Venezia 83: Russell Crowe arriva a suon di musica
Russell Crowe racconta il suo amore per la musica nel film What Love Builds, presentato fuori concorso alla 83esima Mostra del Cinema di Venezia
La 83esima Mostra del Cinema sta ormai per terminare, ma continua a giocarsi le sue carte vincenti. Una di queste è la presenza, fuori concorso, di Russell Crowe con un film da lui diretto dal titolo What Love Builds. No, non si tratta di una tradizionale storia d’amore tra due persone, ma di quella tra un uomo e la musica.
Ricordiamo, infatti, che Russell non è solo un attore e un regista (in precedenza aveva già diretto due film, ovvero The Water Diviner e Poker Face), ma anche un musicista con tanto di band chiamata Indoor Garden Party (con cui è stato in tour in Italia).
Un bel documentario, che speriamo di vedere presto nelle sale italiane.
Una lunga storia d’amore
Nel 1970 Russell Crowe mette piede per la prima volta su un set cinematografico e riceve la sua prima chitarra. Nel corso della sua carriera ha quindi portato avanti sempre entrambe le sue passioni. Russell si racconta con un monologo cadenzato dalle sue composizioni, mostrando come musica e recitazione siano dimensioni viscerali e interconnesse, capaci di fondere narrazione e performance.
Attraverso filmati d’archivio e fotografie inedite, il documentario ripercorre un itinerario che va dalle esibizioni di strada e nei pub fino ai palcoscenici teatrali.
La parola a Russell Crowe
«Ho iniziato a pensare a questo progetto circa 15 anni fa, ma poi il susseguirsi dei miei impegni mi hanno portato ad aspettare. Poi, quando è arrivato il momento di mettersi seduti a un tavolo, ci siamo resi conto che avevamo tantissimo girato. Costruire la narrazione è stata quindi un’impresa titanica» – spiega Russell Crowe durante la conferenza stampa – «In questo documentario trovate la risposta alla domanda che mi fate sempre ovvero le differenze tra il recitare e il fare musica, che in realtà per me hanno un fil rouge ovvero il pubblico. Scelgo sempre progetti che sento sulla pelle, che mi provocano delle emozioni».
Sulla sulla presenza alla Mostra del Cinema svela: «Ci avevano selezionato in altri festival, ma avevo l’agenda piena, quando ho visto che c’era un buco libero in questo periodo ho chiamato Gabriele Muccino per farmi dare il numero di telefono di Alberto Barbera. Gli ho mandato il film, che è stato selezionato per il fuori concorso e ne sono felice perché considero Venezia il luogo perfetto per portare un lavoro così intimo».
Fa quindi un piccolo bilancio della sua carriera: «All’inizio pensavo avrei fatto solo un film, invece sono qui a 62 ancora pieno di progetti. È una vera sorpresa per me, anche perché sono un tipo che non è mai sceso a compromessi, non ho mai gestito bene il rapporto con Hollywood, ma almeno posso dire di essere orgoglioso della carriera che ho fatto. Ho imparato molto anche dai momenti bui. Ci sarebbero ancora tante cose che vorrei fare, perché ho una grande energia creativa, ma al tempo stesso mi rendo conto che sto invecchiando e inizio a fare il conto con il numero delle estati che avrò ancora da vivere, quindi penso anche a fare delle scelte diverse, tipo passare più tempo con i miei figli o in Europa che è un continente che amo».
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