08/09/2021

Venezia 78: è il momento di Freaks Out

Laura Frigerio
A cura di Laura Frigerio
Pubblicato il 08/09/2021 Aggiornato il 09/09/2021

Alla 78esima Mostra del Cinema di Venezia è arrivato finalmente il turno di Gabriele Mainetti, che porta in concorso il suo  Freaks Out con Claudio Santamaria e Pietro Castellitto

Venezia 78 - Freak Out

Mentre non si spegne l’entusiasmo per Qui rido io di Mario Martone, che secondo alcuni potrebbe contendersi seriamente il Leone d’oro con È stata la mano di Dio di Paolo Sorrentino, nel concorso della 78esima Mostra del Cinema di Venezia viene presentato un altro titolo molto atteso ovvero Freaks Out di Gabriele Mainetti (già autore del fortunato Lo chiamavano Jeeg Robot).

Un film che, lo sappiamo già, è destinato ad essere uno dei più visti di questa nuova stagione cinematografica (uscirà nelle sale il 28 ottobre per 01 Distribution)

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Nel cast Claudio Santamaria, Aurora Giovinazzo, Pietro Castellitto, Giancarlo Martini, Giorgio Tirabassi, Max Mazzotta e Franz Rogowski.

Cosa c’è da sapere

Freaks Out è ambientato a Roma nel 1943. Protagonisti sono Matilde, Cencio, Fulvio e Mario che vivono come fratelli nel circo di Israel. Quando quest’ultimo scompare misteriosamente, i quattro “fenomeni da baraccone” (con dei doni unici e speciali) restano soli nella città occupata dai nazisti. Qualcuno però ha messo gli occhi su di loro, con un piano che potrebbe cambiare i loro destini e il corso della Storia.

Gabriele Mainetti definisce il suo film «un racconto d’avventura, un romanzo di formazione e una riflessione sulla diversità».

Essendo un’opera imponente, la realizzazione è stata piuttosto impegnativa, come ha svelato il produttore Andrea Occhipinti durante la conferenza stampa: «È stato un impegno produttivo da kolossal, però ci siamo sentiti presi subito da questa storia e così abbiamo realizzato un co-produzione internazionale. Rai Cinema è salita a bordo quasi subito e ne siamo molto felici».

E Paolo Del Brocco (di Rai Cinema) aggiunge: «Abbiamo creduto molto in questo film, perché crediamo che sia uno spartiacque nel nostro cinema».

La parola ai protagonisti

«Dopo Jeeg Robot ci siamo chiesti cosa potevamo raccontare e con la mia società di produzione abbiamo messo giù tutte le idee. Alla fine siamo arrivati a questa, perché ci divertiva accostare alla figura del freak un elemento conflittuale come quello del nazista» spiega in conferenza Gabriele Mainetti. E Nicola Guaglianone, che ha firmato il soggetto originale (e la sceneggiatura con il regista) aggiunge: «Vengono raccontati mostri che agiscono come uomini e uomini che agiscono come mostri, un binomio che fa venire i brividi».

«Anche stavolta quando ho letto la sceneggiatura mi sono emozionato» ammette Claudio Santamaria (che interpreta Fulvio) . «Questo è un cinema fatto di commistione di generi, che può trovare credibilità in vicende umane condivisibili. La nostra è una sorta di armata Brancaleone. Hanno dei poteri, ma non li sanno usare, ma poi diventano straordinari diventano eroi”. E ancora: “Insieme a Gabriele ho lavorato per costruire un passato che non viene raccontato, ma su cui basare la personalità del mio personaggio. Qui era particolarmente importante per dimostrare che dietro al pelo c’è della sostanza».

«Questo per me è un film spettacolare, con un equilibrio incredibile, che ti emoziona» dice Pietro Castellitto (Cencio). «La sceneggiatura è bellissima e Gabriele fa un lavoro importante sugli attori, ogni personaggio ha un orizzonte di idee in cui si muove. Per me è stato un viaggio incredibile».

C’è poi la preziosa presenza femminile della giovane Aurora Giovinazzo, che racconta: «Abbiamo creato l’universo di Matilde insieme a Gabriele e con l’aiuto inconsapevole degli altri attori. Lei è una ragazzina ingenua con gli occhi pieni d’amore nei confronti del genere umano».