Cure anti-Covid: a che punto siamo

Redazione Pubblicato il 29/11/2021 Aggiornato il 29/11/2021

Per affrontare la malattia oggi ci sono farmaci sempre più mirati e all'avanguardia

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Il Covid 19 è una malattia caratterizzata macroscopicamente da due fasi: quella iniziale in cui domina l’infezione virale e in cui si manifestano sintomi come raffreddore, mancanza dell’olfatto, febbre, tosse e dolori muscolari direttamente collegati al fatto che il virus è presente nel nostro organismo ed è attivo cioè sta replicando se stesso. Nella maggioranza dei casi questa fase virale va a risolversi, il sistema immunitario sconfigge il virus e si va incontro a guarigione. In una quota minoritaria di persone, ma purtroppo se sono pazienti anziani e fragili le percentuali aumentano, si instaura una seconda fase di malattia in cui il sistema immunitario sembra impazzito ed esercita una risposta infiammatoria eccessiva che rappresenta di fatto la causa della maggior parte dei danni e dei problemi collegati a Sars CoV2. Grande interesse ha suscitato l’annuncio di nuovi farmaci. Abbiamo fatto il punto della situazione con il professor Lorenzo Dagna, primario dell’Unità di Immunologia, Reumatologia, Allergologia e Malattie Rare dell’IRCCS Ospedale San Raffaele

L’arrivo di un nuovo farmaco

Molnupiravir, il nuovo farmaco sviluppato dalla casa farmaceutica americana Merck in collaborazione con Ridgeback Biotherapeutics,  per il momento è autorizzato solo nel Regno Unito. Si tratta di un antivirale per via orale che si ritiene abbia uno spettro di azione identico a quello dei monoclonali, sembra possa funzionare nelle forme iniziali virus-dipendenti e viene quindi dato nei primissimi giorni dell’infezione. I dati di efficacia sono chiari e promettenti. Uno studio clinico condotto su adulti non ospedalizzati con almeno un fattore di rischio e con Covid 19 in forma lieve o moderata ha dimostrato la possibilità di ridurre del 50% i ricoveri se il farmaco viene somministrato entro cinque giorni dall’inizio dei sintomi. Un altro fattore positivo è la facilità della somministrazione: essendo una capsula, potrebbe essere idealmente prescritto, in seguito a una diagnosi di Covid 19, in ospedale, al pronto soccorso o in farmacia e assunto a domicilio secondo le indicazioni del medico.

Una molecola hacker

Il Molnupiravir appartiene alla famiglia degli analoghi ribonucleosidici, si infila nel RNA del virus e inibisce la capacità di replicazione del genoma. Ma in che modo? «I virus a RNA, grazie alla presenza di un enzima che si chiama RNA polimerasi-RNA dipendente, sono in grado di duplicare l’RNA, quindi Sars CoV2 partendo dal proprio RNA può fare una copia identica di se stesso» spiega il professor Lorenzo Dagna «Qui interviene la nostra molecola. Se il codice genetico è costituito da quattro mattoncini, il farmaco sembra un mattoncino ma in realtà contiene un’anomalia strutturale quindi quando viene inserito nella copia crea un errore. Quando questa prima copia del virus prova a sua volta a replicarsi non ci riesce perché trova dei “buchi” al posto del mattoncino che è stato “hackerato” che gli impediscono di formarsi. In altre parole Molnupiravir crea delle mutazioni tossiche nella sequenza copiata e fa saltare il sistema di duplicazione. La molecola si infila all’interno del codice genetico del “virus figlio” rendendolo inutilizzabile».

Le altre sperimentazioni

La maggior parte delle aziende farmaceutiche multinazionali si sta attualmente concentrando sullo sviluppo di farmaci che abbiano un’azione antivirale e che siano a somministrazione orale. Pfizer sta sperimentando un inibitore della proteasi, PF-07321332, che rientra a pieno titolo nella categoria dei farmaci antivirali e che, in quanto tale, andrebbe usato esclusivamente nelle fasi precoci dell’infezione. «Il virus Sars CoV2 produce un’unica proteina molto grande che viene poi tagliata a pezzetti che servono per assemblare i virus “figli”» spiega il professor Dagna. «La proteasi è proprio l’enzima che la taglia. Se si blocca questo enzima, rimane una lunga proteina che non serve a niente e così si interrompe la replicazione virale. È una strategia antivirale che va a colpire un’altra struttura interna della cellula». Tutti i nuovi farmaci potrebbero anche essere usati in sinergia per bloccare il virus su più fronti.

L’articolo completo è sul numero di Silhouette donna di dicembre, ora in edicola.