31/01/2026

Teatro di febbraio, tra passato e futuro

Emanuela Bruno
A cura di Emanuela Bruno
Pubblicato il 31/01/2026 Aggiornato il 31/01/2026

Gli spettacoli in scena nel mese di febbraio scavano nelle epoche di ieri, ma gettano luce anche su temi dell’attualità contemporanea, creando inediti punti di contatto fra i classici e gli autori di oggi

Otello

Prendere le mosse dai classici, riproporli e rielaborarli significa, talvolta, scoprire quanti punti di contatto possano esserci fra la società dei secoli passati, con i suoi problemi, e quella di oggi. È questo il filo conduttore che unisce alcune interessanti proposte teatrali di febbraio, a cui si aggiungono anche numerose pièce basate su testi contemporanei, che scavano nella quotidianità e nelle nostre anime tormentate, presentando temi modernissimi e di assoluta attualità ma comunque sempre di valore universale.

Moltissime protagoniste femminili propongono le mille sfaccettature dell’animo delle donne, ma non mancano le coppie o intere famiglie alle prese con gli imprevisti della vita.

Su il sipario!

Mirandolina è la protagonista della commedia La locandiera di Carlo Goldoni, in cui la donna, nella Venezia settecentesca, si burla degli uomini con la sua intelligenza e la sua consapevolezza di sé. Ma lo è anche di “Mirandolina”, appunto, un testo della drammaturga irlandese Marina Carr, in cui si parla di una giovane donna smarrita e degli ammiratori e predatori che la circondano: un clima in cui quelle come lei sono in pericolo, o in balia delle bugie che vengono loro propinate su ogni aspetto del loro essere. Questa è una pièce sulla paura, la paura femminile, e sul prezzo che viene estorto a queste ragazze che osano reagire: debutta in scena al Del Monaco di Treviso dal 5 all’8 febbraio, con la traduzione di Monica Capuani e la regia di Caitríona McLaughlin, poi è al Goldoni di Venezia (13-15 febbraio) e al Verdi di Padova (17-22 febbraio).

È un Otello shakespeariano speciale quello che va in scena il 31 gennaio e l’1 febbraio al Teatro Pirandello di Agrigento con la drammaturgia di Dacia Maraini e la regia di Giorgio Pasotti. Nel cast Giacomo Giorgio, Giorgio Pasotti stesso e Claudia Tosoni. Il regista si interroga sulla forza di questo grande classico: «Dopo un tempo così lungo, quest’opera ci mette ancora di fronte a una realtà malata e incattivita. L’Otello è tragicamente attuale. Proveremo a parlare alla generazione di oggi, parleremo di quello che accade tutti i giorni con le parole di quattro secoli fa, parole forti, senza tempo, che raccontano la storia di una donna che ha avuto il coraggio di fare la sua scelta in una società che, come quella in cui viviamo, temeva diversità e differenza e ne ha dovuto pagare la funesta conseguenza. Un punto di vista poco frequentato, ma che restituisce al dramma una incredibile, cruda modernità». Nel ruolo di Otello, Giacomo Giorgio, giovane attore amato dal grande pubblico, commenta: «È un’ardua impresa quella di dare vita alle tormentate emozioni di uomo che da vittima diventa carnefice sconfinando nella follia, trasferendole in un intenso dialogo con la realtà del tempo presente».

Il Duse di Bologna, il 16 febbraio, ospita una riflessione una riflessione urgente sull’umanità nell’era dell’intelligenza artificiale: è “Intelligenza naturale”, scritto e interpretato da Andrea Pezzi con la regia di Clemente Pernarella e chitarra e voce live. Il cambiamento epocale che ha investito la nostra epoca ci porta a convivere con macchine intelligenti: l’intelligenza artificiale promette efficienza, razionalità, ottimizzazione, perciò l’essere umano è chiamato a riscoprire la propria essenza più autentica, fatta di emozioni, vulnerabilità, intuizione. La domanda è chi siamo, in un mondo sempre più automatizzato?

Dal 4 al 15 febbraio a Roma, Teatro Ambra Jovinelli, Gabriele Muccino propone sulla scena “A casa tutti bene”, tratto dal suo omonimo film. La versione teatrale è scritta e diretta da Muccino stesso, interpretata da Giuseppe Zeno, Anna Galiena, Alice Arcuri, Ilaria Carabelli, Maria Chiara Centorami, Lorenzo Cervasio, Simone Colombari, Vera Dragone, Sandra Franzo, Alessio Moneta, Celeste Savino. Una famiglia si riunisce nella casa storica per festeggiare l’ottantesimo compleanno della madre, Alba. Questo incontro farà deflagrare antichi conflitti e nuove tensioni. “Un racconto universale in cui ciascuno può riconoscersi, trovando un riflesso delle proprie esperienze” anticipa Muccino.

“Morte accidentale di un anarchico”, di Dario Fo e Franca Rame, arriva al Carcano di Milano dal 17 al 22 febbraio con Lodo Guenzi, guidato dal regista Giorgio Gallione. Il parallelismo creato nel testo è fra l’emigrante italiano che nel 1921 “volò” fuori dalla finestra del palazzo della polizia di New York e la “morte accidentale” di Giuseppe Pinelli, caduto nel 1969 da una finestra della questura milanese durante uno degli interrogatori relativi alla strage di Piazza Fontana. Motore dell’azione è un Matto (Guenzi), che usa il gioco comico, il travestimento, la maschera, lo sberleffo satirico come arma per smascherare le bugie arroganti e le grossolane contraddizioni di un potere goffo e sfacciato (commissari, agenti e questori) che nega la verità. Passato e presente si intrecciano fra toni grotteschi, inquietudine e gesti di coraggio, per una rilettura la nostra storia recente. Lo spettacolo successivo in cartellone, “Lisistrata” di Aristofane con Lella Costa in scena e la regia di Serena Sinigaglia (24 febbraio-1 marzo), si fonda su un presupposto valido nell’Atene del V secolo a.C. ma sempre attuale: la guerra. Attraverso l’assurdo dello sciopero del sesso da parte delle donne, Aristofane immagina una ribellione possibile per fermare la guerra e rilanciare la vita e l’amore.

È dedicato a Pina Bausch, coreografa e ballerina tedesca del secolo scorso, lo spettacolo “Quando la finirai con Pina Bausch?”, per la regia e drammaturgia di Giuseppe Sollazzo, in scena al San Ferdinando di Napoli (31 gennaio-1 febbraio). È una produzione che attraversa teatro e danza (con voca narrante fuori campo e movimenti coreografici di Beatrice Libonati), per interrogarsi sull’eredità artistica e umana di una delle figure più iconiche e rivoluzionarie della danza contemporanea. Il regista la definisce “la storia di un sogno d’amore per una donna mai conosciuta, ma ammirata sempre da lontano, nel silenzio e nel buio. Insieme a migliaia di altri occhi”. Attingendo all’immaginario della grande coreografa e a scampoli della sua vita, la pièce vuole proporre emozioni, suggestioni e meraviglia.

Lucia Mascino, sola in scena, interpreta a Bologna (Duse, 4 febbraio) il monologo “Il se(n)no”, di Monica Dolan, con adattamento e regia di Serena Sinigaglia. Lo spettacolo si pone domande scomode e affronta temi profondamente attuali: la pornografia diffusa, la sessualizzazione precoce, la percezione del corpo femminile (e il modo di giudicarlo), l’influenza culturale di internet sui più giovani.

Che cos’è il potere quando la corona è sulla testa di una donna? Intorno a questa domanda si snoda “I corpi di Elizabeth”, della drammaturga britannica Ella Hickson, arrivato per la prima volta in Italia grazie al Teatro dell’Elfo e in scena al Duse di Genova dal 17 al 20 febbraio. La vicenda, tagliente, moderna, profondamente femminista, affonda nella storia della regina Elisabetta I di Inghilterra per raccontare anche il presente. Unica donna non sposata a regnare nel suo Paese, per 44 anni, va incontro a un destino di “figura spezzata” fra ragion di stato e sentimenti, fra sogni femminili e potere politico, fra passioni e ferite, desideri e dovere. È un viaggio complesso fra amore, potere e solitudine. In scena due attrici (Maria Caggianelli Villani e Elena Russo Arman) per incarnare la protagonista, ragazza e poi regina, dirette nella sequenza di quadri da Cristina Crippa e Elio De Capitani.

“Un letto per due”, in cartellone al Ciak di Roma il 31 gennaio e l’1 febbraio, è una commedia originale che trasforma la favola del matrimonio in un percorso di vita realistico e tragicomico. Sul palco Riccardo Polizzy Carbonelli e Marina Lorenzi con la drammaturgia di Tato Russo, scene e regia di Livio Galassi.