18/05/2021

Emicrania: un problema da donne, peggiorato con la pandemia

Lucia Fino
A cura di Lucia Fino
Pubblicato il 18/05/2021 Aggiornato il 19/05/2021

Dolorosa e imprevedibile colpisce soprattutto le donne. E con il lockdown è aumentata

emicrania

Toglie qualità alla vita, può diventare una sgradevolissima compagnia fin dalla gioventù e si calcola sia il secondo problema di salute più diffuso al mondo. L’emicrania, in Italia ufficialmente malattia sociale dallo scorso anno, è un problema estremamente diffuso, con una predilezione per le donne, che ci convivono nella quotidianità, a volte in modo molto faticoso.

Conoscerla meglio può aiutare a combatterla, non solo dando sollievo al dolore ma cercando nuove strade per prevenirla.

 Un cervello iperattivo

L’emicrania è una malattia al femminile: la proporzione donna/uomo infatti è di 3 a 1. «Le ragioni sono molte, oltre alla predisposizione genetica che c’è sempre alla base» dice il professor Piero Barbanti, neurologo responsabile del Centro Diagnosi e Terapia delle cefalee e del dolore dell’IRCCS San Raffaele Pisana di Roma, presidente Associazione Neurologica Italiana per la Ricerca sulle Cefalee, autore del libro Emicrania ed. ilSole24 ore. «La prima ragione sta proprio nei meccanismi sofisticati del cervello femminile. La donna ha una percentuale di materia grigia maggiore rispetto a quella dell’uomo e le connessioni fra emisfero destro e sinistro sono ultraveloci: uno scambio di informazioni continuo e rapidissimo che rende il cervello iperattivo e quindi particolarmente vulnerabile agli stimoli esterni (dagli odori ai cambiamenti climatici) che scatenano gli attacchi di emicrania. Questo disturbo, poi, è molto legato anche alle fluttuazioni ormonali che nella donna sono accentuate: non a caso l’età fertile è quella in cui con più frequenza si presentano gli episodi dolorosi».

E con il Covid?  

La pandemia da Covid-19 ha avuto effetti anche su chi soffre di emicrania. «La conferma arriva dai dati raccolti in Australia con l’app Migraine Buddy, che monitora i pazienti emicranici e ha registrato dati singolari. Infatti, durante il primo lockdown, quando la popolazione era terrorizzata e l’attenzione era concentrata sull’emergenza lo stress acutissimo ha fatto quasi da analgesico, minimizzando gli attacchi di emicrania. Ora, invece, che il sentimento prevalente è di stanchezza e insofferenza e si sono aggiunti altri fattori negativi come la sedentarietà, l’aumento di peso, l’eccesso di cibo e alcolici i dolori da emicrania si sono ripresentati più forti e frequenti. Anche in questo possiamo dire che il Covid-19 ha peggiorato ed esacerbato quella che era già una problematica seria e diffusa» conclude Barbanti.

L’articolo completo è sul numero di Silhouette donna di maggio in edicola.