Serie tv: debutta Prima di noi, una saga familiare che ripercorre il Novecento
Il 4 gennaio debutta in prima serata su Rai1 Prima di noi, serie tv diretta da Daniele Luchetti e Valia Santella, che racconta l'Italia del Novecento. Nel cast Linda Caridi e Andrea Arcangeli
Il 2026 inizia in bellezza con la fiction targata Rai e in particolare con Prima di noi, serie tv di Giulia Calenda, Daniele Luchetti e Valia Santella (diretta dagli stessi Luchetti-Santella), tratta dall’omonimo romanzo di Giorgio Fontana. Una saga familiare che attraversa il Novecento e che vanta un cast di ottimi attori come Linda Caridi, Andrea Arcangeli, Maurizio Lastrico, Matteo Martari, Elena Lietti, Diane Fleri, Benedetta Cimatti, Fausto Maria Sciarappa e Romana Maggiora Vergano.
Prima di noi (prodotto da Wildside, società del gruppo Fremantle, in collaborazione con Rai Fiction e in associazione con Rai Com) è composta da dieci episodi divisi in cinque prime serate, in onda su Rai1 a partire dal 4 gennaio.
Il romanzo di formazione di una nazione intera
Prima di noi ripercorre quasi tutto il Novecento, dal 1917 al 1978, dal Friuli rurale alla Torino delle fabbriche, passando attraverso le due guerre mondiali, il boom economico, l’urbanizzazione, gli anni di piombo e le contestazioni, fino all’avvento della globalizzazione.
Al centro la grande famiglia Sartori, composta da tre generazioni di “costruttori” e “distruttori”, archetipi eterni che cercano il loro posto nel mondo e il riscatto dalla colpa di chi è venuto prima di loro.
Tutto parte da Maurizio e dalla fuga dal fronte dopo la ritirata di Caporetto durante la prima guerra mondiale. Una scelta che lo rende un disertore in ogni aspetto della vita e che troverà il coraggio di raccontare solo a Nadia, capostipite e radice indistruttibile del nucleo familiare: una forza femminile capace di tenere insieme la fermezza degli antenati e i tentativi d’evasione dei figli, anticipando gli eventi della Storia.
«È un lavoro a cui ho aderito con enorme piacere, perché c’era una scrittura buonissima e una struttura narrativa robusta» – dice Daniele Luchetti – «La cosa che mi ha colpito, mentre giravamo, è che tutti si avvicinavano per chiedere della serie e quando gli spiegavamo la trama loro si ritrovavano a parlare della loro famiglia. La dimostrazione del fatto che la storia dei Sartori è lo specchio di un paese in continua trasformazione»
«È una serie che ha un personaggio femminile molto forte, ma parla anche dell’evoluzione del maschile, che si è dovuto calare nella dimensione dei sentimenti ritrovano la propria fragilità» – spiega Valia Santella.
La parola al cast
«Nadia è una donna con senso pratico e resilienza. È una figura femminile emblematica, che rappresenta le nostre mamme e nonne che, con un sorriso, sono andate avanti nonostante tutto gestendo anche gli esiti tremendi delle guerre, che portano orrore ieri come oggi» – dice Linda Caridi.
A tal proposito Andrea Arcangeli, che interpreta Maurizio Sartori, sottolinea: «Ora siamo abituati a vedere i ventenni come dei ragazzini, ma all’epoca venivano scaraventati in guerra. Al fronte c’era una lotta per diventare eroe, ma lui non ha intenzione di farlo e il primo episodio racconta la devastazione e la morte che la guerra porta».
Maurizio Lastrico e Matteo Martari sono invece la seconda generazione dei Sartori, i figli di Nadia. «Il mio personaggio vorrebbe portare avanti il tipo di forza della madre, cercherà di intercettare il suo modo di essere un padre giusto, ma non sarà facile. È stato bello per me raccontarlo e raccontare anche una fratellanza che io, nella mia vita, non ho mai vissuto» – dichiara Maurizio. Invece Matteo del suo personaggio spiega: «Lui è un distruttore, ma la sua anima è in realtà costruttiva e da lì nasce il grande conflitto tra quello che vorremmo essere e ciò che nel corso della vita ci ha plagiato. È una complessità che mi è piaciuto raccontare».
Nella terza generazione dei Sartori troviamo invece Romana Maggiora Vergano: «Questo progetto mi ha dato la possibilità di entrare nel linguaggio della serialità che prima non era a me affine. E poi il mio personaggio è stata per me fonte di grande ispirazione, perché non ha paura di mettersi in discussione. Mi ha portato a chiedermi quanto fosse la società a cambiare le persone o quest’ultime a definire la società».
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