17/06/2019

Inquinamento: navigando in un mare di plastica con Alex Bellini

Emanuela Bruno
A cura di Emanuela Bruno
Pubblicato il Aggiornato il 17/06/2019

La mission di Alex Bellini, esploratore, coach e ambassador per One Ocean Foundation è sensibilizzare sull'inquinamento che sta distruggendo i nostri mari. E insegnare a difenderli, anche con piccoli gesti

Alex Bellini

«Quando tocchiamo con mano situazioni di inquinamento ambientale anche gravi, in un primo tempo rimaniamo turbati, poi ci abituiamo e finiamo per pensare che di quel degrado si occuperà qualcun altro». Quasi tutte possiamo riconoscerci un po’ in queste parole. Sono di Alex Bellini, uno sportivo doc (lui si definisce “esploratore e avventuriero”) che da vent’anni si cimenta in imprese estreme a contatto con la natura più ostile: tanto per fare qualche esempio, ha remato in solitaria attraverso l’Oceano Atlantico e il Pacifico, ha partecipato a gare di corsa coast-to-coast negli Stati Uniti, ha camminato nelle terre sub-polari spingendo una slitta e nel deserto per migliaia di chilometri.

Proteggere gli Oceani

Oggi le sue avventure hanno però un significato che va oltre quello della conquista sportiva: Alex, che non a caso è ambassador della One Ocean Foundation, la fondazione nata su iniziativa dello Yacht Club Costa Smeralda con l’obiettivo di salvaguardare l’ambiente marino, ha scelto l’impegno ecologista e vuole sensibilizzare sulla catastrofe ambientale rappresentata dall’inquinamento degli oceani.

Attraverso imprese che facciano parlare, vuole smuovere le coscienze e far riflettere sul fatto che stiamo distruggendo il pianeta su cui viviamo.

Risalendo lungo i fiumi più inquinati

«Il mio obiettivo è documentare la situazione degli ecosistemi più devastati della Terra, divulgare, informare, condividere, perché troppi ignorano l’enormità del problema: si calcola che nel 2050 la plastica presente negli Oceani potrebbe pesare più di tutte le specie marine che li popolano» racconta Bellini. Per questo è nato il progetto “10 rivers 1 ocean”: navigare sui 10 fiumi più inquinati della terra, che da soli trasportano in mare il 90% della plastica che lo insozza, usando zattere costruite in loco con materiali di riciclo. E intanto raccontare, filmare, fotografare la natura offesa dai rifiuti.

Sensibilizzare chi non sa (o finge di non sapere)

«Lo faccio io anche per chi non sa o non può farlo» spiega Alex. Finora ha completato la navigazione del Gange. La prossima tappa, in luglio, sarà il punto d’arrivo di tutta la plastica, il Pacific Garbage Patch: un’isola galleggiante grande tre volte la Francia, formata dai detriti e dai microframmenti di plastica che le correnti accumulano in quell’area. Poi, in novembre, arriverà la discesa del Mekong e, in seguito, la navigazione dello Yang-tze, del Fiume Giallo, dello Hai He e del Fiume delle Perle in Cina, del Nilo e del Niger in Africa, dell’Amur nella Siberia orientale, dell’Indo.

Prendersi le proprie reponsabilità

La filosofia di Alex, che a vent’anni esplorava luoghi lontani dalla presenza umana per cercare se stesso, adesso che ne ha quaranta è molto pragmatica e realistica: «Ciascuno di noi deve prendersi una piccola porzione di responsabilità e fare qualcosa. Anche i piccoli gesti quotidiani (come il riuso o il consumo di alimenti e di acqua plastic free) sono piccoli segnali positivi e inducono all’emulazione chi è sensibile al problema» osserva. I suoi studi di Psicologia, che sta per concludere, gli hanno insegnato l’importanza di dare il buon esempio per innescare meccanismi virtuosi. In attesa di affrontare le prossime tappe di “10 rivers 1 ocean” Bellini, che è anche mental trainer, coach sportivo e speaker, tiene conferenze e si allena («conosco le palestre degli alberghi di mezzo mondo», confessa). Perché, come assicura anche sul suo sito web «tutti possiedono le risorse necessarie per fare cose apparentemente impossibili nella vita: basta solo allenarle o riscoprirle».