ERBITUX INFUS 1FL 20ML 5MG/ML

296,41 €

Prezzo indicativo

Principio attivo: CETUXIMAB
  • ATC: L01FE01
  • Descrizione tipo ricetta: OSP - USO OSPEDALIERO
  • Presenza Glutine:
  • Presenza Lattosio:

Data ultimo aggiornamento: 01/08/2012

Erbitux è indicato per il trattamento di pazienti affetti da carcinoma metastatico del colon-retto (mCRC) con espressione del recettore per il fattore di crescita epidermico (EGFR) e senza mutazioni di RAS (wild-type) • in associazione con chemioterapia a base di irinotecan, • in prima linea in associazione con FOLFOX, • in monoterapia nei pazienti nei quali sia fallita la terapia a base di oxaliplatino e irinotecan e che siano intolleranti a irinotecan. Per maggiori dettagli vedere paragrafo 5.1. Erbitux è indicato per il trattamento di pazienti adulti affetti da carcinoma metastatico del colon-retto con mutazione BRAF V600E • in associazione con encorafenib e FOLFOX come trattamento di prima linea, • in associazione con encorafenib nei pazienti che hanno ricevuto una precedente terapia sistemica. Per maggiori dettagli vedere paragrafo 5.1, per la selezione dei pazienti sulla base dei biomarcatori vedere paragrafo 4.2. Erbitux è indicato per il trattamento di pazienti affetti da carcinoma a cellule squamose di testa e collo • in associazione con radioterapia per la malattia localmente avanzata; • in associazione con chemioterapia a base di platino nella malattia ricorrente e/o metastatica.
Ogni mL di soluzione per infusione contiene 5 mg di cetuximab. Ogni flaconcino da 20 mL contiene 100 mg di cetuximab. Ogni flaconcino da 100 mL contiene 500 mg di cetuximab. Cetuximab è un anticorpo monoclonale chimerico IgG1 prodotto in una linea cellulare di mammifero (Sp2/0) mediante tecniche di DNA ricombinante. Per l’elenco completo degli eccipienti, vedere paragrafo 6.1.

Controindicazioni

Erbitux è controindicato in pazienti con nota ipersensibilità severa (grado 3 o 4 [Common Terminology Criteria for Adverse Events, CTCAE]) a cetuximab.
L’associazione di Erbitux con chemioterapia a base di oxaliplatino è controindicata nei pazienti affetti da mCRC con mutazioni di RAS o di cui non è noto lo stato di RAS (vedere anche paragrafo 4.4).
Prima di iniziare il trattamento di associazione, si devono esaminare le controindicazioni relative agli agenti chemioterapici usati in associazione o quelle relative alla radioterapia.

Posologia

Erbitux deve essere somministrato sotto la supervisione di un medico esperto nell’uso di medicinali antineoplastici.
È richiesto un attento controllo durante l’infusione e per almeno un’ora dopo la fine dell’infusione.
Deve essere assicurata la disponibilità di attrezzature per la rianimazione.
Posologia Prima della prima infusione, i pazienti devono ricevere una premedicazione con un antistaminico e un corticosteroide almeno 1 ora prima della somministrazione di cetuximab.
Questa premedicazione è raccomandata prima di tutte le infusioni successive. Carcinoma del colon-retto Carcinoma del colon-retto senza mutazioni di RAS Nei pazienti con mCRC senza mutazioni di RAS, cetuximab è utilizzato in associazione con chemioterapia o in monoterapia (vedere paragrafo 5.1).
Prima di iniziare il trattamento con Erbitux è necessario verificare lo stato wild type di RAS (assenza di mutazioni KRAS e NRAS).
Lo stato mutazionale deve essere determinato da un laboratorio competente che utilizzi un metodo di analisi validato per la diagnosi delle mutazioni KRAS e NRAS (esoni 2, 3 e 4) (vedere paragrafi 4.4 e 5.1).
Erbitux può essere somministrato secondo uno schema posologico settimanale o ogni due settimane.
Schema posologico settimanale Erbitux viene somministrato una volta a settimana.
La dose iniziale è di 400 mg di cetuximab per m² di superficie corporea (BSA).
Tutte le successive dosi settimanali sono di 250 mg/m² ciascuna.
Schema posologico ogni due settimane Erbitux viene somministrato una volta ogni due settimane.
Ogni dose è di 500 mg di cetuximab per m² di superficie corporea.
Carcinoma del colon-retto con mutazione BRAF V600E Nei pazienti con carcinoma del colon-retto metastatico (mCRC) con mutazione BRAF V600E, cetuximab è utilizzato in associazione con encorafenib e FOLFOX o con encorafenib (vedere paragrafo 5.1).
Prima di iniziare il trattamento con Erbitux è necessario accertare la presenza della mutazione BRAF V600E.
Lo stato mutazionale deve essere determinato mediante un IVD (dispositivo diagnostico in vitro) a marchio CE con la destinazione d’uso corrispondente.
Nel caso in cui non sia disponibile un IVD a marchio CE, deve essere utilizzato un test alternativo convalidato.
In associazione con encorafenib nei pazienti che hanno ricevuto una precedente terapia sistemica Erbitux viene somministrato una volta a settimana.
La prima dose è di 400 mg di cetuximab per m² di superficie corporea (BSA).
Tutte le successive dosi settimanali sono di 250 mg/m² ciascuna.
In associazione con encorafenib e FOLFOX Erbitux viene somministrato una volta ogni due settimane.
Ogni dose è di 500 mg di cetuximab per m² di superficie corporea.
Per il dosaggio o le modifiche posologiche raccomandate degli agenti chemioterapici usati in associazione e di encorafenib, fare riferimento alle informazioni sul prodotto relative a questi medicinali.
Gli agenti chemioterapici non devono essere somministrati prima che sia trascorsa un’ora dalla fine dell’infusione di cetuximab.
Encorafenib deve essere somministrato prima di iniziare l’infusione di cetuximab.
Si raccomanda di continuare il trattamento con cetuximab fino a che non vi sia progressione della malattia.
Carcinoma a cellule squamose di testa e collo In associazione con radioterapia Nei pazienti con carcinoma a cellule squamose di testa e collo localmente avanzato, cetuximab è utilizzato in concomitanza con radioterapia.
Si raccomanda di iniziare la terapia con cetuximab una settimana prima della radioterapia, proseguendo la terapia fino al termine del periodo previsto per la radioterapia.
Erbitux viene somministrato una volta a settimana.
La dose iniziale è di 400 mg di cetuximab per m² di superficie corporea (BSA).
Tutte le successive dosi settimanali sono di 250 mg/m² ciascuna.
In associazione con chemioterapia a base di platino Nei pazienti con carcinoma a cellule squamose di testa e collo ricorrente e/o metastatico, cetuximab è utilizzato in associazione con chemioterapia a base di platino, seguita da cetuximab come terapia di mantenimento fino a progressione della malattia (vedere paragrafo 5.1).
La chemioterapia non deve essere somministrata prima che sia trascorsa un’ora dalla fine dell’infusione di cetuximab.
Erbitux può essere somministrato secondo uno schema posologico settimanale o ogni due settimane.
Schema posologico settimanale Erbitux viene somministrato una volta a settimana.
La dose iniziale è di 400 mg di cetuximab per m² di superficie corporea (BSA).
Tutte le successive dosi settimanali sono di 250 mg/m² ciascuna.
Schema posologico ogni due settimane Erbitux viene somministrato una volta ogni due settimane.
Ogni dose è di 500 mg di cetuximab per m² di superficie corporea.
Popolazioni speciali Cetuximab non è stato studiato in pazienti con alterazioni ematologiche preesistenti (vedere paragrafo 4.4).
Negli anziani non sono richiesti aggiustamenti della dose, tuttavia l’esperienza nei pazienti di età pari a 75 anni o superiore è limitata.
Ad oggi sono stati studiati pazienti con compromissione renale lieve (CRCL ≥ 60 e < 90 mL/min) e moderata (CRCL ≥ 30 e < 60 mL/min) e pazienti con compromissione epatica lieve secondo i criteri NCI-ODWG (National Cancer Institute Organ Dysfunction Working Group).
L’effetto di una compromissione epatica moderata o severa, come da criteri NCI-ODWG, sulla farmacocinetica di cetuximab non è stato valutato.
La farmacocinetica di cetuximab in pazienti con compromissione renale severa (CRCL ≥ 15 e < 30 mL/min) o con malattia renale allo stadio terminale non è stata valutata.
Vedere paragrafo 5.2.
Popolazione pediatrica Non esiste alcuna indicazione per un uso specifico di cetuximab nella popolazione pediatrica per le indicazioni autorizzate.
Modo di somministrazione Erbitux 5 mg/mL viene somministrato per via endovenosa mediante una pompa per infusione, fleboclisi a goccia o una pompa a siringa (per le istruzioni sull’impiego del medicinale, vedere paragrafo 6.6).
La dose iniziale deve essere somministrata lentamente per minimizzare il rischio di reazioni correlate all’infusione (vedere paragrafo 4.4).
Il tempo di infusione raccomandato è di 120 minuti.
Per le successive somministrazioni di cetuximab, la velocità di infusione non deve superare i 10 mg/min.
Se l’infusione iniziale è ben tollerata, il tempo di infusione raccomandato per lo schema posologico settimanale di 250 mg/m² è di 60 minuti e il tempo di infusione raccomandato per lo schema posologico ogni due settimane di 500 mg/m² è di 120 minuti.

Avvertenze e precauzioni

Tracciabilità Al fine di migliorare la tracciabilità dei medicinali biologici, il nome e il numero di lotto del medicinale somministrato devono essere chiaramente registrati.
Reazioni correlate all’infusione, incluse le reazioni anafilattiche Reazioni severe correlate all’infusione, incluse le reazioni anafilattiche, possono verificarsi comunemente, in alcuni casi con esito letale.
Il verificarsi di una reazione severa correlata all’infusione richiede l’interruzione immediata e permanente del trattamento con cetuximab e può rendere necessario un trattamento di emergenza.
Alcune di queste reazioni possono essere di natura anafilattica o anafilattoide o rappresentare una sindrome da rilascio di citochine (cytokine release syndrome, CRS).
I sintomi possono verificarsi durante la prima infusione e fino a diverse ore dopo l’infusione stessa o con le infusioni successive.
Si raccomanda di avvertire i pazienti della possibilità di insorgenza tardiva dei sintomi, e di istruirli a contattare il medico nel caso si verifichino sintomi o segni di reazione correlata all’infusione.
I sintomi possono includere broncospasmo, orticaria, aumento o riduzione della pressione arteriosa, perdita di coscienza o shock.
In casi rari sono stati osservati angina pectoris, infarto miocardico o arresto cardiaco.
Reazioni anafilattiche possono verificarsi già entro i primi minuti dall’inizio della prima infusione, per esempio a causa di anticorpi IgE preformati che presentano reazione crociata nei confronti di cetuximab.
Tali reazioni sono comunemente associate a broncospasmo e orticaria e possono verificarsi nonostante la premedicazione.
Il rischio di reazioni anafilattiche è considerevolmente aumentato nei pazienti con anamnesi di allergia alle carni rosse o ai morsi di zecca, o con risultati positivi ai test degli anticorpi IgE anti-cetuximab (α-1-3-galattosio).
In questi pazienti, cetuximab deve essere somministrato solo dopo un’attenta valutazione del rapporto beneficio/rischio che comprenda i trattamenti alternativi e solo sotto la stretta supervisione di personale adeguatamente addestrato che abbia a disposizione le attrezzature per la rianimazione.
La prima dose deve essere somministrata lentamente e, contemporaneamente, tutti i segni vitali devono essere strettamente monitorati per almeno due ore.
Qualora, durante la prima infusione, si verifichi una reazione correlata all’infusione nei primi 15 minuti, l’infusione deve essere interrotta.
Una successiva infusione deve essere preceduta da un’attenta valutazione del rapporto beneficio/rischio, che tenga in considerazione la possibilità che il paziente presenti anticorpi IgE preformati.
Se una reazione correlata all’infusione si presenta più tardivamente durante l’infusione oppure in occasione di un’infusione successiva, la gestione della reazione dipenderà dalla sua severità: a) Grado 1: proseguire con l’infusione lenta sotto stretta supervisione.
b) Grado 2: proseguire con l’infusione lenta e trattare immediatamente i sintomi.
c) Grado 3 e 4: interrompere immediatamente l’infusione e trattare con decisione i sintomi; un successivo uso di cetuximab è da considerarsi controindicato.
La sindrome da rilascio di citochine (CRS) si manifesta generalmente entro un’ora dal termine dell’infusione e si associa meno comunemente a broncospasmo e orticaria.
La CRS è in genere più severa quando si manifesta con la prima infusione.
Sono molto comuni le reazioni correlate all’infusione di grado lieve o moderato, comprendenti sintomi quali febbre, brividi, capogiro o dispnea, che si manifestano prevalentemente in stretta relazione temporale alla prima infusione di cetuximab.
Se si verifica una reazione correlata all’infusione da lieve a moderata, la velocità di infusione può essere diminuita.
Si raccomanda che la velocità di infusione rimanga al valore ridotto anche per tutte le infusioni successive.
È necessario uno stretto monitoraggio dei pazienti, in particolare durante la prima somministrazione.
Un’attenzione particolare è raccomandata nei pazienti con performance status ridotto e malattie cardiopolmonari preesistenti.
Alterazioni dell’apparato respiratorio Sono stati riportati casi di malattia polmonare interstiziale (interstitial lung disease, ILD), inclusi casi fatali, la maggior parte dei quali verificatasi in pazienti giapponesi.
La presenza di fattori confondenti o contribuenti, come chemioterapia concomitante, notoriamente associata a ILD, e malattie polmonari preesistenti è stata frequentemente riscontrata nei casi fatali.
Pazienti con tali caratteristiche devono essere attentamente monitorati.
Nel caso di sintomi (come dispnea, tosse, febbre) o riscontri radiografici indicativi di ILD, devono essere condotti esami diagnostici tempestivi.
Se si diagnostica la ILD, la somministrazione di cetuximab deve essere interrotta e il paziente deve essere trattato in maniera appropriata.
Reazioni cutanee Le principali reazioni avverse da cetuximab sono reazioni cutanee che possono diventare severe, soprattutto in caso di associazione con chemioterapia.
Il rischio di infezioni secondarie (principalmente batteriche) è aumentato e sono stati segnalati casi di sindrome stafilococcica della cute ustionata, fascite necrotizzante e sepsi, talvolta con esito fatale (vedere paragrafo 4.8).
Le reazioni cutanee sono molto comuni e può rendersi necessario interrompere o terminare il trattamento.
In conformità alle linee guida di pratica clinica, si consideri l’uso profilattico di tetracicline orali (6 - 8 settimane) e l’applicazione topica di una crema idratante a base di idrocortisone all’1%.
I corticosteroidi topici di media-alta potenza o le tetracicline orali sono stati utilizzati per il trattamento delle reazioni cutanee.
Se si verifica una reazione cutanea intollerabile o severa (≥ grado 3), la terapia con cetuximab deve essere sospesa.
Il trattamento può essere ripreso solo se la reazione si è ridotta al grado 2.
Se la reazione cutanea severa si è verificata per la prima volta, il trattamento può essere ripreso senza modificare il dosaggio.
Se si verificano reazioni cutanee severe una seconda o terza volta, la terapia con cetuximab deve essere nuovamente sospesa.
Se la reazione si è ridotta al grado 2, il trattamento può essere ripreso solo con una riduzione della dose pari al 20% (200 mg/m² di BSA nello schema posologico settimanale, 400 mg/m² di BSA nello schema posologico ogni due settimane) dopo la seconda volta, e con una riduzione della dose pari al 40% (150 mg/m² di BSA nello schema posologico settimanale, 300 mg/m² di BSA nello schema posologico ogni due settimane) dopo la terza volta.
Se reazioni cutanee severe si verificano una quarta volta o non si riducono al grado 2 durante la sospensione del trattamento, è necessaria l’interruzione permanente della terapia con cetuximab.
Alterazioni elettrolitiche Si verificano frequentemente riduzioni progressive dei livelli sierici di magnesio che possono portare fino a ipomagnesiemia severa.
L’ipomagnesiemia è reversibile dopo l’interruzione del trattamento con cetuximab.
Inoltre, come conseguenza della diarrea, può insorgere ipokaliemia.
È anche possibile che insorga ipocalcemia; in particolare, in associazione con chemioterapia a base di platino, è possibile un aumento della frequenza di ipocalcemia severa.
Si raccomanda di controllare il livello sierico degli elettroliti prima e, periodicamente, durante il trattamento con cetuximab.
Si consiglia una terapia di ripristino degli elettroliti, a seconda della necessità.
Neutropenia e complicazioni infettive associate Pazienti che ricevono cetuximab in associazione con chemioterapia a base di platino presentano un rischio maggiore di insorgenza di neutropenia severa, che può portare a successive complicazioni infettive quali neutropenia febbrile, polmonite o sepsi.
Si raccomanda di monitorare attentamente questi pazienti, in particolare quelli che mostrano lesioni cutanee, mucosite o diarrea, che possono facilitare l’insorgenza di infezioni (vedere paragrafo 4.8).
Patologie cardiovascolari Nel trattamento del carcinoma polmonare non a piccole cellule, del carcinoma a cellule squamose di testa e collo e nel carcinoma del colon retto è stato osservato un aumento della frequenza degli eventi cardiovascolari severi e talvolta fatali e dei decessi correlati al trattamento.
In alcuni studi è stata osservata un’associazione con un’età ≥ 65 anni o con il performance status.
Nel prescrivere cetuximab devono essere tenuti in considerazione lo stato cardiovascolare e il performance status del paziente e la somministrazione concomitante di sostanze cardiotossiche, come le fluoropirimidine.
Patologie dell’occhio I pazienti che presentano segni e sintomi acuti o in peggioramento che potrebbero suggerire una cheratite quali infiammazione oculare, lacrimazione, sensibilità alla luce, annebbiamento della vista, dolore oculare e/o arrossamento degli occhi devono essere inviati immediatamente da uno specialista in oftalmologia.
Se è confermata la diagnosi di cheratite ulcerativa, il trattamento con cetuximab deve essere sospeso o interrotto.
Se è diagnosticata la cheratite, devono essere attentamente considerati i benefici ed i rischi per poter continuare la terapia.
Cetuximab deve essere usato con cautela nei pazienti con anamnesi di cheratite, cheratite ulcerativa o secchezza oculare severa.
Anche l’uso di lenti a contatto rappresenta un fattore di rischio per cheratiti ed ulcerazioni.
Pazienti con carcinoma del colon-retto con tumore che presenta mutazioni di RAS Cetuximab non deve essere utilizzato nel trattamento dei pazienti affetti da carcinoma del colon-retto con mutazioni di RAS o stato di RAS non noto.
I risultati degli studi clinici evidenziano un rapporto rischio-beneficio negativo nei tumori con mutazioni di RAS.
In particolare, in questi pazienti sono stati osservati effetti negativi sul tempo di sopravvivenza libera da progressione (PFS) e sul tempo di sopravvivenza globale (OS) quando cetuximab veniva somministrato in aggiunta a FOLFOX4 (vedere paragrafo 5.1).
Risultati simili sono stati segnalati anche aggiungendo cetuximab a XELOX in associazione con bevacizumab (studio CAIRO2).
Tuttavia, in questo studio non sono neanche stati dimostrati effetti positivi su PFS o OS nei pazienti affetti da tumori senza mutazioni di KRAS.
Popolazioni speciali Cetuximab non è stato studiato in pazienti con uno o più dei seguenti valori di laboratorio: • emoglobina < 9 g/dL, • leucociti < 3 000/mm³, • neutrofili < 1 500/mm³, • piastrine < 100 000/mm³.
Vi è un’esperienza limitata nell’uso di cetuximab in associazione con radioterapia nel carcinoma del colon-retto.
Ad oggi sono stati studiati pazienti con compromissione renale lieve (CRCL ≥ 60 e < 90 mL/min) e moderata (CRCL ≥ 30 e < 60 mL/min) e pazienti con compromissione epatica lieve secondo i criteri NCI-ODWG.
L’effetto di una compromissione epatica moderata o severa, come da criteri NCI-ODWG, sulla farmacocinetica di cetuximab non è stato valutato.
La farmacocinetica di cetuximab in pazienti con compromissione renale severa (CRCL ≥ 15 e < 30 mL/min) o con malattia renale allo stadio terminale non è stata valutata.
Vedere paragrafo 5.2.
Popolazione pediatrica L’efficacia di cetuximab nei pazienti pediatrici al di sotto dei 18 anni non è stata stabilita.
Sulla base di uno studio di fase I non sono stati individuati nuovi segnali relativi alla sicurezza nei pazienti pediatrici.

Interazioni

In associazione con chemioterapia a base di platino, cetuximab può aumentare la frequenza di leucopenia severa o di neutropenia severa; rispetto alla sola chemioterapia a base di platino, questo può provocare un aumento della frequenza di complicazioni infettive, quali neutropenia febbrile, polmonite e sepsi (vedere paragrafo 4.4).
Quando cetuximab è associato a fluoropirimidine, la frequenza di ischemia cardiaca, ivi incluso infarto miocardico e insufficienza cardiaca congestizia, e la frequenza della sindrome mano-piede (eritrodisestesia palmo-plantare) è risultata aumentata rispetto a quella osservata con fluoropirimidine.
In associazione con capecitabina e oxaliplatino (XELOX) cetuximab può aumentare la frequenza di diarrea severa.
Uno studio specifico di interazione ha mostrato che le caratteristiche farmacocinetiche di cetuximab rimangono inalterate dopo co-somministrazione di una singola dose di irinotecan (350 mg/m² di superficie corporea).
Analogamente, la farmacocinetica di irinotecan non si modificava dopo co-somministrazione di cetuximab.
Non sono stati effettuati altri studi specifici d’interazione con cetuximab nell’uomo.

Effetti indesiderati

I principali effetti indesiderati di cetuximab sono reazioni cutanee, che si verificano in più dell’80% dei pazienti, ipomagnesiemia, che si osserva in più del 10% dei pazienti, e reazioni correlate all’infusione, che si manifestano con sintomi da lievi a moderati in più del 10% dei pazienti e con sintomi severi in più dell’1% dei pazienti.
La sicurezza di cetuximab in associazione con encorafenib (300 mg per via orale una volta al giorno) (alla dose indicata nel relativo RCP) è stata valutata in 216 pazienti con carcinoma metastatico del colon-retto con mutazione BRAF V600E, sulla base dello studio di fase III ARRAY-818-302.
Le reazioni avverse al farmaco (ADR) più comuni (> 25%) riportate in questapopolazione sono state affaticamento, nausea, diarrea, dermatite acneiforme, dolore addominale, artralgia/dolore muscoloscheletrico, appetito ridotto, eruzione cutanea e vomito.
Nei pazienti trattati con cetuximab in associazione con encorafenib, la percentuale di tutte le interruzioni del farmaco in studio a causa di qualsiasi reazione avversa è stata dell’1,9%.
La sicurezza di cetuximab in associazione con encorafenib (300 mg per via orale una volta al giorno) e FOLFOX è stata valutata in 259 pazienti con carcinoma metastatico del colon-rettocon mutazione BRAF V600E, sulla base dello studio C4221015 - BREAKWATER (di seguito indicati come popolazione aggregata EC+FOLFOX, vale a dire tutti i pazienti che hanno ricevuto encorafenib e cetuximab (EC)+FOLFOX nel corso delle diverse parti dello studio).
Le ADR più comuni (> 25%) riportate in questa popolazione sono state neuropatia periferica, neutropenia, nausea, affaticamento, anemia, diarrea, vomito, appetito ridotto, eruzione cutanea, trombocitopenia, dolore addominale, emorragia, artralgia/dolore muscoloscheletrico, piressia, stipsi, infiammazione delle mucose e infezione.
Nei pazienti trattati con cetuximab in associazione con encorafenib e FOLFOX, la percentuale di tutte le interruzioni del farmaco in studio a causa di qualsiasi reazione avversa è stata del 3,5%.
Le seguenti definizioni si applicano alla terminologia relativaalla frequenza utilizzata qui di seguito: Molto comune (≥ 1/10), Comune (≥ 1/100, < 1/10), Non comune (≥ 1/1 000, < 1/100), Raro (≥ 1/10 000, < 1/1 000), Molto raro (< 1/10 000), Frequenza non nota (la frequenza non può essere definitasulla base dei dati disponibili).
Tabella: Reazioni avverse Patologie vascolari
  Cetuximab Cetuximab in associazionecon encorafenib (n = 216) Cetuximab in associazione con encorafenib e FOLFOX (n = 259)
Patologie del sistema emolinfopoietico
Molto comune   Neutropenia*, Anemia*, Trombocitopenia*, Leucopenia*
Patologie cardiache
Comune  Tachicardia sopraventricolarea Tachicardia sopraventricolarea
Patologie dell’occhio
Comune Congiuntivite  
Non comune Blefarite, Cheratite  
Patologie gastrointestinali
Molto comune  Nausea, Vomito*, Stipsi, Dolore addominale*, Diarrea Nausea, Diarrea*, Vomito*, Dolore addominale*, Stipsi, Infiammazione delle mucose*
Comune Diarrea, Nausea, Vomito  
Non comune  Pancreatite* Pancreatite*
Patologie generali e condizioni relative alla sede di somministrazione
Molto comune Reazioni lievi o moderate correlate all’infusione (vedere paragrafo 4.4), Mucosite, in alcuni casi severa.
La mucosite può condurre fino all’epistassi
Affaticamento*, Piressia* Affaticamento*, Piressia*
Comune Reazioni severe correlate all’infusione, in alcuni casi con esito letale (vedere paragrafo 4.4), Affaticamento  
Patologie epatobiliari
Molto comune Incremento dei livelli degli enzimi epatici (ASAT, ALAT, AP)  
Disturbi del sistema immunitario
Comune  Ipersensibilitàb 
Molto comune   Ipersensibilitàb
Infezioni ed infestazioni
Molto comune   Infezionic
Comune   Infezione del trattorespiratorio superiore*, Sepsi*
Esami diagnostici
Molto comune   Lipasi aumentata*, Peso ridotto, Transaminasi aumentate*
Comune  Creatinina ematica aumentata*, Transaminasiaumentate* Creatinina ematica aumentata*, Amilasi aumentata*
Non comune  Amilasi aumentata, Lipasi aumentata 
Disturbi del metabolismo e della nutrizione
Molto comune Ipomagnesiemia (vedere paragrafo 4.4). Appetito ridottoAppetito ridotto, Ipokaliemia, Ipomagnesiemia, Ipoalbuminemia*
Comune Disidratazione, in particolare come conseguenza di diarrea o di mucosite, Ipocalcemia (vedere paragrafo 4.4), Anoressia, che può causare riduzione del peso corporeo  
Patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo
Molto comune  Artralgia/Dolore muscoloscheletrico*, Miopatia/ Patologie muscolari*, Dolore a un arto, Dolore dorsale Artralgia/Dolore muscoloscheletrico*, Miopatia/ Patologie muscolarid, Dolore dorsale*
Comune   Dolore a un arto*
Tumori benigni, maligni e nonspecificati
Molto comune  Nevo melanocitico 
Comune  cuSCCe, Papilloma cutaneo*, Nuovo melanoma primario* Nevo melanocitico, Papilloma cutaneo*, Carcinoma basocellulare, cuSCCe
Non comune  Carcinoma basocellulare* Nuovo melanoma primario*
Patologie del sistema nervoso
Molto comune  Neuropatia periferica*, Cefalea* Neuropatia perifericaf, Disgeusia*, Cefalea*
Comune Cefalea Capogiro*, Disgeusia Capogiro*
Frequenza non nota Meningite asettica  
Disturbi psichiatrici
Molto comune  Insonnia Insonnia*
Patologie renali e urinarie
Comune  Insufficienza renale* Insufficienza renale*
Patologie respiratorie, toraciche e mediastiniche
Non comune Embolia polmonare, Malattia polmonare interstiziale, che può essere fatale (vedere paragrafo 4.4)  
Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo
Molto comune Reazioni cutanee* Dermatite acneiforme*, Eruzione cutanea*, Cute secca*, Prurito* Eruzione cutanea*, Iperpigmentazione cutanea*, Dermatite acneiforme*, Cute secca*, Alopecia, PPES, Prurito
Comune  Iperpigmentazione cutanea, PPES, Ipercheratosi*, Alopecia, Eritemag Eritema, Ipercheratosi*, Esfoliazione cutanea
Non comune  Esfoliazione cutaneah 
Molto raro Sindrome di Stevens-Johnson/ necrolisi epidermica tossica  
Frequenza non nota Superinfezione delle lesioni cutanee  
Noncomune Trombosi venosa profonda  
Molto comune  Emorragiai Emorragiai
* termini compositi che includevano più di un termine preferito.
a include, ma non è limitato a, extrasistoli,tachicardia sopraventricolare, tachicardia atriale e tachicardia sinusale.
b include, ma non è limitato a, angioedema, reazione anafilattica, ipersensibilità a farmaci, ipersensibilità, vasculite da ipersensibilità e orticaria.
c include, ma non è limitato a, infezione deltratto urinario, gastroenterite, peritonite, cellulite, infezione addominale, infezione gastrointestinale, infezione, infezionedel tratto respiratorio inferiore, polmonite virale e batterica, infezione virale.
d include, ma non è limitato a, mialgia, debolezza muscolare, spasmo muscolare, danno muscolare, miopatia, miosite.
e include cheratoacantoma, carcinoma a cellule squamose e carcinoma a cellule squamose della cute.
f include, ma non è limitato a, disestesia dafreddo, disestesia, iperestesia, ipoestesia, nevralgia, neuropatia periferica, neurotossicità, parestesia, neuropatia periferica sensoriale, polineuropatia.
g include eritema, eritema generalizzato, eritema plantare.
h include dermatite esfoliativa, esfoliazione cutanea, eruzione esfoliativa.
i include emorragia in vari siti tra cui, ma non solo, emorragia cerebrale, emorragia intracranica, emorragia vaginale, sanguinamento mestruale abbondante, sanguinamento intermestruale, ematochezia, epistassi, emottisi, emotorace, emorragia gastrointestinale ed ematuria.
Descrizione di reazioni avverse selezionate Reazioni cutanee Si possono verificare reazioni cutanee in più dell’80% dei pazienti; si manifestano principalmente come rash acneiforme e/o, meno di frequente, come prurito, pelle secca, desquamazione, ipertricosi o alterazioni a carico delle unghie (ad es.
paronichia).
Circa il 15% delle reazioni cutanee sono severe, inclusi singoli casi di necrosi cutanea.
La maggior parte delle reazioni cutanee si sviluppa entro le prime tre settimane di terapia.
Se si eseguono gli aggiustamenti della dose raccomandati (vedere paragrafo 4.4), generalmente esse si risolvono senza sequele nel periodo successivo alla sospensione del trattamento.
Superinfezioni delle lesioni cutanee Le lesioni cutanee indotte da cetuximab possono predisporre i pazienti a superinfezioni (ad es.
da S.
aureus
), che possono portare a complicazioni, ad es.
cellulite, erisipela oppure, con possibile esito letale, sindrome stafilococcica della cute ustionata, fascite necrotizzante o sepsi.
Trattamento combinato Quando cetuximab viene usato in associazione con agenti chemioterapici, fare riferimento anche alle informazioni relative al rispettivo prodotto.
In associazione con chemioterapia a base di platino, puòaumentare la frequenza di leucopenia severa o di neutropenia severa; rispetto alla sola chemioterapia a base di platino, questopuò provocare un aumento della frequenza di complicazioni infettive, quali neutropenia febbrile, polmonite e sepsi (vedere paragrafo 4.4).
Quando cetuximab è associatoa fluoropirimidine, la frequenza di ischemia cardiaca, ivi incluso infarto miocardico e insufficienza cardiaca congestizia, e la frequenza della sindrome mano-piede (eritrodisestesia palmo-plantare) è risultata aumentata rispetto a quella osservata con fluoropirimidine.
In associazione con encorafenib e FOLFOX o con encorafenib, nonsono state identificate nuove reazioni avverse oltre a quelle attualmente note per cetuximab, encorafenib o FOLFOX.
Non c’è stato un aumento significativo in termini di frequenzao severità delle reazioni avverse note.
Fare riferimentoalle informazioni sul prodotto di encorafenib e alle informazioni sui singoli componenti di FOLFOX.
In associazione con radioterapia locale dell’area della testa e del collo, sono stati osservati ulteriori effetti indesiderati tipici della radioterapia (ad es.
mucosite, dermatite da radiazioni, disfagia o leucopenia, che si manifesta prevalentemente come linfocitopenia).
In uno studio clinico controllato randomizzato condotto su 424 pazienti, i tassi osservati di grave dermatite acuta da radiazione e mucosite nonché di eventi tardivi correlati a radioterapia sono risultati leggermente superiori nei pazienti sottoposti a radioterapia in associazione con cetuximab rispetto a quelli sottoposti a sola radioterapia.
Segnalazione delle reazioni avverse sospette La segnalazione delle reazioni avverse sospette che si verificano dopo l’autorizzazione del medicinale è importante, in quanto permette un monitoraggio continuo del rapporto beneficio/rischio del medicinale.
Agli operatori sanitari è richiesto di segnalare qualsiasi reazione avversa sospetta tramite l’Agenzia Italiana del Farmaco, sito web: https://www.aifa.gov.it/content/segnalazioni-reazioni-avverse.

Gravidanza e allattamento

Gravidanza L’EGFR è coinvolto nello sviluppo fetale.
Un numero limitato di osservazioni negli animali indica un passaggio placentare di cetuximab, ed è stato riscontrato che altri anticorpi IgG1 attraversano la barriera placentare.
Gli studi condotti su animali non hanno evidenziato effetti teratogeni.
Tuttavia, in maniera dipendente dalla dose, è stato osservato un aumento dell’incidenza di aborti (vedere paragrafo 5.3).
Non sono disponibili dati sufficienti su donne in gravidanza o durante l’allattamento.
In caso di gravidanza, o nelle donne che non impiegano metodi contraccettivi adeguati, si raccomanda vivamente la somministrazione di Erbitux solo se il beneficio atteso per la madre giustifica un potenziale rischio per il feto.
Allattamento Si raccomanda che le donne non allattino durante il trattamento con Erbitux e per due mesi dopo l’ultima dose, poiché non è noto se cetuximab viene escreto nel latte materno.
Fertilità Non esistono dati sull’effetto di cetuximab sulla fertilità umana.
Gli effetti sulla fertilità maschile e femminile non sono stati valutati in studi formali sugli animali (vedere paragrafo 5.3).

Conservazione

Conservare in frigorifero (2°C - 8°C).
Per le condizioni di conservazione dopo la prima apertura vedere paragrafo 6.3.

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Segnalazione degli effetti indesiderati
Se dovesse manifestarsi un qualsiasi effetto indesiderato, compresi quelli non elencati in questo foglio, è doveroso rivolgersi al proprio medico, ad uno specialista e/o al farmacista. La segnalazione delle reazioni avverse sospette che si verificano dopo l’autorizzazione del medicinale è importante, in quanto permette un monitoraggio continuo del rapporto beneficio/rischio del medicinale. Gli effetti indesiderati possono essere segnalati direttamente tramite il sistema nazionale di segnalazione all'indirizzo www.agenziafarmaco.it/it/responsabili. Segnalando gli effetti indesiderati si può contribuire a fornire maggiori informazioni sulla sicurezza di questo medicinale.