Sanremo 2026: Enrico Nigiotti ci parla della sua Ogni volta che non so volare
Tra i Big in gara alla 76esima edizione del Festival di Sanremo anche Enrico Nigiotti, che porterà un brano dal titolo Ogni volta che non so volare. Ecco cosa ci ha raccontato
Ha deciso di fare un po’ di sano “riscaldamento” sui palchi italiani con il suo tour Maledetti Innamorati (tutto sold out) prima di salire su quello del Teatro Ariston. Stiamo parlando di Enrico Nigiotti, che sarà tra i Big in gara alla 76esima edizione del Festival di Sanremo con la canzone Ogni volta che non so volare. Questa è la sua quarta volta alla città dei fiori: la prima è stata nel 2015 tra le Nuove Proposte, mentre tra i Big ha partecipato nel 2019 e nel 2020. Enrico Nigiotti ha incontrato i giornalisti negli uffici della Sony, la sua casa discografica, per parlare anche del suo nuovo album.
Maledetti Innamorati uscirà il 13 marzo (che è anche il giorno in cui i suoi due gemelli compiranno tre anni, ma ha sottolineato l’assoluta casualità della cosa).
Spazio alla fragilità e all’autenticità
Ogni volta che non so volare è una canzone che parla di un amore universale, che accoglie le fragilità, dà forza nei momenti di difficoltà e ricorda quanto sia umano cadere e rialzarsi grazie alle persone che ci restano accanto. Lancia quindi un messaggio prezioso, in quanto invita a riscoprire l’autenticità in un mondo spesso più attento all’apparenza.
«Viviamo in un mondo in cui viene richiesto non solo di saper volare, ma anche di essere in cima, di fare vedere il successo. Esisti solo se lo hai. Però non è così, io per esempio mi sento forte proprio perché sono anche fragile» – sottolinea Enrico Nigiotti, che sulla mancanza del ritornello del brano spiega: «Mi hanno detto che sono coraggioso perché Sanremo è la patria dei ritornelli, ma lì semplicemente non ci stava. Quando l’ascolto mi sembra che duri un minuto invece di tre, proprio perché è un discorso in cui nulla si ripete. Il mio nuovo album è pieno di pezzi con il ritornello, ma io ho scelto di andare a Sanremo con questo perché si tratta di un palco speciale».
Sulla scelta di En ex xanax da cantare con Alfa nella serata cover dice: «È una canzone d’amore che parla di problemi mentali e di ansia, argomento molto attuale oggi soprattutto tra i giovani. E poi mi piaceva omaggiare Samuele Bersani, un cantautore che secondo me avrebbe meritato più successo di quello che ha avuto. Per quanto riguarda Alfa è un grandissimo artista che fa parte di una nuova leva che stimo molto. L’idea è quella di fare da ponte tra le due generazioni ovvero quella di Bersani e la sua. Questo è il bello della serata cover».
Come vive il suo quarto Sanremo? «È sempre emozionante, ma non la vivo con ansia. Certo di dà una diversa adrenalina, è una bella sensazione. Voglio divertirmi e non penso alle classifiche, spero di fare entrare più persone nella mia “bottega di quartiere”».
La crescita personale e artistica
«Vado a Sanremo non solo con una canzone, ma con l’inizio di un nuovo percorso musicale. Ho scritto il nuovo album negli ultimi due anni, un po’ a casa e po’ sui treni che mi portavano avanti e indietro da Milano dove ho lo studio di registrazione. È anche un viaggio di vita: diciamo che mi ubricaco di vita e poi la “vomito” in un album» – spiega scusandosi per l’espressione colorita.
«Ho iniziato a vivere di musica solo negli ultimi anni, prima ho fatto anche dei lavori manuali e questo mi ha insegnato il rispetto per le persone e mi ha dato il valore del tempo. Io infatti non vado in paranoia se una canzone va male, la carriera è altro» – racconta – «Non ero una persona tranquilla, ma quando sono nati i miei bimbi sono cambiato e mi sono calmato, ho ricevuto una sensibilità diversa e mi ha dato più colori nella scrittura, mi sento più forte».
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