JAKAVI OS 60ML 5MG/ML FL
3.342,41 €
Prezzo indicativo
Data ultimo aggiornamento: 13/06/2026
Malattia del trapianto contro l’ospite (Graft versus host disease, GvHD) GvHD acuta Jakavi è indicato per il trattamento di pazienti adulti e pediatrici di età pari o superiore ai 28 giorni con malattia del trapianto contro l’ospite acuta che presentano una risposta inadeguata al trattamento con corticosteroidi o altre terapie sistemiche (vedere paragrafo 5.1). GvHD cronica Jakavi è indicato per il trattamento di pazienti adulti e pediatrici di età pari o superiore ai 6 mesi con malattia del trapianto contro l’ospite cronica che presentano una risposta inadeguata al trattamento con corticosteroidi o altre terapie sistemiche (vedere paragrafo 5.1).
1 ml di soluzione orale contiene 5 mg di ruxolitinib (come fosfato). 60 ml di soluzione orale in flacone contengono 300 mg di ruxolitinib (come fosfato). Eccipienti con effetti noti Ogni ml di soluzione orale contiene 150 mg di propilene glicole, 1,2 mg di metil paraidrossi benzoato e 0,4 mg di propil paraidrossi benzoato (vedere paragrafo 4.4). Per l’elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1.
Controindicazioni
- Ipersensibilità al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti elencati al paragrafo 6.1; Gravidanza e allattamento.
Posologia
- Il trattamento con Jakavi deve essere iniziato solo da un medico esperto nella somministrazione di medicinali antitumorali.
Prima di iniziare la terapia con Jakavi deve essere effettuata una conta ematica completa, inclusa una conta differenziale dei globuli bianchi.
Monitorare ogni 2-4 settimane la conta ematica completa, inclusa la conta differenziale dei globuli bianchi, fino alla stabilizzazione delle dosi di Jakavi, e in seguito come clinicamente indicato (vedere paragrafo 4.4).
Posologia Dose iniziale La dose iniziale raccomandata di Jakavi nella malattia del trapianto contro l’ospite (GvHD) acuta e cronica è basata sull’età (vedere Tabelle 1 e 2): Tabella 1 Dose iniziale nella malattia del trapianto contro l’ospite acuta
Tabella 2 Dose iniziale nella malattia del trapianto contro l’ospite cronicaGruppo di età Dose iniziale Età pari o superiore a 12 anni 10 mg / 2 ml due volte al giorno da 6 anni a meno di 12 anni 5 mg / 1 ml due volte al giorno da 28 giorni a meno di 6 anni 8 mg/m² due volte al giorno (vedere Tabella 3)
Queste dosi iniziali nella GvHD possono essere somministrate utilizzando la compressa per i pazienti che possono deglutire le compresse intere o la soluzione orale.Gruppo di età Dose iniziale Età pari o superiore a 12 anni 10 mg / 2 ml due volte al giorno da 6 anni a meno di 12 anni 5 mg / 1 ml due volte al giorno da 6 mesi a meno di 6 anni 8 mg/m² due volte al giorno (vedere Tabella 3)
Il volume di Jakavi da somministrare due volte al giorno quando si utilizza una dose iniziale di 8 mg/m² nei pazienti di età inferiore ai 6 anni è presentato nella Tabella 3.
Tabella 3 Volume di Jakavi soluzione orale (5 mg/ml) da somministrare due volte al giorno quando si utilizza una dose iniziale di 8 mg/m² in pazienti di età inferiore ai 6 anni
Jakavi può essere aggiunto ai corticosteroidi e/o inibitori della calcineurina (corticosteroids and/or calcineurin inhibitors, CNIs).Superficie corporea (BSA) (m²) Volume (ml) Min Max 0,16 0,21 0,3 0,22 0,28 0,4 0,29 0,34 0,5 0,35 0,40 0,6 0,41 0,46 0,7 0,47 0,53 0,8 0,54 0,59 0,9 0,60 0,65 1,0 0,66 0,71 1,1 0,72 0,78 1,2 0,79 0,84 1,3 0,85 0,90 1,4 0,91 0,96 1,5 0,97 1,03 1,6 1,04 1,09 1,7 1,10 1,15 1,8
Modifiche della dose Le dosi possono essere titolate sulla base dell’efficacia e della sicurezza.
Possono essere necessarie delle riduzioni della dose e delle temporanee interruzioni del trattamento nei pazienti con GvHD con trombocitopenia, neutropenia o livelli elevati di bilirubina a seguito di una terapia di supporto standard inclusi fattori di crescita, terapie antiinfettive e trasfusioni.
La dose iniziale raccomandata per i pazienti con GvHD deve essere ridotta di circa il 50% da somministrare due volte al giorno.
Nei pazienti che non riescono a tollerare Jakavi al livello di dose ridotta, il trattamento deve essere interrotto.
Le raccomandazioni posologiche dettagliate sono indicate nella Tabella 4.
Tabella 4 Raccomandazioni posologiche durante la terapia con ruxolitinib per pazienti con GvHD con trombocitopenia, neutropenia o un livello elevato di bilirubina totale
Aggiustamento della dose in concomitanza con inibitori potenti del CYP3A4 o inibitori sia dell’enzima CYP2C9 che del CYP3A4 Quando ruxolitinib viene somministrato con inibitori potenti del CYP3A4 o con inibitori sia dell’enzima CYP2C9 che del CYP3A4 (es.Parametro di laboratorio Raccomandazioni posologiche Conta piastrinica < 20 000/mm³ Ridurre la dose di Jakavi di un livello.
In caso di conta piastrinica ≥ 20 000/mm³ nell’arco di 7 giorni, la dose può essere aumentata fino al livello di dose iniziale, in caso contrario mantenere la dose ridottaConta piastrinica < 15 000/mm³ Sospendere Jakavi fino a conta piastrinica ≥ 20 000/mm³, quindi riprendere ad un livello di dose inferiore Conta assoluta dei neutrofili (Absolute neutrophil count, ANC) ≥ 500/mm³ to < 750/mm³ Ridurre Jakavi di un livello di dose.
Riprendere al livello di dose iniziale in caso di ANC > 1 000/mm³Conta assoluta dei neutrofili < 500/mm³ Sospendere Jakavi fino a ANC > 500/mm³, quindi ripendere ad un livello di dose inferiore.
In caso di ANC > 1 000/mm³, la dose può essere ripresa al livello inizialeAumento della bilirubina totale non causato da GvHD (GvHD non epatica) Da > 3,0 a 5,0 x limite superiore della norma (upper limit of normal, ULN): continuare Jakavi ad un livello di dose inferiore fino a ≤ 3,0 x ULN Da > 5,0 a 10,0 x ULN: sospendere Jakavi fino a 14 giorni fino ad un livello di bilirubina totale ≤ 3,0 x ULN.
In caso di livello di bilirubina totale ≤ 3,0 x ULN, il dosaggio può essere ripreso alla dose corrente.
Se la bilirubina totale non si riduce ≤ 3,0 x ULN dopo 14 giorni, riprendere ad un livello di dose inferiore.> 10,0 x ULN: sospendere Jakavi fino ad un livello di bilirubina totale ≤ 3,0 x ULN, quindi riprendere ad un livello di dose inferiore. Aumento della bilirubina totale causato da GvHD (GvHD epatica) > 3,0 x ULN: continuare Jakavi ad un livello di dose inferiore fino ad un livello di bilirubina totale ≤ 3,0 x ULN.
fluconazolo), la dose unitaria di ruxolitinib deve essere ridotta di circa il 50%, da somministrare due volte al giorno (vedere paragrafi 4.4 e 4.5).
Deve essere evitato l’uso concomitante di ruxolitinib con dosi di fluconazolo superiori a 200 mg die.
Popolazioni speciali Compromissione renale Nei pazienti con compromissione renale lieve o moderata non è necessario uno specifico aggiustamento della dose.
La dose iniziale raccomandata per i pazienti con GvHD con compromissione renale severa (clearance della creatinina inferiore a 30 ml/min) deve essere ridotta di circa il 50% da somministrare due volte al giorno.
Durante il trattamento con ruxolitinib i pazienti devono essere attentamente monitorati per quanto riguarda la sicurezza e l’efficacia (vedere paragrafo 4.4).
Non ci sono dati disponibili per pazienti con GvHD con malattia renale allo stadio terminale (end-stage renal disease, ESRD).
Compromissione epatica La dose di ruxolitinib può essere titolata per ridurre il rischio di citopenia.
Nei pazienti con compromissione epatica lieve, moderata o severa non correlata a GvHD, la dose iniziale di ruxolitinib deve essere ridotta del 50% (vedere paragrafo 5.2).
Nei pazienti con GvHD con coinvolgimento epatico ed un incremento di bilirubina totale > 3 x ULN, le conte ematiche devono essere monitorate più frequentemente per la tossicità ed è raccomandata una riduzione della dose di un livello (vedere paragrafo 4.4).
Pazienti anziani (≥ 65 anni) Per i pazienti anziani non sono raccomandati ulteriori aggiustamenti di dose.
Interruzione del trattamento La graduale riduzione di Jakavi può essere considerata nei pazienti che hanno risposto al trattamento e dopo aver interrotto il trattamento con corticosteroidi.
Si raccomanda una riduzione della dose di Jakavi del 50% ogni due mesi.
Se si ripresentano segni e sintomi della GvHD durante o dopo la graduale riduzione di Jakavi, deve essere preso in considerazione un aumento della dose.
Modo di somministrazione Jakavi deve essere assunto per via orale, con o senza cibo.
Si raccomanda che un operatore sanitario si confronti con il caregiver su come somministrare la dose giornaliera di soluzione orale prescritta prima della somministrazione della prima dose.
Si raccomanda che la dose di Jakavi sia assunta ad un orario simile ogni giorno, utilizzando la siringa per somministrazione orale riutilizzabile fornita.
Se una dose viene omessa, il paziente non deve assumere una dose aggiuntiva, ma deve assumere la consueta dose successiva prescritta.
Il paziente può bere acqua dopo aver assunto la soluzione orale per assicurarsi che il medicinale sia stato completamente deglutito.
Se il paziente è incapace di deglutire e ha un sondino nasogastrico o gastrico in situ, la soluzione orale di Jakavi può essere somministrata tramite un sondino nasogastrico o gastrico di dimensione French 4 (o superiore) e che non superi 125 cm in lunghezza.
Il sondino deve essere risciacquato con acqua dopo aver erogato la soluzione orale.
Le istruzioni per la preparazione sono fornite nelle istruzioni per l’uso alla fine del foglio illustrativo. Avvertenze e precauzioni
- Mielosoppressione Il trattamento con Jakavi può causare reazioni avverse al medicinale di tipo ematologico, incluse trombocitopenia, anemia e neutropenia.
Prima di iniziare la terapia con Jakavi deve essere effettuata una conta ematica completa, inclusa una conta differenziale dei globuli bianchi.
La trombocitopenia è generalmente reversibile e di solito viene gestita riducendo la dose o sospendendo temporaneamente Jakavi (vedere paragrafi 4.2 e 4.8).
Tuttavia, possono essere necessarie trasfusioni di piastrine come clinicamente indicato.
I pazienti che sviluppano anemia possono richiedere trasfusioni di sangue.
Potrebbe essere necessario prendere in considerazione anche modifiche o interruzioni della dose per i pazienti che sviluppano anemia.
I pazienti con un livello di emoglobina al di sotto di 10,0 g/dL all’inizio del trattamento presentano un rischio più elevato di manifestare durante il trattamento un livello di emoglobina al di sotto di 8,0 g/dL rispetto ai pazienti con un livello di emoglobina più elevato al basale (79,3% verso 30,1%).
Per i pazienti con emoglobina al basale al di sotto di 10,0 g/dL si raccomanda un monitoraggio più frequente dei parametri ematologici e dei segni e sintomi clinici delle reazioni avverse al medicinale correlate a Jakavi.
La neutropenia (conta assoluta dei neutrofili < 500) è stata generalmente reversibile ed è stata gestita mediante sospensione temporanea di Jakavi (vedere paragrafi 4.2 e 4.8).
La conta ematica completa deve essere monitorata come clinicamente indicato e la dose aggiustata come richiesto (vedere paragrafi 4.2 e 4.8).
Infezioni Nei pazienti trattati con Jakavi si sono verificate gravi infezioni batteriche, micobatteriche, micotiche, virali ed altre infezioni opportunistiche.
I pazienti devono essere valutati per il rischio di sviluppare gravi infezioni.
I medici devono osservare attentamente i pazienti in trattamento con Jakavi per segni e sintomi di infezioni e intraprendere prontamente un trattamento appropriato.
Il trattamento con Jakavi non deve essere iniziato fintanto che gravi infezioni attive non si siano risolte.
Nei pazienti trattati con Jakavi è stata riportata tubercolosi.
Prima di iniziare il trattamento, i pazienti devono essere valutati per tubercolosi attiva e inattiva (“latente”), secondo le raccomandazioni locali.
Questo può includere la storia medica, il possibile precedente contatto con la tubercolosi, e/o lo screening adeguato come radiografia dei polmoni, test della tubercolina e/o saggio di rilascio di interferone-gamma, come applicabili.
Si ricorda ai medici il rischio di risultati falsi negativi del test cutaneo della tubercolina, soprattutto in pazienti che sono gravemente malati o immunocompromessi.
Aumenti della carica virale dell’epatite B (titolo HBV-DNA), con e senza associati aumenti di alanina aminotransferasi e aspartato aminotransferasi, sono stati riportati in pazienti con infezioni croniche da HBV che assumevano Jakavi.
Prima di iniziare il trattamento con Jakavi si raccomanda di eseguire lo screening per HBV.
I pazienti con infezione cronica da HBV devono essere trattati e monitorati secondo le linee guida cliniche.
Herpes zoster I medici devono istruire i pazienti riguardo ai segni e ai sintomi precoci di herpes zoster, raccomandando di iniziare il trattamento il più presto possibile.
Leucoencefalopatia multifocale progressiva Durante il trattamento con Jakavi è stata riportata leucoencefalopatia multifocale progressiva (PML).
I medici devono prestare particolare attenzione ai sintomi indicativi di PML che i pazienti possono non notare (ad esempio, sintomi o segni di tipo cognitivo, neurologico o psichiatrico).
I pazienti devono essere monitorati per uno qualsiasi di questi nuovi sintomi o segni o per un loro peggioramento, e se questi sintomi/segni si verificano, devono essere considerati il ricorso a un neurologo e appropriate misure diagnostiche per la PML.
In caso di sospetta PML, ulteriori somministrazioni devono essere sospese fintanto che la PML sia stata esclusa.
Anomalie/aumenti dei lipidi Il trattamento con Jakavi è stato associato ad aumenti dei parametri lipidici, quali colesterolo totale, lipoproteine ad alta densità (colesterolo HDL), lipoproteine a bassa densità (colesterolo LDL) e trigliceridi.
Si raccomanda il monitoraggio dei lipidi e il trattamento della dislipidemia secondo le linee guida cliniche.
Eventi avversi cardiovascolari maggiori (Major adverse cardiac events, MACE) In un ampio studio randomizzato con controllo attivo di tofacitinib (un altro JAK inibitore) in pazienti di età uguale o superiore ai 50 anni con artrite reumatoide con almeno un fattore di rischio cardiovascolare addizionale, è stato osservato un tasso più elevato di eventi avversi cardiovascolari maggiori, definiti come morte cardiovascolare, infarto del miocardio (myocardial infarction, MI) non fatale e ictus non fatale, con tofacitinib rispetto agli inibitori del fattore di necrosi tumorale (tumour necrosis factor, TNF).
Eventi avversi cardiovascolari maggiori sono stati riportati in pazienti trattati con Jakavi.
Prima di iniziare o di continuare la terapia con Jakavi, devono essere considerati i benefici e i rischi per il singolo paziente, in particolare nei pazienti di età pari o superiore ai 65 anni, pazienti che sono fumatori attuali o che lo sono stati per lungo tempo, e pazienti con una storia di patologia cardiovascolare aterosclerotica o altri fattori di rischio cardiovascolare.
Trombosi In un ampio studio randomizzato con controllo attivo di tofacitinib (un altro JAK inibitore) in pazienti di età uguale o superiore ai 50 anni con artrite reumatoide con almeno un fattore di rischio cardiovascolare addizionale, è stato osservato un tasso dose-dipendente più elevato di eventi tromboembolici venosi (venous thromboembolic events, VTE), tra cui trombosi venosa profonda (deep venous thrombosis, DVT) ed embolia polmonare (pulmonary embolism, PE), con tofacitinib rispetto agli inibitori del TNF.
Eventi di trombosi venosa profonda (DVT) ed embolia polmonare (PE) sono stati riportati in pazienti trattati con Jakavi.
In pazienti con MF e PV trattati con Jakavi all’interno di studi clinici, i tassi di eventi tromboembolici sono stati simili tra i pazienti trattati con Jakavi e quelli trattati con il controllo.
Prima di iniziare o di continuare la terapia con Jakavi, devono essere considerati i benefici e i rischi per il singolo paziente, in particolare nei pazienti con fattori di rischio cardiovascolare (vedere anche paragrafo 4.4 “Eventi avversi cardiovascolari maggiori (Major adverse cardiac events, MACE)”).
I pazienti con sintomi di trombosi devono essere valutati prontamente e trattati in modo appropriato.
Secondi tumori maligni primari In un ampio studio randomizzato con controllo attivo di tofacitinib (un altro JAK inibitore) in pazienti di età uguale o superiore ai 50 anni con artrite reumatoide con almeno un fattore di rischio cardiovascolare addizionale, è stato osservato un tasso più elevato di tumori maligni, in particolare tumore maligno del polmone, linfoma, e cancro della cute non-melanoma (non-melanoma skin cancer, NMSC) con tofacitinib rispetto agli inibitori del TNF.
Linfoma e altri tumori maligni sono stati riportati in pazienti trattati con JAK inibitori, incluso Jakavi.
Tumori maligni della cute non melanomi (NMSCs), inclusi carcinoma basocellulare, squamocellulare e a cellule di Merkel, sono stati riportati in pazienti trattati con ruxolitinib.
Si raccomandano esami cutanei periodici per i pazienti che hanno un aumentato rischio di cancro della cute.
Popolazioni speciali Compromissione renale Nei pazienti pazienti con GvHD con compromissione renale severa, la dose iniziale di Jakavi deve essere ridotta di circa il 50% (vedere paragrafi 4.2 e 5.2).
Compromissione epatica Nei pazienti con GvHD con compromissione epatica non correlata a GvHD, la dose iniziale di Jakavi deve essere ridotta di circa il 50% (vedere paragrafi 4.2 e 5.2).
Nei pazienti con compromissione epatica diagnosticata durante il trattamento con ruxolitinib devono essere monitorate le conte ematiche complete, inclusa una conta differenziale dei globuli bianchi, almeno ogni una-due settimane per le prime 6 settimane dopo l’inizio della terapia con ruxolitinib e poi come clinicamente indicato una volta che la funzione epatica e le conte ematiche si sono stabilizzate.
Interazioni Se Jakavi viene co-somministrato con inibitori potenti del CYP3A4 o con inibitori sia dell’enzima CYP2C9 che del CYP3A4 (es.
fluconazolo), la dose unitaria di Jakavi deve essere ridotta di circa il 50%, da somministrare due volte al giorno (vedere paragrafi 4.2 e 4.5).
Si raccomanda un monitoraggio più frequente (es.
due volte alla settimana) dei parametri ematologici e dei segni e sintomi clinici delle reazioni avverse al medicinale correlate a ruxolitinib durante la somministrazione di inibitori potenti del CYP3A4 o inibitori sia dell’enzima CYP2C9 che del CYP3A4.
La co-somministrazione di terapie citoriduttive con Jakavi è stata associata a citopenie gestibili (vedere il paragrafo 4.2 per le modifiche della dose durante le citopenie).
Eccipienti con effett noti Propilene glicole Questo medicinale contiene 150 mg di propilene glicole per ml di soluzione orale.
La co-somministrazione con qualsiasi substrato dell'alcol deidrogenasi come etanolo può indurre effetti avversi nei bambini con meno di 5 anni di età.
Paraidrossibenzoato Questo medicinale contiene metil e propil paraidrossibenzoato, che può causare reazioni allergiche (anche ritardate). Interazioni
- Sono stati effettuati studi d’interazione solo negli adulti.
Ruxolitinib viene eliminato attraverso metabolismo catalizzato dal CYP3A4 e dal CYP2C9.
Perciò, i medicinali che inibiscono questi enzimi possono dare origine ad una aumentata esposizione a ruxolitinib.
Interazioni con conseguente riduzione della dose di ruxolitinib Inibitori del CYP3A4 Inibitori potenti del CYP3A4 (ad esempio, ma non solo, boceprevir, claritromicina, indinavir, itraconazolo, ketoconazolo, lopinavir/ritonavir, ritonavir, mibefradil, nefazodone, nelfinavir, posaconazolo, saquinavir, telaprevir, telitromicina, voriconazolo) In soggetti sani la co-somministrazione di ruxolitinib (dose singola di 10 mg) con un inibitore potente del CYP3A4, ketoconazolo, ha determinato un aumento della Cmax e dell’AUC di ruxolitinibrispettivamente del 33% e del 91% rispetto a quelle ottenute con la somministrazione di ruxolitinib da solo.
La co-somministrazione con ketoconazolo ha prolungato l’emivita da 3,7 a 6,0 ore.
Quando si somministra ruxolitinib con inibitori potenti del CYP3A4, la dose unitaria di ruxolitinib deve essere ridotta di circa il 50%, da somministrare due volte al giorno.
I pazienti devono essere attentamente monitorati (es.
due volte la settimana) per citopenia e la dose deve essere titolata sulla base della sicurezza e dell’efficacia (vedere paragrafo 4.2).
Inibitori sia del CYP2C9 che del CYP3A4 In soggetti sani la co-somministrazione di ruxolitinib (dose singola di 10 mg) con fluconazolo, un inibitore sia del CYP2C9 che del CYP3A4, ha determinato un aumento della Cmax e dell’AUC di ruxolitinibrispettivamente del 47% e del 232% rispetto a quelle ottenute con la somministrazione di ruxolitinib da solo.
Deve essere considerata una riduzione della dose del 50% quando si usano medicinali che sono inibitori degli enzimi sia CYP2C9 che CYP3A4 (es.
fluconazolo).
Evitare l’uso concomitante di ruxolitinib con dosi di fluconazolo superiori a 200 mg die.
Induttori enzimatici Induttori del CYP3A4 (ad esempio, ma non solo, avasimibe, carbamazepina, fenobarbital, fenitoina, rifabutina, rifampina (rifampicina),erba di San Giovanni (Hypericum perforatum)) I pazienti devono essere attentamente monitorati e la dose deve essere titolata in base alla sicurezza e all’efficacia (vedere paragrafo 4.2).
In soggetti sani trattati con ruxolitinib (dose singola di 50 mg) dopo somministrazione di rifampicina (dose di 600 mg/die per 10 giorni), induttore potente del CYP3A4, è stata osservata una riduzione dell’AUC di ruxolitinib del 70% rispetto a quella ottenuta dopo la somministrazione di ruxolitinib da solo.
L’esposizione dei metaboliti attivi di ruxolitinib è risultata invariata.
Complessivamente, l’attività farmacodinamica di ruxolitinib è risultata simile, suggerendo che l’induzione del CYP3A4 ha determinato un effetto farmacodinamico minimo.
Tuttavia, questo può essere correlato all’alta dose di ruxolitinib che ha determinato effetti farmacodinamici vicini alla Emax.
È possibile che nel singolo paziente, un aumento della dose di ruxolitinib sia necessario quando si inizia il trattamento con un induttore enzimatico potente.
Altre interazioni che influiscono su ruxolitinib da tenere in considerazione Inibitori lievi o moderati del CYP3A4 (ad esempio, ma non solo, ciprofloxacina, eritromicina, amprenavir, atazanavir, diltiazem, cimetidina) In soggetti sani la co-somministrazione di ruxolitinib (dose singola di 10 mg) con eritromicina 500 mg due volte al giorno per quattro giorni ha determinato un aumento della Cmax e dell’AUC di ruxolitinib rispettivamente dell’8% e del 27% rispetto a quelle ottenute con la somministrazione di ruxolitinib da solo.
Non è richiesto un aggiustamento della dose quando ruxolitinib viene co-somministrato con inibitori lievi o moderati del CYP3A4 (ad es.
eritromicina).
Tuttavia, i pazienti devono essere attentamente monitorati per citopenia quando iniziano una terapia con un inibitore moderato del CYP3A4.
Effetti di ruxolitinib su altri medicinali Sostanze trasportate dalla glicoproteina-P o da altri trasportatori Ruxolitinib può inibire la glicoproteina P (P-glycoprotein, P-gp) e la proteina di resistenza del tumore mammario (breast cancer resistance protein, BCRP) nell’intestino.
Questo può determinare un aumento dell’esposizione sistemica dei substrati di questi trasportatori, ad esempio dabigatran etexilato, ciclosporina, rosuvastatina e potenzialmente digossina.
Si consiglia il monitoraggio terapeutico del medicinale (therapeutic drug monitoring, TDM) o il monitoraggio clinico della sostanza interessata.
È possibile che l’inibizione potenziale della P-gp e della BCRP nell’intestino possa essere minimizzata se il periodo di tempo tra le somministrazioni viene mantenuto ampio il più a lungo possibile.
Uno studio condotto in soggetti sani ha indicato che ruxolitinib non ha inibito il metabolismo di midazolam, substrato del CYP3A4, somministrato per via orale.
Pertanto, non si prevede alcun aumento dell’esposizione dei substrati del CYP3A4 quando somministrati in associazione con ruxolitinib.
Un altro studio condotto in soggetti sani ha indicato che ruxolitinib non influenza la farmacocinetica di un contraccettivo orale contenente etinilestradiolo e levonorgestrel.
Pertanto, non si prevede che l'efficacia contraccettiva di questa associazione sarà compromessa dalla co-somministrazione con ruxolitinib. Effetti indesiderati
- Riassunto del profilo di sicurezza GvHD acuta Le reazioni avverse al medicinale più frequentemente segnalate nello studio REACH2 (pazienti adulti e adolescenti) sono state trombocitopenia, anemia, neutropenia, aumento dell’alanina aminotransferasi e aumento dell’aspartato aminotransferasi.
Le reazioni avverse al medicinale più frequentemente segnalate nel gruppo di pazienti pediatrici (adolescenti da REACH2 e pazienti pediatrici da REACH4) sono state anemia, neutropenia, aumento dell'alanina aminotransferasi, ipercolesterolemia e trombocitopenia.
Le anomalie di laboratorio ematologiche identificate come reazioni avverse in REACH2 (pazienti adulti e adolescenti) e nel gruppo di pazienti pediatrici (REACH2 e REACH 4) includono rispettivamente, trombocitopenia (85,2% e 55,1%), anemia (75,0% e 70,8%) e neutropenia (65,1% e 70,0%).
Anemia di grado 3 è stata segnalata nel 47,7% dei pazienti in REACH2 e nel 45,8% dei pazienti del gruppo pediatrico.
Trombocitopenia di grado 3 e 4 è stata segnalata nel 31,3% e nel 47,7% dei pazienti in REACH2 e nel 14,6% e 22,4% del gruppo dei pazienti pediatrici, rispettivamente.
Neutropenia di grado 3 e 4 è stata segnalata nel 17,9% e nel 20,6% dei pazienti in REACH2 e nel 32,0% e 22,0% dei pazienti nel gruppo pediatrico, rispettivamente.
Le reazioni avverse non ematologiche più frequenti in REACH2 (pazienti adulti e adolescenti) e nel gruppo dei pazienti pediatrici (REACH2 e REACH4) sono state infezione da citomegalovirus (CMV) (32,3% e 31,4%), sepsi (25,4% e 9,8%), infezioni del tratto urinario (17,9% e 9,8%), ipertensione (13,4% e 17,6%) e nausea (16,4% e 3,9%), rispettivamente.
Le anomalie di laboratorio non ematologiche identificate come reazioni avverse in REACH2 (pazienti adulti e adolescenti) e nel gruppo dei pazienti pediatrici (REACH2 e REACH4) sono state aumento della alanina aminotransferasi (54,9% e 63,3%), aumento dell’aspartato aminotransferasi (52,3% e 50,0%) e ipercolesterolemia (49,2% e 61,2%), rispettivamente.
La maggioranza sono state di grado 1 e 2, tuttavia, è stato segnalato un aumento di grado 3 dell'alanina aminotransferasi nel 17,6% dei pazienti in REACH2 e nel 27,3% dei pazienti nel gruppo pediatrico.
L’interruzione del trattamento a causa di eventi avversi, indipendentemente dalla causalità, è stata osservata nel 29,4% dei pazienti in REACH2 e nel 21,6% dei pazienti nel gruppo pediatrico.
GvHD cronica Le reazioni avverse al medicinale più di frequente segnalate nello studio REACH3 (pazienti adulti e adolescenti) sono state anemia, ipercolesterolemia e aumento dell’aspartato aminotransferasi.
Le reazioni avverse al medicinale più frequentemente segnalate nel gruppo di pazienti pediatrici (adolescenti da REACH3 e pazienti pediatrici da REACH5) sono state neutropenia, ipercolesterolemia e aumento dell’alanina aminotransferasi.
Le anomalie di laboratorio ematologiche identificate come reazioni avverse in REACH3 (pazienti adulti e adolescenti) e nel gruppo di pazienti pediatrici (REACH3 e REACH5) includono anemia (68,6% e 49,1%), neutropenia (36,2% e 59,3%) e trombocitopenia (34,4% e 35,2%) rispettivamente.
Anemia di grado 3 è stata segnalata nel 14,8% dei pazienti in REACH3 e nel 17,0% dei pazienti nel gruppo pediatrico.
Neutropenia di grado 3 e 4 sono state segnalate nel 9,5% e nel 6,7% dei pazienti in REACH3 e nel 17,3% e nel 11,1% dei pazienti nel gruppo pediatrico, rispettivamente.
Trombocitopenia di grado 3 e 4 sono state segnalate nel 5,9% e nel 10,7% dei pazienti adulti e adolescenti in REACH3 e nel 7,7% e nel 11,1% dei pazienti nel gruppo pediatrico, rispettivamente.Le reazioni avverse non ematologiche più frequenti in REACH3 (pazienti adulti e adolescenti) e nel gruppo dei pazienti pediatrici (REACH3 e REACH5) sono state ipertensione (15,0% e 14,5%) e cefalea (10,2% e 18,2%), rispettivamente.
Le anomalie di laboratorio non ematologiche più frequenti identificate come reazioni avverse in REACH3 (pazienti adulti e adolescenti) e nel gruppo di pazienti pediatrici (REACH3 e REACH5) sono state ipercolesterolemia (52,3% e 54,9%), aumento dell’aspartato aminotransferasi (52,2% e 45,5%) e aumento dell’alanina aminotransferasi (43,1% e 50,9%).
La maggioranza sono state di grado 1 e 2, tuttavia le anomalie di laboratorio di grado 3 riportate nel gruppo di pazienti pediatrici includevano aumento dell'alanina aminotransferasi (14,9%) e aumento dell'aspartato aminotransferasi (11,5%).
L’interruzione del trattamento a causa di eventi avversi, indipendentemente dalla causalità, è stata osservata nel 18,1% dei pazienti in REACH3 e nel 14,5% dei pazienti nel gruppo pediatrico.
Tabella delle reazioni avverse La sicurezza di Jakavi in pazienti con GvHD acuta è stata valutata nello studio di fase 3 REACH2 e nello studio di fase 2 REACH4.
REACH2 ha incluso i dati ottenuti da 201 pazienti di età ≥ 12 anni randomizzati dall’inizio a Jakavi (n=152) e da pazienti che hanno ricevuto Jakavi dopo il cross-over dal braccio della migliore terapia disponibile (best available therapy, BAT) (n=49).
L'esposizione mediana su cui si basano le categorie di frequenza delle reazioni avverse al medicinale è stata di 8,9 settimane (intervallo da 0,3 a 66,1 settimane).
Nel gruppo di pazienti pediatrici di età ≥ 2 anni (6 pazienti in REACH2 e 45 pazienti in REACH4), l’esposizione mediana è stata di 16,7 settimane (intervallo da 1,1 a 48,9 settimane).
La sicurezza di Jakavi in pazienti con GvHD cronica è stata valutata nello studio di fase 3 REACH3 e nello studio di fase 2 REACH5.
REACH3 ha incluso i dati ottenuti da 226 pazienti di età ≥ 12 anni randomizzati dall’inizio a Jakavi (n=165) e da pazienti che hanno ricevuto Jakavi dopo il cross-over dal braccio della migliore terapia disponibile (n=61).
L'esposizione mediana su cui si basano le categorie di frequenza delle reazioni avverse al medicinale è stata di 41,4 settimane (intervallo da 0,7 a 127,3 settimane).
Nel gruppo di pazienti pediatrici di età ≥ 2 anni (10 pazienti in REACH3 e 45 pazienti in REACH5), l’esposizione mediana è stata di 57,1 settimane (intervallo da 2,1 a 155,4 settimane).
Nel programma degli studi clinici, la severità delle reazioni avverse al medicinale è stata valutata sulla base dei CTCAE, che definiscono grado 1 = lieve, grado 2 = moderato, grado 3 = severo, grado 4 = che mette in pericolo di vita o disabilitante, grado 5 = morte.
Le reazioni avverse al medicinale dagli studi clinici nella GvHD acuta e cronica (Tabella 5) sono elencate secondo la classificazione per sistemi e organi MedDRA.
All’interno di ciascuna classe di sistema e organo, le reazioni avverse al medicinale sono riportate in ordine decrescente di frequenza.
Inoltre, per ogni reazione avversa al medicinale, la corrispondente categoria di frequenza si basa sulla seguente convenzione: molto comune (≥ 1/10); comune (≥ 1/100, < 1/10); non comune (≥ 1/1 000, < 1/100); raro (≥ 1/10 000, < 1/1 000); molto raro (< 1/10 000); non nota (la frequenza non può essere definita sulla base dei dati disponibili).
Tabella 5 Categoria di frequenza delle reazioni avverse al farmaco segnalate negli studi clinici nella GvHD
Descrizione di reazioni avverse al medicinale selezionate Anemia Negli studi di fase 3 nella GvHD acuta (REACH2) e cronica (REACH3), l’anemia (tutti i gradi) è stata segnalata nel 75,0% e nel 68,6% dei pazienti, di grado 3 CTCAE è stata riportata nel 47,7% e nel 14,8% dei pazienti, rispettivamente.GvHD Acuta (REACH2) GvHD Acuta (Gruppo pediatrico) GvHD Cronica (REACH3) GvHD Cronica (Gruppo pediatrico) Reazione avversa al medicinale Categoria di frequenza Categoria di frequenza Categoria di frequenza Categoria di frequenza Infezioni ed infestazioni Infezioni da CMV Molto comune Molto comune Comune Comune Grado CTCAE³ ≥ 3 Molto comune Comune Comune N/A5 Sepsi Molto comune Comune 6 6 Grado CTCAE ≥ 34 Molto comune Comune 6 6 Infezioni del tratto urinario Molto comune Comune Comune Comune Grado CTCAE ≥ 3 Comune Comune Comune Comune Infezione da virus BK -6 -6 Comune Comune Grado CTCAE ≥ 3 -6 -6 Non comune N/A5 Patologie del sistema emolinfopoietico Trombocitopenia¹ Molto comune Molto comune Molto comune Molto comune Grado 3 CTCAE Molto comune Molto comune Comune Comune Grado 4 CTCAE Molto comune Molto comune Molto comune Molto comune Anemia¹ Molto comune Molto comune Molto comune Molto comune Grado 3 CTCAE Molto comune Molto comune Molto comune Molto comune Neutropenia¹ Molto comune Molto comune Molto comune Molto comune Grado 3 CTCAE Molto comune Molto comune Comune Molto comune Grado 4 CTCAE Molto comune Molto comune Comune Molto comune Pancitopenia1,2 Molto comune Molto comune -6 -6 Disturbi del metabolismo e della nutrizione Ipercolesterolemia¹ Molto comune Molto comune Molto comune Molto comune Grado 3 CTCAE Comune N/A5 Comune Comune Grado 4 CTCAE Comune N/A5 Non comune Comune Aumento di peso -6 -6 Comune Comune Grado CTCAE ≥ 3 -6 -6 N/A5 Comune Patologie del sistema nervoso Cefalea Comune Comune Molto comune Molto comune Grado CTCAE ≥ 3 Non comune N/A5 Comune Comune Patologie vascolari Ipertensione Molto comune Molto comune Molto comune Molto comune Grado CTCAE ≥ 3 Comune Molto comune Common Comune Patologie gastrointestinali Lipasi elevata¹ -6 -6 Molto comune Molto comune Grado 3 CTCAE -6 -6 Comune Comune Grado 4 CTCAE -6 -6 Non comune Comune Amilasi elevata¹ -6 -6 Molto comune Molto comune Grado 3 CTCAE -6 -6 Comune Comune Grado 4 CTCAE -6 -6 Comune N/A5 Nausea Molto comune Comune -6 -6 Grado CTCAE ≥ 3 Non comune N/A5 -6 -6 Costipazione -6 -6 Comune Comune Grado CTCAE ≥ 3 -6 -6 N/A5 N/A5 Patologie epatobiliari Alanina aminotransferasi aumentata¹ Molto comune Molto comune Molto comune Molto comune Grado 3 CTCAE Molto comune Molto comune Comune Molto comune Grado 4 CTCAE Comune N/A5 Non comune Comune Aspartato aminotransferasi aumentata¹ Molto comune Molto comune Molto comune Molto comune Grado 3 CTCAE Comune Comune Comune Molto comune Grado 4 CTCAE N/A5 N/A5 Non comune N/A5 Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo Creatinfosfochinasi ematica aumentata¹ -6 -6 Molto comune Molto comune Grado 3 CTCAE -6 -6 Comune N/A5 Grado 4 CTCAE -6 -6 Comune N/A5 Patologie renali e urinarie Creatinina ematica aumentata¹ -6 -6 Molto comune Comune Grado 3 CTCAE -6 -6 Comune N/A5 Grado 4 CTCAE -6 -6 N/A5 N/A5 ¹ La frequenza si basa su anomalie di laboratorio nuove o peggiorate rispetto al basale.
² La pancitopenia è caratterizzata da un livello di emoglobina < 100 g/L, conta piastrinica < 100x109/L, e conta dei neutrofili < 1,5x109/L (o riduzione dei globuli bianchi di grado 2 se manca la conta dei neutrofili), simultaneamente nella stessa valutazione di laboratorio.
³ Common Terminology Criteria for Adverse Events (CTCAE) versione 4.03.
4 Sepsi di Grado ≥ 3 include 20 eventi di grado 5 (10%) in REACH2.
Non si sono verificati eventi di grado 5 nel gruppo pediatrico.
5 Non applicabile: nessun caso segnalato.
6 “-”: Non è reazione avversa al medicinale identificata in questa indicazione.
Nei pazienti pediatrici con GvHD acuta e cronica, l'anemia (tutti i gradi) è stata segnalata nel 70,8% e nel 49,1% dei pazienti, di grado 3 CTCAE è stata segnalata nel 45,8% e nel 17,0% dei pazienti, rispettivamente.
Trombocitopenia Nello studio di fase 3 nella GvHD acuta (REACH2), la trombocitopenia di grado 3 e 4 è stata osservata nel 31,3% e 47,7% dei pazienti, rispettivamente.
Nello studio di fase 3 nella GvHD cronica (REACH3), la trombocitopenia di grado 3 e 4 è stata inferiore (5,9% e 10,7%) rispetto alla GvHD acuta.
La frequenza della trombocitopenia di grado 3 (14,6%) e 4 (22,4%) nei pazienti pediatrici con GvHD acuta era inferiore rispetto allo studio REACH2.
Nei pazienti pediatrici con GvHD cronica, la trombocitopenia di grado 3 e 4 era inferiore (7,7% e 11,1%) rispetto ai pazienti pediatrici con GvHD acuta.
Neutropenia Nello studio di fase 3 nella GvHD acuta (REACH2), la neutropenia di grado 3 e 4 è stata osservata nel 17,9% e 20,6% dei pazienti, rispettivamente.
Nello studio di fase 3 nella GvHD cronica (REACH3), la neutropenia di grado 3 e 4 è stata inferiore (9,5% e 6,7%) rispetto alla GvHD acuta.
Nei pazienti pediatrici, la frequenza della neutropenia di grado 3 e 4 è stata, rispettivamente, del 32,0% e del 22,0% nella GvHD acuta e del 17,3% e 11,1%, rispettivamente, nella GvHD cronica.
Sanguinamento Nel periodo comparativo dello studio di fase 3 nella GvHD acuta (REACH2), sono stati riportati eventi di sanguinamento nel 25,0% e nel 22,0% dei pazienti nel braccio con ruxolitinib e nel braccio con la migliore terapia disponibile, rispettivamente.
I sottogruppi di eventi di sanguinamento sono stati generalmente simili tra i bracci di trattamento: lividi (5,9% nel braccio con ruxolitinib vs.
6,7% nel braccio con la migliore terapia disponibile), eventi gastrointestinali (9,2% vs.
6,7%) e altri eventi emorragici (13,2% vs.
10,7%).
Sono stati riportati eventi di sanguinamento intracranico nello 0,7% dei pazienti nel braccio con la migliore terapia disponibile ed in nessun paziente nel braccio con ruxolitinib.
Nei pazienti pediatrici, la frequenza degli eventi di sanguinamento è stata del 23,5%.
Gli eventi riportati in ≥ 5% dei pazienti sono stati cistite emorragica ed epistassi (5,9% ciascuno).
Non sono stati segnalati eventi di sanguinamento intracranico nei pazienti pediatrici.
Nel periodo comparativo dello studio di fase 3 nella GvHD cronica (REACH3), eventi di sanguinamento sono stati riportati nel 11,5% e nel 14,6% dei pazienti nel braccio con ruxolitinib e nel braccio con la migliore terapia disponibile, rispettivamente.
I sottogruppi di eventi di sanguinamento sono stati generalmente simili tra i bracci di trattamento: lividi (4,2% nel braccio con ruxolitinib vs.
2,5% nel braccio con la migliore terapia disponibile), eventi gastrointestinali (1,2% vs.
3,2%) e altri eventi emorragici (6,7% vs.
10,1%).
Nei pazienti pediatrici, la frequenza degli eventi di sanguinamento è stata del 9,1%.
Gli eventi segnalati sono stati epistassi, ematochezia, ematoma, emorragia post-procedurale ed emorragia cutanea (1,8% ciascuno).
Non è stato riportato alcun evento di sanguinamento intracranico nei pazienti con GvHD cronica.
Infezioni Nello studio di fase 3 per la GvHD acuta (REACH2), durante il periodo comparativo, sono state riportate infezioni del tratto urinario nel 9,9% (grado ≥ 3, 3,3%) dei pazienti nel braccio con ruxolitinb rispetto al 10,7% (grado ≥ 3, 6,0%) dei pazienti nel braccio con la migliore terapia disponibile.
Sono state riportate infezioni da CMV nel 28,3% (grado ≥ 3, 9,3%) dei pazienti nel braccio con ruxolitinb rispetto al 24,0% (grado ≥ 3, 10,0%) dei pazienti nel braccio con la migliore terapia disponibile.
Sono stati riportati episodi di sepsi nel 12,5% (grado ≥ 3, 11,1%) dei pazienti nel braccio con ruxolitinb rispetto al 8,7% (grado ≥ 3, 6,0%) dei pazienti nel braccio con la migliore terapia disponibile.
Sono state riportate infezioni da virus BK solo in 3 pazienti nel braccio con ruxolitinb con un evento di grado 3.
Durante il follow-up a lungo termine dei pazienti trattati con ruxolitinib, sono state riportate infezioni del tratto urinario nel 17,9% (grado ≥ 3, 6,5%) dei pazienti e infezioni da CMV sono state riportate nel 32,3% (grado ≥ 3, 11,4%) dei pazienti.
Infezioni da CMV con coinvolgimento di organi sono state osservate in un numero molto limitato di pazienti; coliti da CMV, enteriti da CMV e infezioni gastrointestinali da CMV di ogni grado sono state riportate in quattro, due e in un paziente, rispettivamente.
Sono stati riportati episodi di sepsi, incluso shock settico, di ogni grado nel 25,4% (grado ≥ 3, 21,9%) dei pazienti.
Infezioni del tratto urinario ed eventi di sepsi sono stati segnalati con una frequenza inferiore nei pazienti pediatrici con GvHD acuta (9,8% ciascuno) rispetto ai pazienti adulti e adolescenti.
Infezioni da CMV sono state segnalate nel 31,4% dei pazienti pediatrici (grado 3, 5,9%).
Nello studio di fase 3 per la GvHD cronica (REACH3), durante il periodo comparativo, sono state riportate infezioni del tratto urinario nel 8,5% (grado ≥ 3, 1,2%) dei pazienti nel braccio con ruxolitinb rispetto al 6,3% (grado ≥ 3, 1,3%) dei pazienti nel braccio con la migliore terapia disponibile.
Sono state riportate infezioni da virus BK nel 5,5% (grado ≥ 3, 0,6%) dei pazienti nel braccio con ruxolitinb rispetto al 1,3% dei pazienti nel braccio con la migliore terapia disponibile.
Sono state riportate infezioni da CMV nel 9,1% (grado ≥ 3, 1,8%) dei pazienti nel braccio con ruxolitinb rispetto al 10,8% (grado ≥ 3, 1,9%) dei pazienti nel braccio con la migliore terapia disponibile.
Sono stati riportati episodi di sepsi nel 2,4% (grado ≥ 3, 2,4%) dei pazienti nel braccio con ruxolitinb rispetto al 6,3% (grado ≥ 3, 5,7%) dei pazienti nel braccio con la migliore terapia disponibile.
Durante il follow-up a lungo termine dei pazienti trattati con ruxolitinib, sono state riportate infezioni del tratto urinario e infezioni da BK virus nel 9,3% (grado ≥ 3, 1,3%) e nel 4,9% (grado ≥ 3, 0,4%) dei pazienti, rispettivamente.
Infezioni da CMV ed episodi di sepsi sono stati riportati nel 8,8% (grado ≥ 3, 1,3%) e nel 3,5% (grado ≥ 3, 3,5%) dei pazienti, rispettivamente.
Nei pazienti pediatrici con GvHD cronica, infezioni del tratto urinario sono state segnalate nel 5,5% (grado 3, 1,8%) dei pazienti e infezione da virus BK è stata segnalata nell’1,8% (nessun grado ≥ 3) dei pazienti.
Le infezioni da CMV si sono verificate nel 7,3% (nessun grado ≥ 3) dei pazienti.
Lipasi elevata Nel periodo comparativo dello studio di fase 3 per la GvHD acuta (REACH2), sono stati riportati valori di lipasi nuovi o peggiorati nel 19,7% dei pazienti nel braccio con ruxolitinb rispetto al 12,5% dei pazienti nel braccio con la migliore terapia disponibile; i corrispondendi incrementi di grado 3 (3,1% vs 5,1%) e di grado 4 (0% vs 0,8%) sono stati simili.
Durante il follow-up a lungo termine dei pazienti trattati con ruxolitinib, sono stati riportati valori di lipasi nuovi o peggiorati nel 32,2% dei pazienti; grado 3 e grado 4 sono stati riportati nel 8,7% e 2,2% dei pazienti, rispettivamente.
Lipasi elevata è stata segnalata nel 20,4% dei pazienti pediatrici (grado 3 e 4: 8,5% e 4,1%, rispettivamente).
Nel periodo comparativo dello studio di fase 3 per la GvHD cronica (REACH3), sono stati riportati valori di lipasi nuovi o peggiorati nel 32,1% dei pazienti nel braccio con ruxolitinb rispetto al 23,5% dei pazienti nel braccio con la migliore terapia disponibile; i corrispondendi incrementi di grado 3 (10,6% vs 6,2%) e di grado 4 (0,6% vs 0%) sono stati simili.
Durante il follow-up a lungo termine dei pazienti trattati con ruxolitinib, sono stati riportati valori di lipasi incrementati nel 35,9% dei pazienti; grado 3 e grado 4 sono stati riportati nel 9,5% e 0,4% dei pazienti, rispettivamente.
Lipasi elevata è stata segnalata con una frequenza inferiore (20,4%; grado 3 e 4: 3,8% e 1,9%, rispettivamente) nei pazienti pediatrici.
Pazienti pediatrici Un totale di 106 pazienti di età compresa tra i 2 e i 18 anni con GvHD sono stati analizzati per gli aspetti di sicurezza: 51 pazienti (45 pazienti in REACH4 e 6 pazienti in REACH2) negli studi sulla GvHD acuta e 55 pazienti (45 pazienti in REACH5 e 10 pazienti in REACH3) negli studi sulla GvHD cronica.
Il profilo di sicurezza osservato nei pazienti pediatrici che hanno ricevuto ruxolitinib è stato simile a quello osservato nei pazienti adulti.
Segnalazione delle reazioni avverse sospette La segnalazione delle reazioni avverse sospette che si verificano dopo l’autorizzazione del medicinale è importante, in quanto permette un monitoraggio continuo del rapporto beneficio/rischio del medicinale.
Agli operatori sanitari è richiesto di segnalare qualsiasi reazione avversa sospetta tramite l’Agenzia Italiana del Farmaco, sito web: https://www.aifa.gov.it/content/segnalazioni-reazioni-avverse. Gravidanza e allattamento
- Gravidanza Non ci sono dati relativi all’uso di Jakavi in donne in gravidanza.
Gli studi sugli animali hanno mostrato che ruxolitinib è embriotossico e fetotossico.
Non è stata osservata teratogenicità in ratti o conigli.
Tuttavia, rispetto alla dose clinica più alta, i margini di esposizione sono stati bassi e i risultati sono quindi di limitata rilevanza per gli esseri umani (vedere paragrafo 5.3).
Il rischio potenziale per gli esseri umani non è noto.
A scopo precauzionale, l’uso di Jakavi è controindicato durante la gravidanza (vedere paragrafo 4.3).
Donne in età fertile/Contraccezione Le donne in età fertile devono usare misure contraccettive efficaci durante il trattamento con Jakavi.
In caso di gravidanza durante il trattamento con Jakavi, deve essere eseguita una valutazione del rischio/beneficio su base individuale con una accurata informazione per quanto riguarda i potenziali rischi per il feto (vedere paragrafo 5.3).
Allattamento Jakavi non deve essere usato durante l’allattamento con latte materno (vedere paragrafo 4.3) e quindi l’allattamento deve essere sospeso quando si inizia il trattamento.
Non è noto se ruxolitinib e/o i suoi metaboliti siano escreti nel latte materno.
Il rischio per il lattante non può essere escluso.
I dati farmacodinamici/tossicologici disponibili in animali hanno mostrato l’escrezione di ruxolitinib e dei suoi metaboliti nel latte (vedere paragrafo 5.3).
Fertilità Non vi sono dati sugli effetti di ruxolitinib sulla fertilità nell’uomo.
Negli studi sugli animali non sono stati osservati effetti sulla fertilità. Conservazione
- Non conservare a temperatura superiore a 30°C.
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Segnalazione degli effetti indesiderati
Se dovesse manifestarsi un qualsiasi effetto indesiderato, compresi quelli non elencati in questo foglio, è doveroso rivolgersi al proprio medico, ad uno specialista e/o al farmacista. La segnalazione delle reazioni avverse sospette che si verificano dopo l’autorizzazione del medicinale è importante, in quanto permette un monitoraggio continuo del rapporto beneficio/rischio del medicinale. Gli effetti indesiderati possono essere segnalati direttamente tramite il sistema nazionale di segnalazione all'indirizzo www.agenziafarmaco.it/it/responsabili. Segnalando gli effetti indesiderati si può contribuire a fornire maggiori informazioni sulla sicurezza di questo medicinale.
