22/07/2020

Coppia: in amore vince davvero chi fugge?

Veronica Colella Pubblicato il 22/07/2020 Aggiornato il 22/07/2020

Tenere sulla corda un pretendente aumenta l'interesse e il desiderio. Ma non bisogna esagerare. Il trucco è conservare un po' di mistero, costruendo l'intesa in modo graduale

amore vince chi fugge

In fatto di relazioni non esistono formule magiche, ma anche  la scienza suggerisce che ci sia un fondo di verità nel vecchio adagio ” in amor vince chi fugge”.. Niente a che vedere con la tempistica con cui si finisce tra le lenzuola, né con le profezie di sventura di chi è convinto che rispondere a un messaggio in tempi ragionevoli equivalga a comportarsi come uno zerbino.

Semplicemente, un filo di incertezza e di mistero rende le cose più interessanti per tutti, aumentando addirittura la percezione di desiderabilità sessuale di chi non gioca a carte scoperte.

Un gruppo internazionale di ricercatori, Harry Reis, Gurit Birnbaum e Kobi Zholtack, ha messo alla prova questa tattica, scoprendo che il segreto sta nel comunicare di essere selettivi senza risultare arroganti.

Il principio di scarsità

Gli autori dello studio, pubblicato a giugno sul Journal of Social and Personal Relationships, hanno simulato in tre esperimenti le prime fasi di corteggiamento sia online che dal vivo, facendo interagire gruppi di studenti universitari eterosessuali e single con ricercatori in incognito. L’assunto di base, spiega la psicologa israeliana Gurit Birnbaum, è che le persone siano meno inclini a desiderare qualcosa se pensano di averla già in tasca. Al contrario, il principio di scarsità funziona anche sul piano dei sentimenti e dell’attrazione: fin dal primo esperimento, che si basava su una conversazione breve e superficiale in chat con un ricercatore-catfish, chi si aspettava di avere di fronte una persona dai gusti più difficili si è impegnato di più nel fare una buona impressione e ha trovato più attraente il suo interlocutore. Questo perché secondo il senso comune chi può permettersi di essere selettivo è chi ha più scelta in fatto di potenziali partner, dimostrando indirettamente di avere più da offrire. Basta leggere questa informazione sul profilo per attivare quindi un po’ di sana competizione, purché si sappia di avere almeno una possibilità di essere scelti.

Impegnarsi è soddisfacente

Averla sempre vinta annoia, come dimostrano il secondo e il terzo esperimento. Come in un appuntamento al buio, chi ha partecipato all’interazione dal vivo ha dovuto mettere in conto le prime divergenze d’opinione con il potenziale partner. I partecipanti sono stati invitati a discutere delle reciproche preferenze su vari aspetti della vita di coppia, in un gioco truccato in modo da far rispondere sempre per secondo il ricercatore. Scoprire di non essere poi troppo compatibili, con differenze cruciali in 7 risposte su 10, non è un ostacolo se si riesce a convincere l’altro a cambiare idea almeno su un paio di questioni. Anzi, questi piccoli successi sono stati determinanti per la riuscita dell’appuntamento, così come nel terzo gruppo – di nuovo online, ma in una conversazione più spontanea e meno guidata – chi ha dovuto sudarsi un po’ l’attenzione dell’altro ha manifestato più interesse verso un futuro incontro.

Intrigare, lasciando la suspence

C’è una differenza abissale tra mantenere sulla corda un pretendente in un gioco in cui entrambi si divertono e ostentare disinteresse, precisano i ricercatori. Le persone tendono a proteggersi dai sentimenti dolorosi prendendo le distanze, sia emotivamente che fisicamente. Il desiderio cala quando ci si sente ignorati o non voluti, come dimostra uno studio precedente a cura di Reis e Birnbaum, per cui chi si nega ad arte per il gusto della manipolazione esagera nel senso opposto. Il trucco è mantenere un alone di mistero non svelando subito tutto quello che ci rende unici e interessanti, ma invitando l’altro a scoprirlo da sé. Costruire gradualmente un’intesa crea un senso di anticipazione, mentre accontentarsi troppo facilmente comunica l’impressione sbagliata, ovvero quella di essere disperatamente soli.