09/06/2026

Milano Film Fest: Celeste Dalla Porta racconta la sua città

Laura Frigerio
A cura di Laura Frigerio
Pubblicato il 09/06/2026 Aggiornato il 09/06/2026

L'attrice milanese Celeste Dalla Porta ha incontrato il pubblico durante il Milano Film Fest 2026 e ha parlato del rapporto con la sua città natia

Celeste Dalla Porta

Non è difficile capire perché Paolo Sorrentino l’abbia scelta come protagonista del suo Parthenope (film presentato al Festival di Cannes nel 2024): Celeste Dalla Porta non è solo una brava attrice, ma ha un’allure e un magnetismo innati. L’abbiamo potuto constatare incontrandola di persona durante il Milano Film Fest 2026, in occasione dell’evento Come si interpreta una città tenutosi alla Centrale dell’Acqua Milano.

Celeste, che è nata a Milano (anche se da tempo si è trasferita a Roma per lavoro), ha parlato del suo rapporto con il capoluogo lombardo e non solo.

Il rapporto con Milano

«Quello con Milano è un rapporto che sento di avere costruito con il tempo. L’ho lasciata quando avevo più o meno 19-20 anni, perché la sentivo piccola, un po’ schiacciante e volevo andarmene, anche perché volevo fare cinema. Non ho mai notato davvero Milano fino a quando me sono andata, perché è proprio quando non hai più qualcosa che ne noti la bellezza» – racconta Celesta Dalla Porta – «Per la maggior parte delle persone Milano è la città del lavoro, mentre per me è quella dei momenti di pausa, il nido dove ritrovo i miei cari».

E sottolinea: «Ogni volta che torno, anche dopo un mese, la trovo diversa. È una città in continua evoluzione che ti insegna a non affezionarti troppo alle cose. Questo è un po’ triste, ma al tempo stesso interessante».

Milano e il cinema

Se Milano fosse il personaggio di un film? «Per me sarebbe donna, ma lontana dallo stereotipo della professionista benestante che lavora in finanza. Sarà che parlo attraverso la mia esperienza, ma il periodo più emozionante da me vissuto è stato quello del liceo, quindi Milano la farei interpretare da una ragazza di 14-15 anni, per capire come si nutrono gli occhi di una adolescente».

Sul rapporto tra il capoluogo lombardo e la settima arte dice: «Milano è stata tanto amata dal cinema neorealista e da quello degli anni ’60 e ’70. Oggi viene meno raccontata rispetto al passato». E continua: «Oltre a questo, a Milano si organizzano tanti festival, ci sono varie sale e iniziative che cercano di comunicare a tutte le generazioni. E ci sono anche tante scuole di cinema, ma sarebbe bello se si facesse di più»

Celeste e la recitazione

«Il mio rapporto con questo mestiere lo sto ancora scoprendo» – racconta – «Ho avuto la fortuna di crescere in mezzo all’arte, avendo un padre musicista e una famiglia materna di fotografi. Sono sempre stata attratta dal cinema e in particolare dagli attori: quando da piccola guardavo i film, infatti, mi chiedevo come potessero passare da un personaggio all’altro. Poi crescendo ho frequentato il Centro sperimentale e ho capito che questa era la mia strada».

Le piacerebbe fare teatro?

«Assolutamente sì. Purtroppo è un territorio che non ho ancora esplorato da attrice e un po’ mi manca».

Il suo rapporto con il pubblico?

«Meno male che c’è, per me è il vero protagonista dell’arte!»

Prossimi progetti?

«Purtroppo non posso dire molto, ma ho girato un’opera prima di un giovane regista ed è stata per me una bella esperienza».