2021

Alcuni sociologi ritengono che il desiderio di popolarità possa trasformare le amicizie in competizioni caratterizzate da colpi bassi. Una forma di bullismo difficile da individuare e da prevenire

amiche nemiche

Battute taglienti, umiliazioni, vessazioni così sottili che quasi sembrano uno scherzo. Le aminemiche le riconosci perché non riesci mai a capire se stanno ridendo di te o con te, ma sono sempre pronte a giurare di essere state fraintese.

Il bullismo opportunista alla base del “frenemy effect” è al centro di uno studio della UC Davis, che spiega questi comportamenti come una strategia efficace per scalare la gerarchia sociale.

A trasformare le amiche in aminemiche è la competizione interna al gruppo, che sia sportiva, scolastica o sentimentale.

C’eravamo tanto amate

La teoria di Robert Faris e delle sue colleghe Diane Felmlee e Cassie McMillan è stata messa alla prova in uno studio longitudinale che ha monitorato via social network un campione di 3.000 studenti del North Carolina in due momenti chiave dell’anno scolastico, in autunno e in primavera. Il loro obiettivo era dimostrare che non sempre chi ama dare il tormento agli altri ha alle spalle una situazione familiare delicata o si porta dentro un disagio difficile da esprimere a parole. Al contrario, alcuni atti di aggressività nei confronti degli amici (o degli amici di amici) fanno parte di una routine consolidata e più comune di quanto si creda. Si tratta di strategie messe in atto per vendicarsi di torti subiti, aumentare la propria popolarità e decrescere quella dei propri rivali. Il fatto che non vengano quasi mai riconosciute come tali mina l’efficacia di molti programmi di prevenzione al bullismo, che spesso si concentrano su scenari in cui vittima e persecutore appartengono a mondi distanti o a categorie marginalizzate. Ricerche precedenti suggeriscono inoltre che prendersela con i vecchi amici sia più vantaggioso sul piano sociale rispetto a puntare un bersaglio più debole.

Il frenemy effect

Non si diventa reginette del ballo senza imparare a farsi le unghie sulla dignità delle altre, amiche incluse. La competizione spiega perché a fare le spese degli atti di bullismo più sottili e meno riconoscibili sono amici ed ex-amici, in competizione per la stessa posizione sociale o per le stesse relazioni. Le aspettative dei ricercatori sul “frenemy effect” – genesi delle aminemiche e del loro corrispettivo maschile – sono state confermate dall’osservazione. Arrivata la primavera, gli adolescenti le cui amicizie si erano deteriorate durante l’anno scolastico avevano tre volte la probabilità di instaurare un rapporto ambivalente di questo tipo. E i loro nuovi amici? La probabilità che partecipassero alla guerra fredda o alle umiliazioni pubbliche degli amici di amici in qualità di alleati del persecutore era quattro volte più alta. Non si tratta solo di ripicche, specificano i ricercatori. La competizione nelle scuole superiori americane solitamente scatta per una qualifica prestigiosa (reginetta del ballo, quarterback, presidente di classe) o per assicurarsi i benefici di una data relazione (diventare la nuova migliore amica di una ragazza popolare, essere a capo di una clique, farsi invitare a settimane bianche e feste in famiglia di chi vive nel lusso), tutti fattori esterni che possono trasformare gli amici d’infanzia in rivali.

Doloroso e invisibile

A volte l’amicizia di facciata viene mantenuta per salvare le apparenze, nonostante la competizione abbia tolto al rapporto ogni spontaneità. Ecco perché secondo i ricercatori questa forma di bullismo è più difficile da riconoscere, ma non per questo risulta meno insidiosa. Per rendere più efficaci i programmi di prevenzione, concludono i ricercatori, un buon primo passo potrebbe essere de-enfatizzare la corsa alla popolarità e offrire opportunità educative che restituiscano valore all’amicizia, ridimensionando il rischio che si tradiscano i vecchi amici per ambizione.