11/06/2019

Ice on fire: Leonardo DiCaprio racconta i cambiamenti climatici

Veronica Colella Pubblicato il 11/06/2019 Aggiornato il 11/06/2019

Questo è il secondo documentario che DiCaprio realizza con Leila Conners su questo tema per sensibilizzare l'opinione pubblica. Presentato a Cannes debutta l'11 giugno su HBO

Ice on fire - Leonardo DiCaprio

Ice on fire, il documentario sui rischi del cambiamento climatico presentato a Cannes, debutta l’11 giugno su HBO. Si tratta del secondo tentativo da parte di Leonardo DiCaprio e Leila Conners di avvicinare il grande pubblico al tema, dodici anni dopo L’undicesima ora.

L’attore è ancora una volta co-produttore e narratore ed ha appena presentato il documentario al pubblico americano, con la première al LA County Museum of Art, accompagnato dal padre George.

Il tempo che ci rimane

Il primo documentario aveva individuato due cause principali per i cambiamenti che stanno sconvolgendo il clima: la deforestazione massiccia – sia per lo sviluppo di nuove aree urbane che per l’agricoltura – e il consumo selvaggio di petrolio e carbone. Tra gli esperti interpellati, l’astrofisico Stephen Hawking aveva fornito un quadro piuttosto spaventoso del nostro futuro, avvertendoci che nello scenario peggiore la Terra rischia di diventare identica a sua sorella Venere, con piogge di acido solforico e una temperatura sopra i 250 gradi. In dodici anni le previsioni degli scienziati hanno trovato ampio riscontro: il progressivo scioglimento della calotta polare sta rilasciando nell’atmosfera una quantità notevole di metano, un gas serra con un potenziale di riscaldamento più alto rispetto all’anidride carbonica, fino a questo momento intrappolato sotto allo strato di ghiaccio.

Fortunatamente, non è ancora troppo tardi per contenere i danni: il tema della speranza è uno dei punti forti anche di Ice on fire, che come il film precedente non si limita a mostrarci da vicino le conseguenze del riscaldamento globale, ma suggerisce soluzioni concrete. L’obiettivo degli autori è mettere in risalto il lavoro degli scienziati per rallentare il processo e invitare il pubblico all’azione. Oltre all’impiego di energie rinnovabili, sono necessari anche metodi per la riduzione dell’anidride carbonica, come il CCS (Carbon Capture and Storage), raccontati nel dettaglio nel documentario.

La bellezza come motore del cambiamento

Ice on fire può vantare anche una cinematografia spettacolare, espressamente utilizzata per far leva sui sentimenti degli spettatori. Un viaggio alla riscoperta della bellezza del nostro pianeta attraverso l’Alaska, la Norvegia, il Colorado, l’Islanda e la Costa Rica, nella speranza di motivarci a partecipare a una battaglia che possiamo vincere solo se ognuno fa la sua parte. È molto difficile non rimanere emotivamente coinvolti da queste immagini e non provare angoscia all’idea di quello che potremmo perdere se continuassimo, per usare le parole dello stesso DiCaprio, su una strada di “inattività e compiacenza”.

Bello con l’anima

L’impegno di Leonardo per l’ambiente è risaputo. Nel 2014 è stato nominato Ambasciatore ONU contro i cambiamenti climatici e negli ultimi anni ha prodotto una serie di documentari che affrontano aspetti diversi della salvaguardia del pianeta e degli esseri viventi che lo abitano.
Quest’anno insieme ad Ice on fire ha portato a Cannes And we go green, documentario diretto da Fisher Stevens sulla Formula E (in cui gareggiano solo monoposto elettriche) e al festival di Taormina sarà presentato Sea of Shadows, un documentario sugli attivisti che cercano di salvare dall’estinzione la più piccola balena del mondo, la “vaquita”, che spesso finisce nelle reti del cartello messicano e della mafia cinese a caccia di pesci Totoaba.

I tre nuovi documentari entrano a far parte della sua filmografia ambientalista insieme a Punto di non ritornoBefore the Flood (2016), al quale aveva partecipato in veste di produttore esecutivo Martin Scorsese, A Plastic Ocean (2016) e Virunga (2014), film sulla conservazione dell’omonimo parco nella Repubblica Democratica del Congo.