Critiche: impara a farle in 5 mosse

Redazione Pubblicato il 20/07/2015 Aggiornato il 20/07/2015

Criticare è un’arte. Prima regola: non essere aggressive. E poi bisogna essere propositive, dare suggerimenti utili, sapersi mettere nei panni dell’altro. Sempre con un atteggiamento positivo

critiche

Un’arte sottile e non sempre facile da padroneggiare. Parliamo del saper criticare, rischiosissimo ma inevitabile. Per riuscirci bisogna allenare i nervi, la lingua e imparare a dire agli altri cosa ci disturba in un’ottica di pensiero positivo: obiettivo non semplice, ma neanche impossibile.

Un atteggiamento costruttivo

A dimostrazione che capire come fare critiche costruttive (e non distruttive) non è semplice, ci sono anche molti libri sull’argomento: vere guide per muoversi bene nel difficile campo delle relazioni professionali e non. Tra i più pratici e divertenti segnaliamo Piccolo manuale per imparare a fare e a ricevere critiche di Barbara Berckhan, edito da Urra. Ecco 5 consigli per centrare l’obiettivo

  1. Non offendere
    La prima regola è trovare le parole giuste, evitando di essere sprezzanti o offensivi: nel momento in cui si sente attaccato, il destinatario della critica si chiude in un atteggiamento difensivo ed è improbabile che presti ascolto. Altrettanto importante è la scelta del tono, che non deve essere né alterato né sarcastico. Che sia una scortesia del nostro fidanzato o un atteggiamento poco professionale di un collega, comunicare il disagio con un tono neutro e calmo.
  2. Attieniti ai fatti. Uno alla volta
    Anche se a volte si critica un atteggiamento dopo avere taciuto a lungo su tanti altri, occorre resistere alla tentazione di fare una lunga carrellata di tutte le malefatte del destinatario. Una critica deve essere il più possibile precisa e circostanziata, attenendosi ai fatti e senza esagerare. E, possibilmente, deve essere singola. Affrontando un problema alla volta è più facile trovare soluzioni, senza contare che sommergere l’altro di critiche su cose diverse avrebbe il solo effetto di lasciarlo sbigottito e, probabilmente, offenderlo.
  3. Non improvvisarti psicologa
    Vanno evitati anche accuse, congetture e processi alle intenzioni: «Lo fai per provocarmi», «È il classico comportamento di chi non vuole un rapporto serio» o «Questo dimostra per l’ennesima volta il tuo egoismo» sono frasi improduttive. Meglio, ancora una volta, andare dritti al punto e lasciare che l’altro, nel caso, ce ne spieghi le motivazioni.
  4. Preferisci il tête-à-tête
    Mai criticare in pubblico, davanti ad altri. Anche se siamo al lavoro, anche se il comportamento di una collega può avere messo in difficoltà un intero team, è comunque sempre bene evitare un “effetto gogna” e aspettare di essere a tu per tu prima di muovere un’osservazione.
  5. Lascia sbollire la rabbia
    Esprimere fastidio nel momento esatto in cui lo si prova richiede un certo autocontrollo. Se siamo arrabbiati è difficile parlare in modo sereno e costruttivo. Meglio allora aspettare di essere più tranquilli prima di esprimerci.

Keep Calm

E se la criticata sei tu? In questo caso le parole d’ordine sono ascolto, pausa e tolleranza. Ricevere una critica fa sicuramente restare male, ma quando accade conviene sfruttarla come un utile feedback per capire come ci percepiscono gli altri. Mostrarsi interessati a cosa l’altro ha da dire è oltretutto un segno di forza, non di debolezza.