27/01/2026

Miniserie tv: Morbo K, una storia vera

Laura Frigerio
A cura di Laura Frigerio
Pubblicato il 27/01/2026 Aggiornato il 27/01/2026

Il 27 e il 28 gennaio, in occasione del Giorno della Memoria, andrà in onda su Rai1 la miniserie Morbo K - Chi salva una vita, salva il mondo intero. Nel cast Giacomo Giorgio e Vincenzo Ferrera

morbo k

Martedì 27 gennaio è la Giorno della Memoria (ricorrenza internazionale che commemora le vittime dell’Olocausto) e Rai1 manda in onda, in prima serata, Morbo K – Chi salva una vita, salva il mondo intero. La miniserie (che proseguirà mercoledì 28 gennaio) è liberamente ispirata ad una vicenda storica realmente accaduta durante l’occupazione nazista a Roma.

Un gruppo di medici dell’ospedale Fatebenefratelli ideò il Morbo di K, ovvero una malattia fittizia e altamente contagiosa, riuscendo così ad impedire la deportazione di molti ebrei romani.

Morbo K – Chi salva una vita, salva il mondo intero (una coproduzione Rai Fiction – Fabula Pictures – Rai Com) è diretta da Francesco Patierno e vede nel cast Giacomo Giorgio, Vincenzo Ferrera, Marco Fiore, Dharma Mangia Woods, Christoph Hulsen e Flavio Furno, Antonello Fassari e Luigi Diberti.

La storia del Morbo K

Siamo a Roma, nel settembre 1943. Kappler, capo delle SS di stanza nella Capitale, minaccia la comunità ebraica chiedendo un tributo in oro: cinquanta chili per non essere deportati. Un terribile ricatto dietro al quale potrebbe esserci un imbroglio: è ciò che sospetta anche il professor Prati, direttore dell’ospedale Fatebenefratelli, che riesce a trasferire alcune famiglie ebree in un reparto speciale, salvandole di fatto da un atroce destino. Per evitare che i nazisti raggiungano l’Isola Tiberina, il medico ha infatti la brillante idea di inventare un virus altamente contagioso che si sta diffondendo rapidamente: è il letale Morbo K, chiunque mostri i sintomi deve essere isolato per evitare l’epidemia. Lo stratagemma per il momento sembra sufficiente a tenere gli ebrei al sicuro all’interno dell’isola e i nazisti a distanza. Tra le famiglie ebree care al direttore c’è anche quella di Silvia Calò, una giovane dal grande talento artistico, la quale si innamora di Pietro Prestifilippo, il giovane assistente di Prati, sentimento ricambiato nonostante lui sia promesso sposo a un’altra ragazza. Intanto la morsa sui romani del ghetto si stringe sempre di più, la vita di Pietro e Silvia è legata a un filo, quello della Resistenza, mentre Prati e gli ebrei ricoverati nel reparto K devono trovare una via di fuga. Il 16 ottobre 1943, i cinquanta chili d’oro sono già nella casse dei nazisti, ma Kappler ordina lo stesso il rastrellamento degli ebrei del ghetto contravvenendo così alla parola data. I soldati tedeschi riescono a caricare 1.259 persone della comunità sui treni destinati ai lager e su un treno c’è anche la famiglia Calò. Il destino di Silvia, Pietro e del professor Prati si consumerà nelle ultime drammatiche ore prima che quel treno lasci Roma.

La parola ai protagonisti

«Mi piace pensare che ogni tanto nascano delle persone che diventano, loro malgrado, degli eroi» – dice Vincenzo Ferrera (che interpreta il professor Prati) durante la conferenza stampa – «Il professore aveva tutte le comodità del mondo, poteva rifugiarsi in Vaticano e invece decide di creare questo “inganno umanitario”. Si tratta di un episodio unico all’interno del periodo dell’Olocausto dato che ha un finale diverso, in cui centinaia di persone continueranno a vivere». E continua: «Quando ci si accinge a interpretare un personaggio realmente esistito, si cerca di farlo con delicatezza e profondo rispetto. Io poi ho sempre vissuto in mezzo ai camici, avendo un padre medico che è mancato proprio mentre stavamo girando. Ho preso il mio file del dolore e l’ho portato in scena». Poi sottolinea: «È bello che le nuove generazioni possano scoprire una storia mai letta sui libri di scuola. Mio figlio di 17 anni, per esempio, non la conosceva».

Gli fa eco Giacomo Giorgio (Pietro Prestifilippo): «Spero che gli spettatori, in particolare quelli più giovani, rimangano con una domanda: se io fossi stato ragazzo in quel periodo come Pietro avrei fatto la stessa scelta rischiando la vita per un bene così grande? Io stesso, me la facevo mentre giravo e non riuscivo a darmi una risposta, perché è una questione complicata». Poi sulla storia d’amore del suo personaggio con Silvia Calò spiega: «La serie racconta l’orrore che si viveva a Roma nel 1943 durante il rastrellamento del ghetto, ma la loro storia dà respiro, perché l’amore è quella cosa che ti può fare in qualche modo lanciare il cuore oltre l’ostacolo e dare coraggio per cambiare e diventare, nel proprio piccolo, degli eroi».