Teatro: al via la nuova stagione
Si riparte: fra riletture di classici, testi contemporanei, lavori impegnati e guizzi di comicità e di ironia, ritorniamo in platea ad applaudire famosi attori e nuovi talenti, autori di ieri e di oggi
Con l’inizio di ottobre il sipario si alza sulle nuove proposte della stagione teatrale 2026-27. Fra i primi spettacoli in cartellone spiccano i testi contemporanei e i temi di attualità, con frequenti richiami alle guerre che incendiano tante zone del mondo e alle vicende storiche che hanno preparato i massacri e i genocidi di oggi.
L’analisi è spesso lucida e spietata, ma non mancano le occasioni per estendere lo sguardo anche ad argomenti più generali, come ad esempio la solitudine, i sogni, il senso del futuro, il dissidio fra l’essere e l’apparire.
Qui sono anche i classici, come Pirandello, a regalare spunti di approfondimento sempre attuali. Per chi ama gli spettacoli più leggeri e ironici, ma non slegati dalle riflessioni sulle abitudini, le illusioni e le contraddizioni di oggi, ci sono alcuni appuntamenti da non perdere.
«Andare a teatro significa avere la capacità di sognare. E finché avremo la capacità di sognare, nemmeno l’AI potrà ammazzarci». Paolo Ruffini, attore, sceneggiatore, regista
Su il sipario!
A Milano il Teatro Filodrammatici, i cui direttori artistici Tommaso Amadiao e Bruno Fornasari sottolineano il forte impegno legato alla drammaturgia contemporanea e ai nuovi talenti, apre con “Sette bambine ebree. Un’opera per Gaza” (13-18 ottobre) di Caryl Churchill con la regia di Andrea Adriatico. Il testo risale al 2009, dopo la devastante operazione militare Piombo fuso lanciata da Israele su Gaza: sono sette dialoghi in cui adulti ebrei raccontano ad altrettante bambine il corso della storia, dalle persecuzioni naziste alla nascita dello stato di Israele, fino ai bombardamenti sulla Palestina. Memoria, responsabilità storiche e scelte politiche attuali si intrecciano.
Un filo rosso unisce questa pièce a “Incendi” di Wajdi Mouawad, drammaturgo libanese naturalizzato canadese: il testo, portato in scena dal regista Marco Lorenzi con Filippo Dini e Frédérique Loliée, è una tragedia contemporanea in cui una donna, Nawal, attraversa il destino, lo subisce e insieme cerca di trasformarlo. In una genealogia in cui il dolore, il silenzio e la rabbia si trasmettono come un’eredità invisibile, Nawal spingerà i suoi due figli Jeanne e Simon in un viaggio dentro la memoria, perché la memoria resiste, cova sotto la cenere, brucia ed è possibile interrompere la catena dell’ereditarietà dell’odio: il teatro, per Mouawad, ha proprio questa capacità. Lo spettacolo è in tournée con debutto al Verdi di Padova (27 ottobre – 3 novembre), poi al Del Monaco di Treviso (5-8 novembre), al Goldoni di Venezia (12-15 dicembre), poi a Torino (Carignano, 17-29 novembre), Cesena (12-13 dicembre), Trento (16-20 dicembre), Milano (Elfo Puccini, 12-17 gennaio), Firenze (La Pergola, 22-24 gennaio), Roma (Ambra Jovinelli, 27 gennaio – 7 febbraio), Napoli (Bellini, 9-14 febbraio), Brescia (24-25 febbraio).
Alla Sala teatro Il Majorana di Roma la stagione si apre il 10-11 ottobre con “Uno, nessuno e centomila” di Luigi Pirandello, con l’interpretazione di Gabriele Linari che firma anche la regia. La riflessione è sulla frammentazione dell’identità: attraverso paradossi e sbalzi tra comicità e disperazione si esplora il dissidio tra l’essere e l’apparire, scavando sotto la realtà che appare per affrontare la profondità della coscienza.
Sempre a Roma, il Manzoni propone due grandi protagonisti del teatro italiano, Giuseppe Pambieri e Pamela Villoresi nel lavoro “Gin game” di Donald L. Coburn, premio Pulitzer 1978 per la drammaturgia (8-25 ottobre). Diretto da Giampiero Francese, è una commedia amara e tagliente che mette a nudo la solitudine, l’orgoglio e il bisogno di vincere almeno una volta nella vita.
La lettura che il regista Davide Livermore dà dell’“Orlando furioso” di Ludovico Ariosto è in scena al teatro Ivo Chiesa di Genova dall’8 al 18 ottobre. Protagonisti assoluti sono i personaggi femminili (il poeta evoca “Le donne” proprio in apertura della sua opera), grazie a un grande cast: fra tutte Anna Della Rosa, Linda Gennari, Annamaria Ghirardelli, Mariangela Granelli, Laura Marinoni. Livermore individua nel testo cinquecentesco tanti temi attualissimi: la proto-denuncia contro la violenza sulle donne, come quella domestica, la lascivia, gli omicidi seriali, ma anche la viltà delle armi, la lealtà del confronto a viso aperto, la forza della libertà e della passione. La musicalità delle ottave ariostesche si intreccia con il repertorio cinquecentesco eseguito dal vivo dall’Ensemble rinascimentale Chimera, in un gioco che va a intersecarsi con brani pop e rock rivisitati e musiche originali elettroniche.
Dal 21 ottobre all’1 novembre, al Mercadante di Napoli, arriva un dittico intrigante: il regista Roberto Andò mette in scena “L’ultimo nastro di Krapp”, di Samuel Beckett, e “Press conference” di Harold Pinter. Nel primo un uomo ascolta la propria voce registrata trent’anni prima e scava nella memoria cercando la propria identità perduta, nel secondo un portavoce governativo risponde ai giornalisti con frasi melliflue e feroci, mostrando la manipolazione del linguaggio politico e il potere come dispositivo di controllo. In entrambi i casi emergono le responsabilità e potenzialità della parola.
Spazio all’ironia al Manzoni di Milano, con due lavori che hanno in Paolo Ruffini il trait-d’union. Il primo, “Il babysitter. Quando diventerai piccolo capirai” (13-14 ottobre), scritto da Ruffini e Claudia Campolongo, che firma la regia, vede l’autore in scena con tre ragazzini (Nicholas Ori, Megan Vasileniuc e Leonardo Zambelli). Lo show rappresenta uno dei primi esperimenti riusciti di trasposizione di un format digitale sul palcoscenico: Ruffini è un babysitter improvvisato alle prese con tre piccoli guastafeste, fra comicità, tenerezza e improvvisazione. Interazioni con il pubblico, spunti di riflessione e uno spettacolo che esplora temi universali come la libertà, i sogni e il senso del futuro, viaggiando nell’universo dell’infanzia e invitando gli adulti a riscoprire la magia dell’essere piccoli, il senso del gioco e quella spontaneità che si tende a smarrire crescendo.
Il secondo lavoro è “Le donne non fanno ridere” (12 ottobre, con ripresa il 2 novembre e 9 dicembre, il 25 gennaio e il 12 aprile 2027). Anche qui l’idea è di Paolo Ruffini, in scena con Corinna Grandi, Claudia Campolongo, Beatrice Baldaccini, Alice Redini e Giulia Vittoria Cavallo, alcune delle comiche più affermate del panorama italiano, fra teatro, web, TV e social. Monologhi, sketch e provocazioni ribaltano con ironia ogni stereotipo sul genere e sull’umorismo, con Ruffini conduttore, disturbatore, mattatore e vittima designata di un club comico tutto al femminile.
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