Hantavirus: cosa bisogna sapere
La notizia del focolaio sulla nave da crociera MV Hondinus ha scatenato non pochi allarmismi. Ma al momento i rischi di epidemia sono bassi, come sottolineano OMS e centri di prevenzione europea ma è fondamentale monitorare la situazione
Al momento il rischio per i Paesi europei è basso, come sottolinea il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), ma l’attenzione è alle stelle.
È sotto i riflettori la notizia della nave da crociera Mv Hondius, salpata agli inizi di aprile dall’Argentina, dove a bordo è scoppiato un focolaio infettivo scatenato dall’hantavirus, che trova il suo serbatoio naturale nei roditori.
Come ci si contagia
Il contagio avviene principalmente quando gli esseri umani entrano in contatto con le secrezioni dei roditori malati, come feci, urina o saliva. La modalità più frequente è l’inalazione di minuscole particelle virali che si sollevano nell’aria durante la pulizia di ambienti polverosi o infestati. È possibile infettarsi anche attraverso il contatto diretto, toccando superfici contaminate e portando poi le mani al viso, oppure tramite il morso di un animale. Sebbene in passato il contagio tra esseri umani fosse considerato un evento eccezionale, i recenti fatti della MV Hondius hanno spinto gli esperti a indagare con maggiore attenzione su questa eventualità.
Quali sono i sintomi
febbre, dolori muscolari, mal di testa sono i campanelli di allarme, comuni a quelli di altre malattie infettive, e possono comparire da una a otto settimane dopo il contagio. Nei casi più gravi, la condizione può evolvere mettendo in crisi la capacità respiratorie e provocare ipotensione.
Prevenzione e cura
La medicina non dispone di vaccini specifici o farmaci antivirali mirati per sconfiggere l’hantavirus, quindi il trattamento si concentra esclusivamente sul supporto delle funzioni vitali in regime ospedaliero. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha seguito con estrema cautela l’evolversi della situazione sulla nave MV Hondius durante la sua rotta dall’Argentina. Il focolaio ha fatto registrare almeno otto casi confermati e purtroppo tre decessi. Una volta che l’imbarcazione ha raggiunto le Isole Canarie, le autorità sanitarie locali e internazionali hanno avviato procedure rigorose per rintracciare ogni singolo passeggero, monitorando anche alcuni casi isolati emersi successivamente in Svizzera e nei Paesi Bassi. A bordo della nave non c’erano passeggeri italiani.
Rischi bassi ma serve monitorare la situazione
«Sebbene le valutazioni in corso indichino un rischio molto basso per la popolazione generale, l’evento ha reso opportuno il rafforzamento delle attività di coordinamento a livello europeo», commenta il professor Fabrizio Maggi, direttore del dipartimento di Epidemiologia, Ricerca preclinica e Diagnostica avanzata dell’ Istituto Nazionale per le Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” IRCCS di Roma. «Il Laboratorio di Virologia dello Spallanzani partecipa al confronto tecnico con le istituzioni sanitarie europee, in particolare in relazione alla gestione di eventuali casi sospetti o confermati di infezione da hantavirus e alle attività di sorveglianza connesse al rientro dei passeggeri nei Paesi europei. In questo ambito, il Laboratorio ha messo a disposizione competenze specialistiche nel campo della diagnostica molecolare degli hantavirus, inclusi protocolli per l’identificazione del ceppo Andes (quello che si è diffuso sulla nave da crociera) ». Come ribadiscono gli specialisti, non bisogna diffondere allarmismi ma è importante monitorare la situazione.
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