Shock anafilattico: come riconoscerlo e cosa fare
Il caso del ragazzo campano deceduto per shock anafilattico dopo aver mangiato un gelato impone una riflessione. Servono capacità di riconoscere i sintomi e tempestività nell’intervento. Ma bisogna anche fare chiarezza nell’uso dei termini scientifici
Merita una riflessione supplementare la morte del 16enne di Casoria, nel napoletano, deceduto per uno shock anafilattico dopo avere mangiato un gelato. Il ragazzo era a conoscenza di essere allergico alle proteine del latte ma forse in quell’ultima occasione (le indagini sono ancora in corso) aveva scelto un nuovo gusto rivelatosi letale. «L’anafilassi è una reazione allergica sistemica grave che può evolvere molto rapidamente, anche nel giro di pochi minuti, e può causare la morte», spiega il professor Pasquale Comberiati, professore associato di pediatria all’Università di Pisa e responsabile della commissione anafilassi della Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica (SIAIP).
I sintomi da tenere d’occhio
«I sintomi compaiono solitamente da pochi minuti fino a due ore dall’assunzione dell’alimento scatenante e possono comprendere difficoltà respiratoria, tosse secca persistente, edema della glottide, stridore, respiro sibilante, broncospasmo, calo della pressione arteriosa, perdita di coscienza, fino all’arresto respiratorio e cardiocircolatorio», precisa lo specialista. Ci possono essere sintomi cutanei, come orticaria e angioedema. Quelli gastrointestinali, quali vomito e dolore addominale, che in genere precedono quelli respiratori e/o cardiocircolatori, possono però non essere presenti.
Il fattore tempo
«L’anafilassi è un’emergenza medica tempo-dipendente che richiede il riconoscimento immediato dei sintomi e un intervento rapido e appropriato», spiega il professor Gian Luigi Marseglia, professore ordinario di pediatria all’Università degli Studi di Pavia e presidente SIAIP. La SIAIP sta lavorando a livello nazionale per promuovere la cultura delle allergie alimentari con tutte le istituzioni scolastiche e con gli enti che si occupano di ristorazione e distribuzione alimentare.
È fondamentale riconoscere precocemente i sintomi, attivare immediatamente i soccorsi e utilizzare correttamente l’adrenalina autoiniettabile quando prescritta.
Le più recenti linee guida internazionali della World Allergy Organization e della European Academy of Allergy and Clinical Immunology EAACI confermano che l’adrenalina intramuscolare è il trattamento di prima linea dell’anafilassi e che il ritardo nella sua somministrazione aumenta in modo significativo il rischio di esiti mortali.
L’intolleranza non è un’allergia
È essenziale anche fare uso di termini scientificamente corretti. «Il lattosio può causare un’intolleranza, ma non provoca anafilassi: sono invece le allergie alle proteine del latte e ai suoi derivati a poter determinare reazioni gravi e potenzialmente fatali», afferma Mario Picozza, Presidente di Federasma e Allergie ODV.
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