07/03/2021

Sanremo 2021: a notte fonda vince il rock, vincono i Maneskin

Laura Frigerio
A cura di Laura Frigerio
Pubblicato il 07/03/2021 Aggiornato il 07/03/2021

Il 71esimo Festival di Sanremo si è concluso con la vittoria (a sorpresa) dei Maneskin. Una bella sferzata di energia in una finale un po' monocorde

Sanremo 2021 - Maneskin

 Il 71esimo Festival di Sanremo ha avuto il suo lieto fine: a vincere sono stati infatti i Maneskin con la travolgente Zitti e buoni. La giovane band romana entra così nella storia, sia per aver vinto un Sanremo in tempi di pandemia che per aver portato il rock in vetta, tra l’altro con un pezzo ben lontano dai canoni festivalieri.

Sul fronte ascolti, segnaliamo che la kermesse si è chiusa con una media di 10 milioni 715 mila spettatori e il 53,5% di share (si parla di 13 milioni 203 mila telespettatori con 49,9% di share nella prima parte e di 7 milioni 730 mila con il 62,5% di share nella seconda). Si registra così l’ennesimo calo rispetto al 2020, che aveva fatto registrare una media di 11 milioni 477 mila spettatori con uno share del 60,6%.

Numeri che, sommati a quelli delle serate precedenti, giustificano la scelta di Amadeus di non confermare la sua direzione artistica e la conduzione per il prossimo anno.

E così è scattato immediatamente il toto-nomi, che vede in pole position Alessandro Cattelan. In attesa di scoprire il futuro del Festival, vediamo com’è andata questa finale dominata dal televoto.

Podio e televoto

Dopo la giuria demoscopica, l’orchestra e la sala stampa, il giudizio è passato al televoto che, come da tradizione, ha cambiato le carte in tavola. E così coloro che venivano dati per favoriti i primi giorni del festival si sono ritrovati retrocessi, a favore di artisti che sono arrivati di più al pubblico. Per esempio Ermal Meta, da giorni al primo posto con Un milione di cose da dirti, è arrivato terzo. Lui vanta una forte fanbase, ma non poteva nulla contro la “potenza di fuoco” dei Ferragnez (che, ancora una volta, hanno attirato l’attenzione dei Codacons per via di alcuni post di Chiara Ferragni in cui lei chiede di votare il gentil consorte). In verità Chiamami per nome di Francesca Michielin e Fedez, veniva data per favorita in tempi non sospetti, anche perché è un pezzo orecchiabile che arriva subito e non puoi fare a meno di canticchiare.

E poi ci sono loro, i Maneskin, che avrebbero potuto presentarsi con una ballata per adeguarsi ai classici canoni sanremesi e invece hanno deciso di salire su quel palco con un Zitti e buoni, un pezzo rock viscerale (con un testo senza peli sulla lingua) che rispecchia pienamente la loro anima artistica. E la loro verità è stata premiata, non solo dai loro coetanei, ma anche da un pubblico che probabilmente in questo difficile periodo storico non si sente più rappresentato da canzoni nazional-popolari o da drammi sentimentali.

Pienamente meritati anche gli altri premi collaterali (ma ugualmente preziosi). A Willie Peyote, con Mai dire mai (La locura), è andato il Premio della critica Mia Martini, mentre a Colapesce Dimartino e alla loro Musica leggerissima il Premio Lucio Dalla. Il Premio Sergio Bardotti per il miglior testo è stato vinto da Madame, mentre il Premio Giancarlo Bigazzi da Ermal Meta.

Uno show non all’altezza della finale

Questo festival avrà avuto anche un lieto fine, ma non si può dire altrettanto della finale. Dopo aver subito cinque serate sottotono, noiose e a tratti persino urtanti, la coppia Amadeus-Fiorello non è riuscita a risollevare nemmeno le sorti della finale, che tradizionalmente è carica di energia, tensione, emozione e ritmo. Quattro ingredienti andati totalmente dispersi nei meandri del Teatro Ariston, rimpiazzati da uno show che è sembrato più che altro una lista della spesa in cui i prodotti erano gli artisti in gara e gli ospiti (fissi e non). Sul palco hanno fatto toccata e fuga personaggi come Serena Rossi, Tecla Insolia, Giovanna Botteri, The Urban Theory, Federica Pellegrini e Alberto Tomba, Dardust, Michele Zarrillo, Paolo Vallesi e Riccardo Fogli. È stato concesso più tempo solo a Ornella Vanoni e Umberto Tozzi, che per fortuna sono riusciti un po’ a toccare le nostre corde emotive. Anche il quadro di Achille Lauro (presenza fissa della kermesse insieme a Zlatan Ibrahimović) è stato d’impatto, più minimalista (anche non è mancato come sempre coup de théâtre finale).

Tornando alla coppia Amadeus-Fiorello: che dire delle gaffe piazzate qua e là, che il pubblico dei social non ha potuto fare a meno di segnalare (come la regista Costanza Quatriglio, chiamata Costanzo)? Senza parlare del fatto che Colapesce Dimartino e Willie Peyote sono stati gli unici artisti a non essere chiamati sul palco a ritirare i loro premi. Amara ciliegina sulla torta: la frase “vi diamo il pubblico, ma vi deve andare male” che Fiorello ha pronunciato rivolgendosi al prossimo conduttore del Festival di Sanremo?

È proprio vero che non c’è limite al cattivo gusto.