08/06/2026

Epatite: sarà un’estate a rischio?

Lucia Fino
A cura di Lucia Fino
Pubblicato il 08/06/2026 Aggiornato il 08/06/2026

I focolai recenti hanno riacceso i riflettori su un malattia virale presente "sotto traccia" nel nostro Paese. Evitarla nei prossimi mesi dipende da noi e dai nostri comportamenti

epatite A

Le cronache dell’ultimo periodo hanno riportato sotto i riflettori una malattia spesso sottovalutata, ma in realtà endemica in Italia: l’epatite A. Proprio questa forma è stata la protagonista di alcuni focolai, localizzati nelle regioni del Centro-Sud: Lazio, Campania, Puglia. Un aumento dei casi, collegato al consumo di frutti di mare contaminati, che ha fatto scattare il campanello d’allarme. Abbiamo chiesto a un esperto, il professor Fabrizio Pregliasco, docente di Igiene e Direttore della Scuola di Igiene e Medicina Preventiva dell’Università di Milano di fare chiarezza.

I diversi tipi

Con il termine epatite si indica un’infiammazione del fegato che può essere causata da vari virus. «Quelli delle epatiti A, B, C ed E sono virus diversi» spiega il professor Pregliasco. «L’epatite A ed E si trasmettono per via alimentare attraverso cibi e bevande infetti. Le epatiti B e C, invece, si trasmettono attraverso sangue e fluidi biologici. Sono le più pericolose perché possono cronicizzare, con conseguenze anche gravi nel tempo. I casi accertati negli ultimi mesi al Sud sono di epatite A».

Sintomi nascosti

L’epatite A è insidiosa perché spesso non appare con sintomi chiari. «Molte epatiti possono essere asintomatiche, soprattutto nelle fasi iniziali. La colorazione gialla degli occhi, la nausea e il gonfiore addominale, la stanchezza, appaiono solo nelle forme acute. In alcuni casi l’infezione si risolve spontaneamente e viene scoperta solo dopo, per caso. Proprio questa assenza di sintomi ne favorisce la diffusione» dice il professor Fabrizio Pregliasco.

I cibi nel mirino

Alcuni cibi sono spesso sotto accusa per l’epatite A. Ci sono degli alimenti che più facilmente si contaminano.

I frutti di mare, le cozze in particolare, sono fra questi, per la loro struttura che ne fa dei veri “filtri” delle impurità dell’acqua in cui crescono: vanno lavati benissimo e cotti con attenzione, mai consumati crudi.

«Anche alle verdure, specialmente se “biologiche”, sono stati collegati in passato diversi focolai: attenzione quando si maneggiano e anche quando si ripongono in frigo: devono essere sempre separate dagli altri alimenti» dice Pregliasco.

Come prevenirla

Un’igiene rigorosa, a casa, in cucina e fuori, quando si mangia al ristorante o al bar è la prima regola di prevenzione, la più efficace. «I vaccini esistono ed è bene farli se si viaggia spesso (come accade per esempio ai giovani immigrati di seconda generazione). Per i fragili, invece, la vaccinazione va valutata caso per caso» dice il professor Pregliasco.

L’articolo completo è sul numero di Silhouettedonna di giugno, ora in edicola.