03/08/2022

Coppia: perché ripetiamo gli stessi errori

Veronica Colella Pubblicato il 03/08/2022 Aggiornato il 03/08/2022

Ripetere gli stessi sbagli è molto comune e alcuni sembrano seguirci anche da una relazione all’altra. Colpa dell’abitudine, o forse dell’ostinazione

A girl of African descent is jealous and watches her boyfriend hide his cell phone messages, while they’re on vacation, sitting on the beach.

Chiunque abbia detto che la definizione di follia è fare la stessa cosa aspettandosi risultati diversi aveva le sue ragioni. Tuttavia, alcuni psicologi sostengono che sia nella nostra natura essere creature abitudinarie, affezionate alla routine e con la spiccata tendenza a ripetere gli stessi schemi.

Questa scuola di pensiero spiega come mai alcune di noi sembrano essere abbonate alle pessime scelte, in amore o nella vita.

Da chi ha la capacità di scegliere con il lanternino persone che la faranno soffrire a chi ha l’impressione di essere incastrata in un circolo vizioso in cui ogni relazione finisce per implodere, andando incontro puntualmente alle peggiori aspettative.

Se il dialogo fallisce

Se ogni volta il copione si ripete sempre uguale, può anche essere sfortuna. Ma per chi si porta dietro da una relazione all’altra la sensazione frustrante di non riuscire mai a farsi capire, l’ostacolo più grande potrebbe essere il modo in cui si esprimono emozioni e intenzioni. Lo spiega lo psicologo e psicoterapeuta Giorgio Nardone in Correggimi se sbaglio. Strategie di comunicazione per appianare i conflitti nelle relazioni di coppia (Ponte alle Grazie), manuale di auto-aiuto che punta a ridurre le occasioni di attrito imparando a dialogare in maniera più efficace.

Imparare a comunicare meglio richiede un pizzico di autocritica, necessaria per riconoscere i comportamenti fraintendibili e quelli che risultano francamente fastidiosi. A sabotare una relazione dopo l’altra potrebbero contribuire alcuni difetti nel modo di porsi e comunicare, come la tendenza a rinfacciare o recriminare, o magari quella a puntualizzare l’ovvio. C’è poi chi non riesce a mordersi la lingua prima di lasciarsi andare a un petulante “te l’avevo detto”, o chi nell’essere fin troppo premurosa finisce per sminuire le capacità dell’altro e minare la sua autostima.

Dialogare in maniera strategica significa invece privilegiare le domande alle affermazioni, abituarsi a verificare prima di sentenziare, evocare piuttosto che spiegare, agire anziché limitarsi a rimuginare – tutte modalità che invitano all’incontro più che allo scontro.

Regolare le emozioni

Mettersi nei panni degli altri non è facile, soprattutto quando sospettiamo (o sappiamo) di avere ragione. Ecco perché secondo lo psicologo Daniel Goleman, autore del saggio Intelligenza emotiva (BUR), è importante mettere in atto piccoli accorgimenti che impediscono a una discussione di degenerare in una lite vera e propria, come evitare le divagazioni, empatizzare con il partner e ridurre la tensione.

Le reazioni emotive innescate dagli screzi possono toccare corde molto sensibili e durante questi picchi la capacità di ascoltare, pensare e parlare con lucidità va perduta. Allenare l’intelligenza emotiva e imparare a mantenere la calma aumenta le probabilità di contenere i danni, tanto più che il bisogno di essere ascoltati tende a superare quello di avere ragione a tutti i costi.

Sapere quando gettare la spugna

Molti problemi possono essere superati insieme, ma l’amore non basta a compensare l’eventuale incompatibilità di valori, desideri e stili di vita. E dopo anni di paziente attesa, promesse infrante e decine di tentativi di salvare il salvabile capita che sia l’altro a dire basta, aggiungendo al danno la beffa di essere sempre quella che viene lasciata.

Perché è tanto difficile mettere la parola fine a una relazione che non funziona? Una possibile spiegazione la offre la psicologa e ricercatrice Sara Garofalo in Sbagliando non si impara (Il Saggiatore): ammettere di non essere felici significherebbe aver sprecato una grande quantità di tempo, emozioni ed energie, idea così dolorosa da risultare inaccettabile. La tendenza a rimanere legati a quelli che si rivelano pessimi investimenti dipende in parte da quello che psicologi ed economisti definiscono “bias del costo sommerso”. È vero che il prezzo di rinunciare al passato, di riconoscere di essersi sbagliate o di aver cambiato idea è molto alto – concede Garofalo – ma il costo di una nostra scelta dovrebbe essere valutato rispetto al futuro, mai rispetto al passato.