05/02/2024

Sanremo 2024: i Santi Francesi sono pronti ad affascinare l’Ariston (e non solo)

Laura Frigerio
A cura di Laura Frigerio
Pubblicato il 05/02/2024 Aggiornato il 05/02/2024

Dopo essersi guadagnati un bel posto tra i Big del 74esimo Festival di Sanremo i Santi Francesi sono pronti a portare la loro musica raffinata al Teatro Ariston

Santi Francesi

La classe non è acqua e i Santi Francesi sono pronti a dimostrarcelo su uno dei palchi più ambiti della musica italiana, ovvero quello del Teatro Ariston. Il duo composto da Alessandro De Santis (voce, chitarra, ukulele) e Mario Francese (producer, tastiere, synthesizer e basso), già noto al grande pubblico per il loro pop d’autore raffinato e per aver vinto la X Factor 2022, è riuscito infatti (grazie a Sanremo Giovani) a conquistare (meritatamente) un posto tra i Big della 74esima edizione della kermesse canora.

Il brano con cui saranno in gara si intitola L’amore in bocca, mentre per la serata cover hanno deciso di portare Hallelujah di Leonard Cohen insieme alla cantante inglese Skin. Noi li abbiamo intervistati per saperne qualcosa di più.

La loro prima volta

«Siamo nel pieno del tornado ed emotivamente stiamo cercando di tenerci lontano dalla tempesta. Quando ci troviamo di fronte a cose così grandi facciamo così, teniamo le aspettative basse» – raccontano Alessandro e Mario, che non vedono l’ora di esibirsi al Teatro Ariston, perché «il palco è la dimensione in cui riusciamo ad essere più naturali, è il momento in cui ci sentiamo completamente liberi».

L’amore in bocca (scritta da Alessandro De Santis e Cecilia Del Bono e composto e prodotto da Mario Francese e Antonio Filippelli) non è stata pensata per Sanremo. «Avevamo iniziato a lavorare con Cecilia ed è nata in poco tempo. L’abbiamo proposta alla nostra casa discografica (la Sony) e loro erano entusiasti» – spiegano – «Il titolo è frutto di un errore (doveva essere l’amaro in bocca), ma l’abbiamo tenuto perché questa espressione, uscita per caso, era un piccolo mistero e ben rappresenta ciò che è emerso dalla sessione di scrittura fatta di immagini della nostra vita privata e mai spiegate totalmente. In tutto il brano c’è un’allegoria costante».

Invece sulla cover dicono: «“Halleluja” è un capolavoro che nel tempo ha conosciuto molte versioni fedeli all’originale, noi avevamo il desiderio di realizzarne una diversa da quelle che si sono susseguite nel tempo, più struggente e “attaccata al terreno”. Ci piace l’idea di portare su quel palco una canzone il cui testo, negli anni, ha spesso assunto significati lontani dall’originale provando a riconsegnare a quelle parole la loro vera essenza. La canzone d’altronde racconta un desiderio di affermazione della vita senza un significato religioso formale ma con entusiasmo ed emozione».

La stima per i colleghi e i prossimi progetti

«Siamo molto curiosi di ascoltare le canzoni degli altri artisti, dai Negramaro ad Angelina Mango, da Emma ad Alessandra Amoroso, fino ad Annalisa» – svelano – «Con quest’ultima, in particolare, ci piacerebbe tanto collaborare un giorno anche perché ha una voce incredibile». Pensando invece alle canzoni sanremesi del passato che hanno amato di più, scattano spontanei due titoli: «Argentovivo di Daniele Silvestri (con i featuring di Rancore e Manuel Agnelli) e Musica leggerissima di Colapesce Dimartino».

Quanto all’Eurovision Song Contest lo vedono come un’opportunità davvero stimolante. «Negli ultimi tre anni l’abbiamo seguito con attenzione. Ovviamente partecipare sarebbe incredibile».

E dopo Sanremo? «Stiamo lavorando a dei nuovi pezzi e pensando a un tour, ma anche a degli eventi anticonvenzionali».