Max Gazzè ci racconta L’ornamento delle cose secondarie
Si muove ancora una volta su territori affascinanti la musica di Max Gazzè, che torna con un nuovo album dal titolo L'ornamento delle cose secondarie. Ecco cosa ci ha raccontato
Fino a qualche anno fa l’espressione artistica cercava di contagiare positivamente il mercato ora invece è quest’ultimo a influenzarla, soprattutto quando si parla di musica. Risultato: una serie infinita di brani creati con l’obiettivo di essere il più possibile “streammati”. Per fortuna c’è chi sta lontano anni luce da queste logiche, rimanendo fedele alla propria identità e al proprio percorso. È il caso di Max Gazzè che ora questo percorso lo sta continuando con L’ornamento delle cose secondarie.
Il nuovo album esce il 15 maggio per Columbia Records/Sony Music, in versione cd e doppio LP e arriva a cinque anni di distanza dal precedente La matematica dei rami.
Il cantautore l’ha presentato alla stampa presso Voce, alla Triennale di Milano.
Una libertà a 432 Hz
Nel 1996 Max Gazzè pubblicava Contro un’onda del mare, il suo primo album. L’ornamento delle cose secondarie ritorna in qualche modo a quelle origini, ma non con intenti nostalgici bensì artistici e poetici. C’è una ciclicità, un movimento circolare che riporta su temi, riflessioni e ispirazioni. Non è quindi un caso se nella tracklist, composta da venti tracce, ci siano anche dei titoli “sequel” come L’eremita – parte II e Sul filo – parte II.
«È stato il tentativo di raggruppare cose che nel tempo sono state messe in secondo piano e dar loro importanza per farle diventare primarie. Da qui il titolo dell’album» – spiega Max Gazzè – «È anche una metafora che riguarda l’età, il percorso che porta a certe forme di consapevolezza».
«Buona parte dei testi sono stati scritti più di trent’anni fa, mentre altre cose sono più recenti. Mi rendo conto che alcune forme di linguaggio non mi appartengono, ma volevo mantenere quella identità dando importanza al suono. Sono canzoni molto libere, che prendono un’aria più progressive. Ho voluto fare qualcosa di diverso, più simile alle mie origini» – racconta, spiegando poi la sua scelta di accordare l’intero album a 432 Hz, quando lo standard contemporaneo è di 440 Hz – «Non è solo una forma di resistenza, ma anche armonica perché suona più naturale, mischia tutto al meglio e il risultato è una frequenza più compatibile con la percezione. Per secoli la musica è stata composta così». La dimensione di questo album è quasi meditativa, grazie alle frequenza e agli strumenti con cui è stato realizzato: «Si tratta di strumenti acustici tutti “veri” e registrati con microfoni particolari».
Tour in modalità residenza artistica
Il desiderio di rompere gli schemi attuali e di essere una voce fuori dal coro viene confermata anche dall’attività live dell’artista: tra ottobre e dicembre farà oltre 40 date costruite intorno all’idea di residenza artistica. Si fermerà infatti in ogni città per tre sere consecutive (ad eccezione di Roma dove saranno cinque) trasformando ogni tappa in un racconto in più capitolo, capace di evolvere sera dopo sera.
«È una scelta di identità» – sottolinea – «Non mi va in questo momento di fare grandi spazi, preferisco teatri piccoli per poter suonare in un luogo che mi permetta di lavorare bene, anche a livello scenografico».
Si parte con Mestre (14-16 ottobre, Teatro Toniolo) e si prosegue a Palermo (22-24 ottobre, Teatro al Massimo) e Napoli (26-28 ottobre, Teatro Bellini). A novembre il tour prosegue con le triple date di Bologna (5-7, Teatro Duse), Milano (9-11, Teatro Dal Verme), Genova (12-14, Verdi Teatro) e Firenze (16-18, Teatro Puccini). Si continua ad Ascoli Piceno (19-21 novembre, Teatro Ventidio Basso) e Bari (23-25, Teatro Piccinni), prima di spostarsi a dicembre a Torino (2-4, Teatro Colosseo), Trento (5-7, Teatro Sociale) e Cagliari (21-23 dicembre, Teatro Massimo). Gran finale a Roma: dal 26 al 30 dicembre all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone.
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