Teatro: silenzio, parla il cuore!
L’amore in tutte le sue sfaccettature, sereno o tormentato, illusorio o rassicurante, è protagonista di tanti spettacoli delle prossime settimane
Quando si parla di “amore” si presentano mille diverse chiavi di lettura: c’è quello coniugale tradizionale, quello diverso e quello clandestino, ci sono relazioni serene e relazioni burrascose, ci sono figli alle prese con genitori innamorati di un nuovo partner ma anche amanti infedeli, storie al capolinea e coppie collaudate. Fin dal mondo classico i drammaturghi hanno scelto di approfondire questo tema così ricco di sfaccettature e le proposte dei cartelloni delle prossime settimane sono numerose: fra commedie ironiche e pièce cariche di commozione, autori del passato e testi contemporanei che si richiamano all’attualità, chiunque troverà un racconto con il taglio che sente più congeniale.
«Compito del teatro è porre delle domande, offrendo un percorso di riflessione ma senza dare risposte». Lella Costa, co-direttrice artistica Teatro Carcano, Milano
Su il sipario!
Forse, andando ad assistere a una rappresentazione di “Don Giovanni” di Molière (Genova, teatro Duse, 14-18 ottobre), non immaginereste di trovare un testo propriamente dedicato all’amore. Invece il regista Carlo Sciaccaluga, che guida in scena Simone Toni, Enzo Paci, Federica Castellini, Giorgia Coco e Francesca Osso, giudica sincero il protagonista e ne dà una rilettura particolare. Afferma infatti: «Ama l’umanità incondizionatamente. Però vede intorno a sé un mondo che premia chi ignora le ragioni del sentimento, si consegna alla freddezza dei numeri e seppellisce l’amore sotto coltri di repressione e dogmatismo. E forse da qui deriva la sua ribellione. Lo vediamo sedurre e abbandonare una donna dopo l’altra, ma il senso ultimo del suo agire sembra dettato da una insopprimibile critica dei modi in cui l’umanità vede sé stessa».
Al Carcano di Milano, dal 22 al 25 ottobre, Lella Costa sale sul palco come mattatrice di “Questioni di cuore”, un viaggio attraverso la vita sentimentale e sessuale degli italiani negli ultimi decenni, che prende le mosse dalla rubrica delle lettere-del-cuore di Natalia Aspesi sul Venerdì di Repubblica, fra trasgressioni, pregiudizi, tradimenti e paure. «È la lettura di una selezione di lettere, con relative risposte folgoranti e ironiche» anticipa Costa.
Si fa un salto nel mito greco con “Alcesti” di Euripide, nella versione del regista Filippo Dini, con un cast fra cui spiccano Deniz Ozdogan, Aldo Ottobrino, Alessio Del Mastro, Luigi Bignone e Denis Fasolo. «Alcesti fa paura perché è la storia di una donna che, spinta soltanto dalla furia beata del suo amore per il marito, sceglie di morire al suo posto. E fa paura perché ritorna dall’Ade: quattro secoli prima di Cristo, una donna straordinaria si sacrifica per amore e ritorna dalla morte» racconta Dini. Lo spettacolo, prodotto dal Teatro Stabile del Veneto Teatro Nazionale e da Fondazione INDA (Istituto Nazionale del Dramma Antico) va in scena al Del Monaco di Treviso (18-22 novembre) e poi al Verdi di Padova (24-29 novembre).
A Roma, alla Sala Il Majorana, Gabriele Granito e Beatrice Messa sono protagonisti di “Loveletters”, liberamente ispirato al testo di A.R. Gurney (7-8 novembre). È un viaggio a due voci che attraversa un’intera vita e sceglie di andare persino oltre la morte: quarant’anni di lettere, segreti e passione tumultuosa tra Greg, avvocato ligio alle regole, e Clo, artista ribelle e indomabile.
Alle Fonderie Limone di Torino, il 12 novembre, va in scena “Lexicon” di Eliana Rotella (che è anche sul palco con Ilaria Felter e Lorena Nacchia) con la regia di Giulia Sangiorgio. Protagoniste sono due ragazze che vivono una relazione a distanza, sfruttando la tecnologia e i rapporti virtuali, in un presente segnato da precarietà e incertezze.
“Viva la mamma”, con Iva Zanicchi, Milena Miconi, Samuel Peron e Diego Ruiz, è al Manzoni di Roma dal 17 al 22 novembre. Nella commedia si muove una madre moderna, brillante e piena di energie, che manda in crisi i figli con la sua nuova relazione con un uomo più giovane, fra battibecchi e ipocrisie. A seguire, dal 26 novembre al 13 dicembre, è la volta di Rosita Celentano, Attilio Fontana e Stefano Artissunch (che è anche regista), che esplorano le intricate dinamiche della vita di coppia con “L’illusione coniugale” di Eric Assous, dove situazioni esilaranti, illusioni, situazioni complesse e dialoghi brillanti gettano luce sul ménage coniugale.
Dal 23 al 31 ottobre, al Duse di Genova, Anna Della Rosa e Linda Gennari sono impegnate in “Ci vediamo all’alba” della drammaturga inglese Zinnie Harris, che esplora il confine sottile tra l’amore e il lutto. Il regista Davide Livermore scava nel subconscio: la mente umana costruisce realtà alternative pur di non accettare la fine di un amore, il dolore manipola il passato facendo emergere piccole crepe, bugie e risentimenti tipici di ogni lunga convivenza.
“Sarto per signora” di George Feydeau, maestro della commedia francese, è in cartellone al San Babila di Milano (27-29 novembre) e porta sul palco Corrado Tedeschi, Chiara Salerno insieme a un cast di brillanti attori, guidati dal regista Marco Bellocchi. Protagonista è il dottor Moulineaux che, dopo una gioventù molto libertina, conduce una vita tranquilla e rispettabile con la moglie Yvonne. Sopraffatto però dai suoi vecchi demoni, accetta un appuntamento galante al Ballo dell’Opera con una sua paziente, Suzanne Aubin, e da qui prendono le mosse situazioni e colpi di scena esilaranti.
Uno sguardo anche alle proposte del nuovo anno, con la rilettura che il regista Paolo Valerio dà di una classica storia d’amore: “Romeo e Giulietta” di Shakespeare va in scena al Rossetti di Trieste il 17 febbraio. «Desideravo che a questa nuova edizione di Romeo e Giulietta facesse sfondo un luogo universale, che raccontasse la tragedia dei due amanti in un contesto di violento contrasto, come è nel testo di Shakespeare: l’odio delle famiglie insanguina le strade di Verona. E che fosse in forte rapporto con il tema dell’inutilità della guerra, che oggi è così atrocemente, insensatamente presente, che mi sembra impossibile estraniarsene, nemmeno – o soprattutto – accingendosi ad un atto artistico, nemmeno raccontando una storia d’amore» spiega il regista.
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