05/12/2020

La Regina degli scacchi: perché vi farà innamorare

Veronica Colella Pubblicato il 05/12/2020 Aggiornato il 05/12/2020

Tutti parlano della miniserie Netflix di Scott Frank e Allan Scott, interpretata da Anya Taylor-Joy, E non è merito solo degli scacchi

La regina degli scacchi

Il successo della serie tv The Queen’s Gambit, in italiano La regina degli scacchi, è ampiamente meritato. Regia e fotografia sono impeccabili, la colonna sonora è particolarmente azzeccata e i costumi, realizzati da Gabriele Binder ispirandosi ai modelli di Pierre Cardin e Balenciaga, sono già cult. Anche l’aspetto tecnico è stato curato nei minimi dettagli, affidando la coreografia delle partite all’ex campione russo Garry Kasparov e all’allenatore Bruce Pandolfini.

E se anche non sapeste distinguere un pedone da un alfiere, rimane una serie godibilissima grazie alla bravura di Anya Taylor-Joy.

Vita struggente di un formidabile genio

All’età di otto anni, la piccola Beth Harmon (Isla Johnston, poi Anya Taylor-Joy) sopravvive senza un graffio all’incidente d’auto che ha ucciso sua madre. Appena arrivata in orfanotrofio il suo passato scompare: i capelli sono brutalmente accorciati, il suo vestito sostituito con uniformi inamidate, il suo lutto accantonato per fare spazio a un futuro migliore, all’insegna della preghiera e della fede. E della fiducia nel cocktail di sedativi e vitamine somministrato alle giovani ospiti per aiutarle a imboccare la strada della docilità. Nel giro di un anno Beth impara ad aggirare tutte le regole, conservando le pillole più interessanti per la sera dietro consiglio della sua prima e unica amica, Jolene (Moses Ingram) e sgattaiolando ogni volta che può nel seminterrato per strappare lezioni di scacchi al custode, il burbero Mr. Schaibel (Bill Camp), il primo a riconoscere il suo immenso talento. La tanto agognata adozione arriva quando Beth è ormai quindicenne, ma il primo impatto con la sua nuova vita è piuttosto deludente. Tutto cambia quando si iscrive al suo primo torneo, iniziando una parabola ascendente che la porterà a scontrarsi con i campioni. Al successo si accompagnerà una spiccata tendenza all’autodistruzione, alimentata da tormenti interiori e profonda solitudine.

Imperfetta e vincente

Dal punto di vista della competizione la trama non riserverà forse grandi sorprese, ma la sua protagonista resta indimenticabile. È raro trovare un personaggio femminile a cui sia concesso di prendersi quello che vuole quando vuole, scrive Indie Wire, libera di lasciarsi dietro una scia di cuori spezzati, di godersi il sesso senza troppi rimorsi di coscienza, di essere scostante e utilitarista con la stessa naturalezza con cui mostra la sua fragilità. Gran parte del merito va all’autore dell’omonimo romanzo a cui la serie è ispirata, Walter Tevis, che descrive il microcosmo degli scacchi come un ambiente ferocemente competitivo. Nella prefazione all’edizione italiana (Minimum Fax), Tommaso Pincio definisce Beth Harmon “una campionessa di aggressività repressa”, un’eterna outsider, prigioniera del suo talento e costantemente delusa dalle sue incursioni nel mondo reale. Anya Taylor-Joy è riuscita a renderle giustizia, esprimendo la vulnerabilità di Beth attraverso la sua rabbia e scegliendo per lei il caschetto rosso che la fa risaltare in mezzo alla folla come un’aliena. L’attrice aveva già avuto modo di farsi notare in Peaky Blinders e Split (2016), ma se amate i period drama non potete perdervi la sua interpretazione in Emma (2020), disponibile per il noleggio su piattaforme come Rakuten e Infinity.