PIASKY EV SC 1FL 2ML 340MG

17.893,20 €

Prezzo indicativo

Principio attivo: CROVALIMAB
  • ATC: L04AJ07
  • Descrizione tipo ricetta: RRL - LIMITATIVA RIPETIBILE
  • Presenza Glutine:
  • Presenza Lattosio:

Data ultimo aggiornamento: 11/01/2026

Piasky, in monoterapia, è indicato per il trattamento di pazienti adulti e pediatrici di età pari o superiore a 12 anni con peso pari o superiore a 40 kg, affetti da emoglobinuria parossistica notturna (EPN): • in pazienti con emolisi con sintomi clinici indicativi di elevata attività della malattia; • in pazienti clinicamente stabili dopo essere stati trattati con un inibitore del componente 5 (C5) del sistema del complemento per almeno gli ultimi 6 mesi.
Ogni flaconcino da 2 mL contiene 340 mg di crovalimab. Ogni mL di soluzione iniettabile o per infusione contiene 170 mg di crovalimab. Crovalimab è un anticorpo monoclonale umanizzato prodotto in cellule di ovaio di criceto cinese (CHO) per mezzo della tecnologia del DNA ricombinante. Per l’elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1.

Controindicazioni

• Ipersensibilità al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti elencati al paragrafo 6.1; • Pazienti con infezione da Neisseria meningitidis non risolta; • Pazienti attualmente non vaccinati contro la Neisseria meningitidis a meno che non ricevano un trattamento profilattico con antibiotici appropriati fino a 2 settimane dopo la vaccinazione (vedere paragrafo 4.4).

Posologia

Il trattamento deve essere avviato sotto la supervisione di un medico esperto nel trattamento dei disturbi ematologici.
Posologia Il regime posologico raccomandato consiste in una dose di carico somministrata attraverso infusione endovenosa (Giorno 1), seguita da quattro dosi di carico settimanali aggiuntive somministrate attraverso iniezione sottocutanea (nei Giorni 2, 8, 15 e 22).
La dose di mantenimento inizia il Giorno 29 e viene quindi somministrata ogni 4 settimane attraverso iniezione sottocutanea.
Le dosi da somministrare sono basate sul peso corporeo del paziente, come indicato nella Tabella 1.
Per i pazienti che passano da un trattamento con un altro inibitore del complemento, la prima dose di carico di Piasky per via endovenosa deve essere somministrata al momento della successiva somministrazione programmata dell’inibitore del complemento (vedere paragrafo 4.4 per ulteriori informazioni relative al passaggio dal trattamento con un inibitore del componente 5 [C5] del sistema del complemento).
A ciò seguirà la somministrazione delle dosi di carico sottocutanee aggiuntive e delle dosi di mantenimento di Piasky, secondo lo schema riportato in Tabella 1.
Tabella 1: Regime posologico di Piasky sulla base del peso corporeo
Peso corporeo da ≥ 40 kg a < 100 kg ≥ 100 kg
Dose di carico  
Giorno 1 1.000 mg (per via endovenosa) 1.500 mg (per via endovenosa)
Giorno 2, 8, 15, 22 340 mg (per via sottocutanea) 340 mg (per via sottocutanea)
Dose di mantenimento  
Giorno 29 e successivamente Q4Wa 680 mg (per via sottocutanea) 1.020 mg (per via sottocutanea)
a Q4W = ogni 4 settimane.
Lo schema posologico può occasionalmente variare entro 2 giorni dal giorno di somministrazione programmato (eccetto il Giorno 1 e il Giorno 2).
Se ciò si verifica, la dose successiva deve essere somministrata secondo il regolare schema posologico.
Durata del trattamento Piasky deve essere usato per il trattamento a lungo termine, salvo che la sospensione del medicinale sia clinicamente indicata (vedere paragrafo 4.4).
Dosi assunte in ritardo o saltate Se si salta una parte o l’intera dose programmata di Piasky, la dose saltata o la parte rimanente della dose programmata deve essere somministrata il prima possibile, prima del giorno della successiva dose programmata.
La dose successiva deve quindi essere somministrata nel giorno stabilito per la somministrazione.
Non assumere due dosi, né somministrare una quantità maggiore rispetto alla dose prescritta nello stesso giorno per compensare la dose saltata.
Modifiche della dose Se durante il corso del trattamento il peso corporeo del paziente cambia del 10% o più, fino a diventare costantemente superiore o inferiore a 100 kg, è necessaria la modifica della dose di mantenimento (vedere Tabella 1 per la dose raccomandata).
Di conseguenza, il peso corporeo del paziente deve essere periodicamente monitorato e su base continuativa, a seconda dei casi.
Popolazioni speciali Anziani Nei pazienti di età ≥ 65 anni non è necessario alcun adeguamento della dose, sebbene, negli studi clinici, nei pazienti anziani l’esperienza con crovalimab sia limitata (vedere paragrafo 5.2).
Compromissione renale Nei pazienti con compromissione renale lieve, moderata o grave non si raccomanda alcun adeguamento della dose (vedere paragrafo 5.2).
Compromissione epatica Nei pazienti con compromissione epatica lieve non si raccomanda alcun adeguamento della dose.
Crovalimab non è stato studiato in pazienti con compromissione epatica da moderata a grave e non può essere fornita alcuna raccomandazione sulla posologia (vedere paragrafo 5.2).
Popolazione pediatrica Nei pazienti pediatrici di età pari o superiore a 12 anni, con peso corporeo ≥ 40 kg, non è necessario alcun adeguamento della dose di crovalimab.
Nei bambini di età inferiore a 12 anni e nei bambini con peso corporeo < 40 kg, la sicurezza e l’efficacia di crovalimab non sono state ancora stabilite.
Non ci sono dati disponibili.
Modo di somministrazione Piasky viene somministrato attraverso infusione endovenosa (prima dose) e attraverso iniezione sottocutanea (dosi successive).
Somministrazione endovenosa Piasky, per la somministrazione endovenosa, deve essere preparato con tecniche asettiche appropriate.
Piasky deve essere diluito e somministrato da un operatore sanitario come infusione endovenosa, nell’arco di 60 minuti ± 10 minuti (1.000 mg) o 90 minuti ± 10 minuti (1.500 mg).
Piasky non deve essere somministrato attraverso infusione rapida endovenosa o bolo endovenoso.
Per istruzioni sulla diluizione del medicinale prima della somministrazione, vedere paragrafo 6.6.
Se il paziente sviluppa una reazione correlata a infusione, è possibile rallentare l’infusione di crovalimab o sospendere la somministrazione.
Se il paziente manifesta una grave reazione da ipersensibilità, l’infusione deve essere immediatamente interrotta (vedere paragrafo 4.4).
Somministrazione sottocutanea Piasky deve essere usato non diluito e deve essere preparato utilizzando un’adeguata tecnica asettica.
Si raccomanda di iniettare Piasky a livello dell’addome, e di alternare le sedi di iniezione ad ogni somministrazione.
Le iniezioni non devono mai essere somministrate su nei, cicatrici o aree in cui la cute si presenta dolente, livida, arrossata, indurita o non integra.
Somministrazione da parte del paziente e/o della persona che se ne prende cura Qualora il medico lo ritenga opportuno, dopo aver ricevuto adeguata formazione per la tecnica di iniezione sottocutanea, il paziente può autosomministrarsi Piasky oppure la persona che se ne prende cura può somministrare Piasky senza la supervisione di un operatore sanitario.
Le istruzioni complete per la somministrazione di Piasky sono riportate alla fine del foglio illustrativo.

Avvertenze e precauzioni

Tracciabilità Al fine di migliorare la tracciabilità dei medicinali biologici, il nome e il numero di lotto del medicinale somministrato devono essere chiaramente registrati.
Infezione meningococcica grave A causa del suo meccanismo d’azione, l’uso di crovalimab può aumentare la sensibilità del paziente alle infezioni meningococciche (setticemia e/o meningite).
In pazienti trattati con inibitori del complemento terminale sono stati osservati casi di infezioni/sepsi meningococciche gravi o fatali, che sono un effetto di classe noto.
L’infezione meningococcica, se non riconosciuta e trattata precocemente, può diventare rapidamente rischiosa per la vita o fatale.
Per ridurre il rischio di infezione, tutti i pazienti devono essere vaccinati con un vaccino anti-meningococco tetravalente, almeno 2 settimane prima di ricevere la prima dose di crovalimab.
Se il trattamento immediato con crovalimab è indicato in un paziente non vaccinato, il vaccino richiesto deve essere somministrato il prima possibile e i pazienti devono ricevere la profilassi antibiotica dal momento in cui iniziano crovalimab fino a 2 settimane dopo la vaccinazione.
I vaccini contro i sierogruppi A, C, Y, W e B, dove disponibili, sono raccomandati per prevenire le infezioni con i sierogruppi meningococcici comunemente patogeni.
I pazienti devono mantenere le vaccinazioni aggiornate in accordo con le linee guida locali per l’uso delle vaccinazioni.
Se il paziente proviene da un altro trattamento con inibitore del complemento terminale, i medici devono verificare che la vaccinazione anti-meningococco sia in corso secondo le linee guida locali per l’uso della vaccinazione.
Tenendo conto che la vaccinazione può ulteriormente attivare il sistema del complemento, i pazienti con malattie complemento-mediate, inclusa la EPN, possono manifestare un peggioramento transitorio dei segni e dei sintomi della malattia di base, come l’emolisi.
Pertanto, i pazienti, dopo la vaccinazione raccomandata, devono essere strettamente monitorati per i sintomi della malattia.
La vaccinazione potrebbe non essere sufficiente a prevenire l’infezione meningococcica.
Si dovrebbe prendere in considerazione l’uso profilattico di agenti antibatterici, sulla base delle linee guida locali.
Tutti i pazienti devono essere monitorati per rilevare segni precoci di infezione meningococcica, valutati immediatamente se si sospetta un’infezione e, se necessario, trattati con antibiotici appropriati.
I pazienti devono essere informati di questi segni e sintomi e delle misure necessarie per richiedere immediatamente assistenza medica.
I medici devono discutere con i pazienti circa i benefici e i rischi del trattamento con Piasky e fornire loro una guida per il paziente/chi lo assiste e una scheda per il paziente.
Altre infezioni sistemiche A causa del suo meccanismo d’azione, crovalimab deve essere somministrato con cautela a pazienti con infezioni sistemiche attive.
I pazienti possono manifestare una maggiore sensibilità alle infezioni, specialmente verso Neisseria spp.
e altri batteri capsulati.
Le vaccinazioni per la prevenzione delle infezioni da Streptococcus pneumoniae e da Haemophilus influenzae di tipo B (Hib) devono essere somministrate secondo le linee guida locali.
Se le linee guida locali impongono le vaccinazioni per la prevenzione delle infezioni da Streptococcus pneumoniae e da Haemophilus influenzae di tipo B (Hib), tale operazione deve essere eseguita almeno 2 settimane prima di ricevere la prima dose di crovalimab.
Se il trattamento immediato con crovalimab è indicato in un paziente non vaccinato, il vaccino richiesto deve essere somministrato il prima possibile e i pazienti devono ricevere la profilassi antibiotica dal momento in cui iniziano crovalimab fino a 2 settimane dopo la vaccinazione o in conformità agli standard di assistenza locali, a seconda di quale sia il periodo più lungo.
Se Piasky viene somministrato a pazienti con infezioni sistemiche attive, i pazienti devono essere strettamente monitorati per segni e sintomi di peggioramento dell’infezione.
I pazienti con infezione batterica sistemica attiva, virale o micotica, nei 14 giorni precedenti l’inizio del trattamento, sono stati esclusi dagli studi clinici con crovalimab.
Ai pazienti devono essere fornite le informazioni presenti nel foglio illustrativo per aumentare la consapevolezza dei segni e dei sintomi di potenziali infezioni gravi.
Reazioni mediate da immunocomplessi di tipo III La formazione di immunocomplessi si manifesta in pazienti che passano da un inibitore del complemento ad un altro il quale si lega ad epitopi diversi (vedere paragrafo 4.5).
In alcuni pazienti, la formazione di tali complessi può causare reazioni mediate da immunocomplessi di tipo III, chiamate anche reazioni di tipo III da immunocomplessi.
I pazienti che non sono mai stati trattati in precedenza con un inibitore del C5 o i pazienti in cui un precedente trattamento con un inibitore del C5 è stato eliminato dall’organismo (cioè, sono trascorse almeno 5,5 emivite dall’ultima dose del trattamento precedente) non sono a rischio di reazioni mediate da immunocomplessi di tipo III.
Studi clinici con crovalimab hanno segnalato eventi avversi di reazioni mediate da immunocomplessi di tipo III (vedere paragrafo 4.8).
Segni e sintomi di reazioni mediate da immunocomplessi di tipo III osservati negli studi clinici sono stati artralgia e altre patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo, eruzione cutanea e altri patologie cutanee e sottocutanee, piressia, astenia/stanchezza, sofferenza gastrointestinale, cefalea e neuropatia assonale.
Reazioni mediate da immunocomplessi di tipo III possono manifestarsi anche come anomalie renali; tuttavia, ciò non è stato osservato durante gli studi clinici con crovalimab.
Sulla base del tempo di insorgenza delle reazioni mediate da immunocomplessi di tipo III osservate negli studi clinici, si raccomanda di monitorare i pazienti per i primi 30 giorni dopo il passaggio da eculizumab o ravulizumab a crovalimab (o viceversa), per rilevare l’insorgenza dei sintomi delle reazioni mediate da immunocomplessi di tipo III.
Per reazioni mediate da immunocomplessi di tipo III, lievi o moderate, può essere presa in considerazione la somministrazione di un trattamento sintomatico (ad es., corticosteroidi topici, antistaminici, antipiretici e/o analgesici).
Per le reazioni gravi, può essere iniziata la terapia con corticosteroidi per via orale o parenterale, e ridotta poi gradualmente come clinicamente indicato.
Reazioni correlate a infusione e a iniezione A seconda della via di somministrazione, la somministrazione di crovalimab può causare reazioni correlate a infusione o reazioni sistemiche correlate a iniezione.
Queste possono includere reazioni allergiche o da ipersensibilità (inclusa l’anafilassi), ma anche una serie di altri sintomi quali cefalea o dolore muscolare.
Dopo la somministrazione endovenosa di Piasky, in caso di una grave reazione correlata a infusione, il trattamento deve essere interrotto e deve essere somministrata una terapia medica appropriata.
Dopo somministrazione sottocutanea o qualsiasi incidenza di reazione allergica grave a seguito di somministrazione endovenosa o sottocutanea, in caso di grave reazione correlata a iniezione, i pazienti/le persone che se ne prendono cura, devono immediatamente rivolgersi al medico e deve essere somministrata un’appropriata terapia medica.
I pazienti devono verificare con il proprio medico curante se il trattamento con Piasky può essere continuato.
In pazienti con EPN, emolisi grave dopo interruzione del trattamento In caso di interruzione di Piasky, i pazienti che non passano a un altro trattamento per la EPN devono essere strettamente monitorati per segni e sintomi di grave emolisi intravascolare, identificati da aumentati livelli di lattato deidrogenasi (LDH), unitamente ad improvvisa diminuzione delle dimensioni del clone EPN o dell'emoglobina, o ricomparsa di sintomi quali stanchezza, emoglobinuria, dolore addominale, respiro affannoso (dispnea), eventi avversi vascolari maggiori (inclusa trombosi), disfagia o disfunzione erettile.
Se dopo l’interruzione compaiono segni e sintomi di emolisi, incluso LDH elevato, considerare la ripresa del trattamento appropriato.
Immunogenicità con conseguente perdita di esposizione ed efficacia I pazienti possono sviluppare anticorpi antifarmaco (ADA) che possono interferire con l’esposizione a crovalimab.
Lo sviluppo di ADA può portare alla perdita dell’esposizione a crovalimab che può causarne una perdita di efficacia.
Negli studi clinici, nei pazienti trattati con crovalimab sono state osservate perdita di efficacia e perdita di esposizione dovute allo sviluppo di ADA.
I pazienti devono essere regolarmente monitorati per i segni clinici di perdita di esposizione ed efficacia, inclusa una grave emolisi intravascolare.
In caso di grave e persistente emolisi intravascolare, nonostante il trattamento conforme con crovalimab, i pazienti devono essere esaminati tempestivamente per valutare l’eziologia e la possibilità che si sviluppino ADA che portino ad una perdita di esposizione ed efficacia.
Deve essere effettuata una valutazione dei benefici rispetto ai rischi di una continuazione della terapia con crovalimab e deve essere preso in considerazione il passaggio a una terapia alternativa.
Se il paziente sviluppa segni di peggioramento della EPN, i pazienti/le persone che se ne prendono cura devono essere avvisati di rivolgersi immediatamente al medico.
Vedere paragrafi 4.8 e 5.1.

Interazioni

Crovalimab e altri inibitori del C5 si legano a diversi epitopi sul C5 cosicché gli immunocomplessi costituiti dagli anticorpi legati dal C5 possono formarsi quando entrambi sono presenti in circolo.
Questi immunocomplessi, noti anche come complessi farmaco-bersaglio-farmaco (DTDC), possono comprendere una o più unità del C5 legate sia a crovalimab sia a un altro inibitore del C5 e si prevede che vengano eliminati entro circa 8 settimane (nel caso di eculizumab).
In caso di passaggio da inibitori del C5 con un’emivita prolungata come ravulizumab, gli immunocomplessi possono essere eliminati dopo un periodo di tempo più lungo.
In alcuni pazienti, la formazione di questi complessi determina reazioni mediate da immunocomplessi di tipo III (vedere paragrafi 4.4 e 4.8).
Nei pazienti che provengono da un’altra terapia con inibitori del C5, si osserva un aumento transitorio della clearance a causa della formazione di immunocomplessi, che porta a una più rapida eliminazione di crovalimab.
Tuttavia, nei pazienti che provengono da un altro inibitore del C5, questo aumento transitorio della clearance non è clinicamente rilevante e non richiede un adeguamento della dose.
Non sono stati effettuati studi d’interazione specifici.
Non si prevede che crovalimab mostri interazioni farmacocinetiche con altri medicinali che interferiscono con gli enzimi metabolizzanti del citocromo P450 (CYP), poiché le vie di clearance delle immunoglobuline G (IgG) sono diverse da quelle delle piccole molecole.

Effetti indesiderati

Riassunto del profilo di sicurezza Le reazioni avverse più comuni osservate sono state reazioni di tipo III mediate da immunocomplessi, (18,9% nei pazienti che provenivano da un trattamento con un altro inibitore del C5 a crovalimab), infezione delle vie respiratorie superiori (18,6%), piressia (13,5%), cefalea (10,9%) e reazione correlata a infusione (10,2%).
Le reazioni avverse gravi osservate con maggiore frequenza sono state la reazione mediata da immunocomplessi di tipo III (4,0% nei pazienti che provenivano dal trattamento con un altro inibitore del C5 a crovalimab) e infezione polmonare (1,5%).
Nei 44 pazienti dello studio COMPOSER, in cui la durata mediana del trattamento era di 4,69 anni (intervallo: 0,4 - 6,3 anni), i risultati di sicurezza ottenuti non hanno evidenziato alcun ulteriore problema di sicurezza associato all’uso a lungo termine di crovalimab.
Tabella delle reazioni avverse Nei pazienti con EPN, la sicurezza di crovalimab è stata valutata in tre studi di Fase III, COMMODORE 2 (BO42162), COMMODORE 3 (YO42311) e COMMODORE 1 (BO42161), nonché in uno studio di Fase I/II (COMPOSER, BP39144).
La Tabella 2 elenca le reazioni avverse che sono state osservate in associazione all’uso di crovalimab, in un’analisi aggregata dei 393 pazienti arruolati negli studi di Fase III, se non diversamente indicato.
Sulla base dell’analisi dei dati aggregati di 393 pazienti, la durata mediana del trattamento per crovalimab è stata di 64 settimane (intervallo: 0,1-136,4 settimane).
Le reazioni avverse sono elencate sulla base della classificazione per sistemi e organi secondo MedDRA.
La categoria di frequenza corrispondente di ogni reazione avversa si basa sulla seguente convenzione: molto comune (≥ 1/10), comune (≥ 1/100, < 1/10), non comune (≥ 1/1 000, < 1/100), raro (≥ 1/10 000, < 1/1 000), molto raro (< 1/10 000).
All’interno di ogni categoria di frequenza, le reazioni avverse sono presentate in ordine di gravità decrescente.
Tabella 2: Sommario delle reazioni avverse manifestatesi in pazienti trattati con Piasky
Classificazione per sistemi e organi secondo MedDRA Reazioni avverse (MedDRA) Categoria di frequenza
Infezioni e infestazioni Infezione delle vie respiratorie superiori Molto comune
Infezione polmonare Comune
Infezione delle vie respiratorie
Infezione delle vie urinarie
Nasofaringite
Sepsi Non comune
Shock settico
Batteriemia
Pielonefrite
Disturbi del sistema immunitario Reazione mediata da immunocomplessi di tipo III* Molto comune
Ipersensibilità Comune
Patologie del sistema nervoso Cefalea Molto comune
Patologie gastrointestinali Dolore addominale Comune
Diarrea
Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo Eruzione cutanea Comune
Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo Artralgia Comune
Patologie generali e condizioni relative alla sede di somministrazione Piressia Molto comune
Astenia Comune
Stanchezza
Reazione in sede di iniezione Non comune
Traumatismi, intossicazioni e complicazioni da procedura Reazione correlata a infusione Molto comune
Reazione correlata a iniezione Comune
* La reazione mediata da immunocomplessi di tipo III (nota anche come reazione di tipo III da immunocomplessi) è limitata ai pazienti che provengono da un altro inibitore del C5 a crovalimab o da crovalimab a un altro inibitore del C5.
La frequenza di reazioni mediateda immunocomplessi di tipo III è riportata per un sottogruppo di N = 201 pazienti che sono transitati dal trattamento con un altro inibitore del C5 a crovalimab, con tassi di incidenza calcolati utilizzando questi N = 201 pazienti come denominatore.
Vedere di seguito.
Descrizione di reazioni avverse selezionate Reazioni mediate da immunocomplessi di tipo III (vedere paragrafi 4.4 e 4.5) Negli studi di Fase III, il 19,4% (39 su 201) dei pazienti che sono transitati dal trattamento con eculizumab o ravulizumab a crovalimab, ha manifestato una reazione di tipo III da immunocomplessi (riportata come reazione mediata da immunocomplessi di tipo III).
Di questi 39 pazienti, 2 hanno manifestato una seconda reazione mediata da immunocomplessi di tipo III dopo aver interrotto l’assunzione di crovalimab ed essere passati a ravulizumab.
I segni e sintomi più comuni che sono stati osservati sono stati artralgia ed eruzione cutanea; altri sintomi osservati includono piressia, cefalea, mialgia, dolore addominale, astenia/stanchezza e neuropatia assonale.
Nei pazienti che provenivano dal trattamento con eculizumab o ravulizumab a crovalimab, il tempo mediano all’insorgenza di una reazione mediata da immunocomplessi di tipo III, è stato di 1,6 settimane (intervallo: 0,7-4,4 settimane), con il 5,1% dei pazienti (2 su 39) che ha manifestato una reazione mediata da immunocomplessi di tipo III, con un tempo all’insorgenza superiore a 4 settimane.
La maggior parte dei casi di reazione mediata da immunocomplessi di tipo III, è stata transitoria, con una durata mediana di 1,7 settimane (intervallo 0,4-34,1 settimane).
La maggior parte dei pazienti ha manifestato un evento di grado 1 o 2 (23 pazienti su 39), mentre eventi di grado 3 si sono manifestati nel 8% (16 su 39) dei pazienti trattati con crovalimab transistati da eculizumab o ravulizumab.
La maggior parte degli eventi si è risolta senza alcuna modifica del trattamento sperimentale con crovalimab.
Nello studio COMPOSER, tra i 26 pazienti che sono transitati da eculizumab a crovalimab, 2 pazienti hanno manifestato ognuno 1 evento avverso di reazione mediata da immunocomplessi di tipo III.
Questi eventi sono stati lievi/moderati e non gravi.
Un altro paziente ha sviluppato una lieve reazione mediata da immunocomplessi di tipo III dopo aver interrotto l’assunzione di crovalimab ed essere passato a un diverso inibitore del C5.
Immunogenicità Nei due studi randomizzati di Fase III (COMMODORE 1 e COMMODORE 2) e in uno studio a braccio singolo di Fase III (COMMODORE 3), lo stato degli ADA è stato valutato in 392 pazienti.
Di questi 392 pazienti, 118 (30,1%) erano positivi agli ADA.
Tra i pazienti ADA-positivi e quelli ADA- negativi, non sono state osservate differenze nei tassi delle reazioni avverse tipicamente associate all’immunogenicità (come reazioni correlate a infusione, reazioni in sede di iniezione o ipersensibilità) (vedere paragrafo 5.1).
Immunogenicità con conseguente perdita di esposizione ed efficacia I pazienti possono sviluppare ADA che possono interferire con l’esposizione a crovalimab.
Dei 392 pazienti valutati per lo stato degli ADA, in 23 pazienti (5,9%), è stata osservata una perdita parziale o completa dell'esposizione, associata all'insorgenza di ADA; tra questi, 17 pazienti (4,3%) hanno manifestato una perdita dell’attività farmacologica che ha coinciso con una perdita dell’esposizione e con una perdita dell’efficacia, manifestatasi come perdita sostenuta del controllo dell’emolisi in 7 pazienti (1,8%).
In caso di segni clinici di perdita di efficacia, deve essere richiesta una tempestiva valutazione da parte di un medico (vedere paragrafo 4.4).
Reazioni correlate a infusione e a iniezione Negli studi di Fase III, il 10,2% dei pazienti trattati con crovalimab ha manifestato una reazione correlata a infusione.
I segni e i sintomi più comunemente osservati sono stati cefalea (7,1%), eruzione cutanea (0,8%), capogiri (0,8%), dolore addominale (0,5%), eritema (0,5%), nausea (0,5%), piressia (0,5%) e parestesia (0,3%).
Tutti gli eventi segnalati sono stati di Grado 1-2.
Nei diversi studi di Fase III, l’8,4% dei pazienti trattati con crovalimab ha manifestato una reazione correlata a iniezione.
I segni e i sintomi più comuni segnalati sono stati cefalea (2,5%), eritema in sede di iniezione (1,0%), dolore in sede di iniezione (1,0%) ed eruzione cutanea in sede di iniezione (1,0%).
La maggior parte degli eventi è stata di Grado 1-2.
Infezioni da batteri capsulati Sulla base del suo meccanismo d’azione, l’uso di crovalimab può potenzialmente aumentare il rischio di infezioni, in particolare quelle causate da batteri capsulati, inclusi Streptococcus pneumoniae, Neisseria meningitidis tipi A, C, W, Y e B, e Haemophilus influenzae (vedere paragrafo 4.4).
In tutti gli studi di Fase III, le infezioni con batteri capsulati osservate sono state quelle da Klebsiella pneumoniae, Klebsiella (non altrimenti specificato), Haemophilus influenzae e Neisseria subflava, quest’ultima ha causato, in un paziente, un evento avverso di batteriemia.
Popolazione pediatrica In 12 pazienti pediatrici con EPN di peso corporeo ≥ 40 kg (di età compresa tra 13 e 17 anni), inclusi negli studi COMMODORE 1, COMMODORE 2 e COMMODORE 3, il profilo di sicurezza è risultato simile a quello osservato nei pazienti adulti con EPN.
Nei pazienti pediatrici affetti da EPN, le reazioni avverse associate a crovalimab che sono state segnalate sono infezione delle vie respiratorie superiori (16,7%), infezione delle vie urinarie (16,7%), stanchezza (16,7%), piressia (16,7%), cefalea (8,3%), reazione correlata a infusione (8,3%) e reazione correlata a iniezione (8,3%).
Segnalazione delle reazioni avverse sospette La segnalazione delle reazioni avverse sospette che si verificano dopo l’autorizzazione del medicinale è importante, in quanto permette un monitoraggio continuo del rapporto beneficio/rischio del medicinale.
Agli operatori sanitari è richiesto di segnalare qualsiasi reazione avversa sospetta tramite il sistema nazionale di segnalazione riportato nell’Allegato V.

Gravidanza e allattamento

Gravidanza Non ci sono dati sull’uso di crovalimab nelle donne in gravidanza.
Gli studi sugli animali non evidenziano effetti dannosi diretti o indiretti sulla tossicità riproduttiva (vedere paragrafo 5.3).
È noto che le IgG umane attraversano la placenta dopo il primo trimestre di gravidanza.
Sulla base del suo meccanismo d’azione, crovalimab può potenzialmente causare un’inibizione del complemento terminale nella circolazione fetale.
Pertanto, nelle donne in gravidanza, l’uso di Piasky può essere preso in considerazione se le condizioni cliniche della donna rendono necessario il trattamento con crovalimab.
Allattamento Non è noto se crovalimab sia escreto nel latte materno.
È noto che le IgG1 umane vengono escrete nel latte materno.
Il rischio per i lattanti non può essere escluso.
Deve essere presa la decisione se interrompere l’allattamento o interrompere la terapia con Piasky tenendo in considerazione il beneficio dell’allattamento per il lattante e il beneficio della terapia per la madre.
Fertilità Sull’effetto di crovalimab sulla fertilità umana, non sono disponibili dati clinici.
I dati sugli animali, ottenuti da studi di tossicità a dosi ripetute, non hanno mostrato effetti sugli organi riproduttivi maschili o femminili (vedere paragrafo 5.3).

Conservazione

Flaconcino integro Conservare in frigorifero (2 °C - 8 °C).
Non congelare.
Tenere il flaconcino nell’imballaggio esterno per proteggere il medicinale dalla luce.
Per le condizioni di conservazione della soluzione diluita per infusione endovenosa e della soluzione non diluita per iniezione sottocutanea, vedere paragrafo 6.3.

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Segnalazione degli effetti indesiderati
Se dovesse manifestarsi un qualsiasi effetto indesiderato, compresi quelli non elencati in questo foglio, è doveroso rivolgersi al proprio medico, ad uno specialista e/o al farmacista. La segnalazione delle reazioni avverse sospette che si verificano dopo l’autorizzazione del medicinale è importante, in quanto permette un monitoraggio continuo del rapporto beneficio/rischio del medicinale. Gli effetti indesiderati possono essere segnalati direttamente tramite il sistema nazionale di segnalazione all'indirizzo www.agenziafarmaco.it/it/responsabili. Segnalando gli effetti indesiderati si può contribuire a fornire maggiori informazioni sulla sicurezza di questo medicinale.