Venezia 83: un’apertura all’insegna dell’elegante ironia
Tra un frizzante George Clooney e due conduttori (Greta Scarano e Nicolas Maupas) che hanno saputo giocare sul palco, possiamo dire che Venezia 83 si è aperta in bellezza
Chi l’ha detto che nelle occasioni importanti bisogna per forza essere seri e ingessati? L’apertura della 83esima edizione della Mostra del Cinema di Venezia ci ha dimostrato quanto possa essere elegante e affascinante l’ironia. Da un lato c’è stato George Clooney, che ha sfilato sul red carpet con la sua amata Amal e si è seduto (come ormai da tradizione) insieme ai fotografi, dall’altro i due conduttori Greta Scarano e Nicolas Maupas che hanno rotto gli schemi tradizionali celebrando la settima arte ma al tempo stesso giocando tra di loro. Che dire: si è iniziato davvero in bellezza, anche perché nel corso della giornata ci sono state le prime conferenze stampa.
Le presidentesse di giuria
Non ce ne voglia Daniele Vicari, presidente della giuria di Venezia Classici (che tra l’altro avrà l’importante compito di accompagnare in questa avventura 24 studenti di cinema dei DAMS e dell’Università Ca’ Foscari), ma in un’edizione in cui c’è solo una regista nel concorso principale ci sembra giusto sottolineare il fatto che ce ne sono invece ben tre a presiedere le giurie.
Non possiamo fare a meno di partire da Maggie Gyllenhaal, presidente della giuria del Concorso Venezia 83, che affronta subito la spinosa questione: «C’è indubbiamente un problema sistemico. Per le donne, per esempio, è più difficile trovare i finanziamenti per realizzare dei film e inoltre ci verrà un po’ di tempo per riconoscere il fatto che l’approccio femminile è diverso da quello maschile. Però il fatto che, dopo due film da regista, mi sia stato chiesto di presiedere questa regia penso abbia la sua importanza».
Sul suo ruolo in questa Mostra dice: «Com’è che oggi siamo qui a parlare di film quando il mondo si trova in stato di emergenza? Credo che il cinema consenta apertura, dia quell’opportunità per cercare dentro di noi l’empatia verso le altre persone. Sono qui curiosa, con uno sguardo onesto rivolto all’esperienza degli altri».
Valérie Donzelli, presidente della giuria Orizzonti, sottolinea l’importanza di tutti i generi:
«Ce ne sono alcuni più valorizzati di altri. Io per esempio adoro la commedia, ci sono dei film meravigliosi come queli di Charlie Chaplin o di Jean-Paul Rappeneau, che è scomparso proprio oggi, che vi consiglio di recuperare».
Carolina Cavalli, presidente della giuria Opere prime, invece dice: «Essere in giuria ci dà il privilegio di vedere film che potrebbero anche non arrivare nelle sale e scoprire altri spaccati di mondo».
Dieci minuti di applausi per Ink
Ink, il film d’apertura diretto da Danny Boyle, è stato accolto da dieci minuti di applausi e questo, considerando che è in Concorso, fa ben sperare.
Prima della proiezione ufficiale, il regista ha incontrato la stampa insieme allo sceneggiatore James Graham (dalla cui opera teatrale è tratto il film) e agli attori Jack O’Connell, Guy Pearce e Claire Foy.
Ink è ambientato in Gran Bretagna nel 1969, quando Rupert Murdoch e Larry Lamb rivoluzionarono il mondo dell’editoria lanciando The Sun, diventato poi il tabloid più venduto al mondo.
«Abbiamo realizzato Ink con pochi soldi e tante difficoltà. Pensavamo che nessuno l’avrebbe visto e invece è arrivata a sorpresa la chiamata di Alberto Barbera che mi ha proposto di presentarlo alla Mostra, tra l’altro come film d’apertura. Sono estremamente grato per questo!» – racconta il regista – «Non volevamo rappresentare Murdoch come un mostro, come fanno molti oggi. A quei tempi lui rappresentava un abito nuovo nella società britannica che era molto rigida. A lui non piaceva l’establishment e io condivido questa posizione».
Guy Pierce, che interpreta Murdoch, svela: «Le persone che all’epoca lavoravano al Sun sono venute a parlare con noi e ci hanno raccontato dei tempi passati, dove c’era grande entusiasmo nonostante il carico di lavoro incredibile».
Jack O’ Connell, che veste i panni di Larry Lamb, dice: «Io sono anche andato a fare delle ricerche alla British Library dove c’è anche l’archivio dei giornali di quel tempo».
Invece Claire Foy interpreta un ruolo di finzione, ovvero Joyce Hopkirk: «Quello che raccontiamo è un mondo che cattura, era una comunità dove ognuno voleva essere il primo a proporre una storia».
Una cerimonia moderna e raffinata
Una giornata così piena di film e parole si è chiusa con il classico tocco di glamour portato dal red carpet dove abbiamo visto sfilare numerose star italiane e internazionali.
Bianca Balti ha stupito tutti con gli effetti speciali della sua bellezza e di un abito cipria con le ali firmato Ilya Migmoon. Levante ha invece scelto il nero e la trasparenza di un abito a collo alto di Giorgio Armani, che purtroppo non l’ha valorizzata (forse anche per colpa di un make-up dove il blush ha creato un po’ l’effetto Heidi).
Sono poi arrivati a sorpresa molti idoli delle serie tv: da Nina Dobrev a Jonathan Bailey, da Nicholas Galitzine a Hayes Warner.
Parlando di look super-promossi i conduttori Greta Scarano e Nicolas Maupas: lei un abito da sirena color prugna di Armani e lui un classico completo nero con camicia bianca e papillon. E lo stesso vale per la loro performance sul palco della Sala Grande del Palazzo del Cinema.
Come dicevamo, sono riusciti a trovare la giusta alchimia che ha consentito loro di non rendere pesante e ampollosa la cerimonia.
Un mood che è continuato grazie a Laura Dern la cui laudatio per George Clooney non è stata drammaticamente nostalgica, anzi è stata frizzante ricordanto tra l’altro il suo status di sex symbol. Dal canto suo George, che era visibilmente emozionato, dopo gli inevitabili tocchi di melassa (dedicati anche alla moglie) ha svelato divertito che i suoi figli pensano che lui sia stato un bravo Batman (cosa che invece lui, a quanto pare, non pensa). Che dire: a questo punto possiamo rivederci Batman & Robin (che, lo ricordiamo, è datato 1997) per capire se hanno ragione.
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