08/06/2026

Milano Film Fest 2026: il cinema secondo Valeria Bruni Tedeschi

Laura Frigerio
A cura di Laura Frigerio
Pubblicato il 08/06/2026 Aggiornato il 08/06/2026

Uno degli eventi clou della seconda edizione del Milano Film Fest è stato indubbiamente la Masterclass con Valeria Bruni Tedeschi, che ha raccontato il suo rapporto con il cinema

valeria bruni tedeschi

Che cos’è il cinema: questo il titolo della Masterclass che, durante il Milano Film Fest, ha visto protagonista Valeria Bruni Tedeschi. L’attrice e regista, presente alla seconda edizione della kemesse anche in veste di presidente di giuria del concorso lungometraggi, ha dialogato con il giornalista Andrea Chimento incantando il pubblico presente con la sua dolcezza, classe e profondità.

La venue? Il Piccolo Teatro Strehler, a cui l’artista è particolarmente legata: «Qui, 15 anni fa, recitai in uno spettacolo di Patrice Chéreau e fu una esperienza indimenticabile. Mi emoziona tornarci». E sul suo ruolo di giurata dice: «In questo festival ho trovato film di altissima qualità, sono rimasta molto impressionata. Ci sono in particolare delle registe donne che si sembrano davvero delle speranze».

Valeria Bruni Tedeschi racconta la sua idea di cinema

«Il cinema è una sala in cui ci sono degli sconosciuti che vedono un film insieme a me. Può essere anche un’occasione per darsi il primo bacio (mi ricordo delle esperienze molto romantiche)» – così Valeria Bruni Tedeschi risponde alla domanda implicita nel titolo dell’incontro – «Il cinema mi ha messo in ordine con una luce e ora non solo sola con le mie angosce, altrimenti sarei sempre in apnea. Mi permette di respirare, mette ossigeno nel mondo».

«Da adolescente non andavo tanto al cinema, i film dei grandi maestri li ho scoperti attraverso la tv. La prima volta che ci sono andata avevo 12 anni, invece i miei figli hanno iniziato a 5 anni».

La scelta di tre film del cuore

A Valeria Bruni Tedeschi è stato chiesto di scegliere tre scene tratte da altrettanti film da lei amati. Il primo è Bellissima di Luchino Visconti con protagonista Anna Magnani: «È uno dei film più poetici, profondi e crudeli sul cinema. Racconta cosa significa entrare in questo mondo, che sembra meraviglioso, ma in realtà è anche molto difficile e deludente. Penso infatti che il cinema faccia bene, ma sia anche pericoloso».

Il secondo è 8½ di Federico Fellini: «Lui è riuscito a filmare i sogni e l’inconscio. Questo è uno di quei film che mi ricordano la mia infanzia».

Il terzo è Il grande dittatore, diretto e interpretato da Charlie Chaplin: «È stato il massimo rappresentante del registro tragicomico, in grado di attraversare tempi e generazioni. Per me il tragicomico è il momento più alto dell’arte cinematografica. Il fatto di sorridere della nostra esistenza e delle nostre tragedie è una bottiglia di ossigeno».

Tra recitazione e regia

«Ho iniziato a fare la regista in un momento in cui lavoravo poco come attrice. È stato Mimmo Calopresti a consigliarmi di scrivere dei dialoghi e mi ha spinto poi a fare il mio primo film» – racconta.

«In quanto attrice amo la libertà di essere altro, di attraversare anche classi sociali distanti dalla mia d’origine. Invece da regista non posso fare a meno di partire dal mio sguardo, non trovo facile raccontare un mondo che non sia il mio» – spiega – «Il mio ruolo di attrice mi rende più infantile, invece come regista mi sento più adulta, perché sento su di me la responsabilità del film e degli attori che ci lavorano».

Il prossimo progetto

Valeria Bruni Tedeschi svela di essere pronta a tornare dietro la macchina da presa con un nuovo progetto: «Sarà un film che girerò in Italia, per la precisone a Torino, nei pressi di una comunità di giovani che cercano di disintossicarsi dal crack (ispirata a una di quelle create da Don Ciotti e dal Gruppo Abele). Questo luogo, chiamato Centro Crisi, diventa un piccolo microcosmo che può essere anche uno specchio per la società odierna, per un mondo che è per l’appunto in crisi».