22/01/2026

Storie sentimentali tra colleghi: le donne sono più caute

Emanuela Bruno
A cura di Emanuela Bruno
Pubblicato il 22/01/2026 Aggiornato il 22/01/2026

Una ricerca svela l’approccio degli italiani (ma non solo) verso le liaison amorose sul posto di lavoro, che varia secondo il sesso e la fascia di età

storie tra colleghi

Il tema delle relazioni sentimentali fra colleghi di lavoro è sempre un argomento “sensibile”. Una ricerca condotta dalla piattaforma di incontri Ashley Madison, in collaborazione con YouGov Plc, fotografa l’approccio (e la percezione della gente) rispetto a questo tipo di liaison in 11 Paesi di tutto il mondo, fra cui l’Italia.

I dati emersi mostrano chi cede più facilmente ai flirt e ai sentimenti sul posto di lavoro, ma anche i principali timori di chi è titubante.

Una esperienza diffusa ma non troppo

Il dato globale, riferito al campione analizzato in tutti i Paesi coinvolti, parla di un 31% di uomini e donne che hanno ammesso di intrattenere o di aver intrattenuto in passato una relazione romantica con un o una collega. In Italia il 27% degli intervistati ha confermato di aver vissuto questa esperienza, con una particolare concentrazione nel Nord-Ovest (33%).

Ci sono però delle differenze di genere, perché le donne sembrano generalmente più caute rispetto agli uomini quando si tratta di rapporti sentimentali sul lavoro. Questa maggiore preoccupazione femminile si traduce in un 36% delle donne che hanno avuto esperienze di coppia in ufficio, mentre per gli uomini si sale al 51%.

Alla domanda sui timori che frenano la nascita di storie sentimentali al lavoro, emerge soprattutto la paura degli effetti sulla carriera e sulla vita privata: questa blocca il 28% degli intervistati a livello globale e in Italia il dato sale al 29% quando si parla di conseguenze nella vita privata, mentre si abbassa al 23% per quanto riguarda possibili conseguenze professionali. Ci sono però differenze regionali, che dipendono da dinamiche interpersonali differenti anche nell’ambito lavorativo: se nel Sud Italia e nelle Isole si è molto più preoccupati per le ripercussioni personali (rispettivamente al 30% e 29%), al Nord-Ovest il timore è di tipo professionale (28%), con la paura di conseguenze nelle dinamiche di gruppo, di un ipotetico licenziamento o di danni reputazionali.

Dipende anche dall’età

È importante comunque il fatto che le preoccupazioni diminuiscono evidentemente con l’età: fra i giovani tra i 18 e i 24 anni solo il 11% ha avuto esperienze romantiche con i colleghi, mentre la percentuale sale al 29% tra i 45 e i 54 anni. Questo trend suggerisce che, con l’avanzare dell’età, diminuiscono le paure legate alle ripercussioni professionali.

In cerca di connessioni

La dottoressa Marta Giuliani, psicologa, psicoterapeuta, sessuologa clinica e socia fondatrice della Società Italiana di Sessuologia e Psicologia commenta così i risultati della ricerca: «Si evidenzia un fenomeno tutt’altro che marginale: la sovrapposizione tra vita professionale e relazionale. Che quasi un terzo della popolazione (31%) abbia vissuto una relazione con un collega mostra come il luogo di lavoro, oltre a essere uno spazio produttivo, si configuri sempre più come contesto di costruzione identitaria e affettiva. Dal punto di vista psicologico, questo dato riflette un bisogno profondo di connessione in ambienti dove si trascorre gran parte del proprio tempo. Le relazioni lavorative, per loro natura basate su cooperazione, obiettivi condivisi e vicinanza emotiva, possono facilmente evolvere in legami più intimi.

La percezione del rischio

Tuttavia, tali dinamiche implicano anche rischi personali: quando il confine tra ruolo professionale e personale si sfuma, emergono tensioni tra desiderio e dovere, autenticità e controllo, spontaneità e reputazione. Dal punto di vista sessuologico, il dato più interessante è forse la diversa percezione tra uomini e donne. Le donne, più caute, manifestano una maggiore preoccupazione per le conseguenze reputazionali e affettive.

Il doppio standard nel giudizio

Questa differenza non è soltanto statistica, ma culturale: riflette la persistenza di un doppio standard nel giudizio sociale legato alla sessualità femminile, ancora oggi più sorvegliata e stigmatizzata, specialmente in contesti professionali. Il fatto che le relazioni in ufficio aumentino con l’età (dal 11% dei giovani al 29% degli over 44) suggerisce una crescente autonomia personale e professionale: con l’esperienza, diminuisce la paura delle conseguenze e cresce la capacità di gestire la complessità affettiva con maggiore consapevolezza. In sintesi, la ricerca sottolinea quanto sia importante promuovere una cultura della consapevolezza relazionale nei luoghi di lavoro: non demonizzare il sentimento, ma fornire strumenti per gestirlo, riconoscendo che eros e carriera non si escludono, ma richiedono equilibrio, maturità e rispetto reciproco”.